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Mani Tese a Finale Emilia, quando la cooperazione internazionale diventa solidarietà locale

C’è un Emilia abituata alla solidarietà che non ha mai smesso di tirarsi su le mani ed aiutare gli altri. Soprattutto in questi giorni faticosi tra scosse e conta dei danni. Lo sanno bene a Finale Emilia, luogo diventato tristemente noto dopo il sisma. Qui ha sede uno dei gruppi più attivi di ManiTese, ong laica da sempre impegnata nella cooperazione internazionale.
Qualche anno fa costruirono un deposito di 1300 metri quadri nella campagna intorno al paese per organizzare meglio le loro iniziative. Una, soprattutto, la raccolta di materiali da riciclare: abiti, elettrodomestici, mobili. Una volta venduti andavano a finanziare alcuni progetti come quello a sostegno della Cambogia.
Almeno fino allo scorso 20 maggio una scossa di magnitudo 5.9 ha sconvolto la vita in paese e delle persone.
“Ci siamo domandati subito che fare – racconta Bettina Barbieri, una delle volontarie di ManiTeseaFinaleEmilia – La prima riunione l’abbiamo fatta domenica, e mercoledì 23 eravamo già all’opera sgomberando il mercatino degli abiti usati per far posto alle prime persone sfollate. Tra le venti e le quaranta persone fino ad oggi a seconda delle esigenze.
Domenica 26 sono arrivati dei volontari da Milano a portare due tensiostrutture che abbiamo montato in zona parco”. Una iniziativa nell’emergenza alla quale ha dato una mano anche il TPO di Bologna diffondendo l’elenco dei primi materiali da raccogliere (soprattutto igenici e sanitari: pannolini, dentrifici, carta igienica) che sono stati portati il primo giugno a Finale.
“Ma il nostro obiettivo – continua Bettina – è lavorare per il ritorno alla normalità. E per questo, come Mani Tese, abbiamo fatto partire il progetto di un centroperl’infanzia.
La famiglie sono sole e le persone anziare sono le più colpite e fanno fatica a tenere i bambini. Sta arrivando l’estate e la nostra idea è di organizzare attività ludiche e didattiche almeno nel fine settimana, ma stiamo raccogliendo adesioni di gruppi e persone che possano aiutarci a farlo anche durante. Per questo chiediamo materiali come carta e cartelloni, colla, penne, pennelli, plastilina, ecc.”.
Intanto la quotidianità incombe e le continue scosse non aiutano guardare con serenità al futuro.
“Gli sfollati a Finale – continua ancora Bettina – sono soprattutto le persone che non vogliono tornare in casa dopo la seconda scossa. C’è paura che ne arrivino altre più forti. Chi può si è organizzato in tende anche nel giardino di casa (altra materiale richiesto) o in camper. Ma questo ha fatto recuperare anche un po’ di convivialità. Non si va mai a letto prima di mezzanotte e si cucina insieme un po’ per tutti. Cerchiamo anche di coordinare gli aiuti tra tutti i comuni colpiti della zona perché ci sono zone più periferiche, magari abitate da migranti, che non sanno ancora come muoversi. E piuttosto che prendere qualsiasi materiale ci arrivi, preferiamo coordinarci con le altre associazioni e raccogliere quello che ci chiedono i vari capicampo. Per molti di noi è una situazione inedita ma sappiamo che sarà un lavoro lungo nel tempo e non vogliamo perderci d’animo”.
Marco Trotta

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