Si è manifestato in tutt’Italia, al punto che è difficile ricostruire la mappa completa delle piazze contro il massacro a Gaza. È successo ciò che accade quando si innesca davvero un movimento, cosa che dalle nostre parti non si vedeva da troppi anni: migliaia di persone hanno largamente ecceduto non solo le forme della rappresentanza, sindacale o politica, ma lo stesso bacino d’influenza di centri sociali, associazioni e organismi della società civile che hanno aderito alla mobilitazione e ne hanno costituito una importante base organizzativa. L’Usb, uno dei sindacati di base che ha colto l’attimo e indetto la mobilitazione, sembra avere contezza del valore generale di queste giornate quando fa sapere di considerarle «un avviso di sfratto al governo Meloni». È stata anche l’occasione per misurare la forza di deterrenza del decreto di sicurezza. La grande affluenza, anche nelle situazioni più delicate, dimostra che le norme contro le espressioni di pubblico dissenso non hanno spaventato neanche le persone che non sono abituate a scendere in piazza.
A TORINO il grande corteo è arrivato davanti all’ingresso della Collin Aerospace definita «fabbrica di morte» mentre un’altra parte di manifestanti si è diretta verso la stazione di Porta Nuova per bloccare i binari all’altezza di corso Sommeiller. Circa cinquemila persone ha invaso il centro di Pisa e hanno marciato fino all’aeroporto Galilei, bloccando per diversi minuti la circolazione sulla Firenze-Pisa-Livorno. Al porto di Livorno è stato bloccato il varco Valessini, la folla ha rallentato i flussi in entrata e uscita. La manifestazione si è trasformata in un presidio permanente in vista di domani mattina, quando è atteso il passaggio di una nave cargo statunitense. A Ravenna, dove già nei giorni scorsi erano state bloccate le banchine del porto per impedire lo sbarco di materiale bellico, è stato occupato anche il ponte mobile sul Candiano.
NAPOLI È STATA attraversata da un corteo enorme. Davanti alla sede centrale dell’Università Federico II, dove i manifestanti hanno acceso fumogeni e srotolato un lungo striscione chiedendo di «bruciare gli accordi con Israele». Nel pomeriggio un secondo corteo, organizzato da sindacati, collettivi e altri gruppi studenteschi è arrivato all’ex base Nato di Bagnoli: Sergio Mattarella ha inaugurato ufficialmente l’anno scolastico in una scuola della zona. A Catania e Cagliari erano in cinquemila. Ancora di più Palermo. dove si sono ritrovati fianco a fianco in migliaia per le vie del centro: giovanissimi, bimbi coi genitori, associazioni, attivisti, centri sociali, la comunità palestinese. Sono arrivati anche loro fino al porto. La stessa cosa è accaduta in altre due città portuali come Trieste e Ancona. A Brescia è stata bloccata la metropolitana. A Bari migliaia di persone hanno protestato davanti alla prefettura.
A FIRENZE il fiume di gente, erano almeno 10 mila, è arrivato a bloccare il casello della A1 di Calenzano. In Calabria, dopo che nei giorni scorsi ci sono state mobilitazioni a livello locale, ieri pomeriggio c’è stato l’evento regionale a Cosenza. Sono arrivati in almeno quattromila (secondo il conteggio della Questura): famiglie intere, studenti, associazioni e grande empatia tra il corteo e la città. La partecipazione ha indotto la polizia a rimuovere le camionette che sbarravano il passaggio e si è diretto verso l’imbocco autostradale.
ERANO in 15 mila per le vie di Marghera, partendo da piazzale Giovannacci lungo via dell’Azoto per raggiungere l’area portuale dalla quale salpano navi cariche di armi e altro materiale bellico con destinazione Israele. Solo sabato scorso per le vie di Mestre si erano ritrovate 10 mila persone. Per di più, lo sciopero dei mezzi di trasporto, sia treni che autobus, non favorito la presenza di chi proveniva dal centro storico o che è confluita a Venezia, come punto nevralgico del commercio di armi con Israele, da altre città del Veneto. La mobilitazione è stata proclamata dai sindacati di base col sostegno dei centri sociali del nordest. Tantissime adesioni: da Emergency ad associazioni studentesche sino a partiti come Avs e Rifondazione. Davanti al varco doganale, il corteo ha trovato un massiccio cordone di polizia in assetto antisommossa. Per più di cinque ore i manifestanti hanno occupato la carreggiata impedendo ai camion di proseguire e rifornire le navi, resistendo alle cariche ed ai violenti getti degli idranti. «È tempo di trasformare la solidarietà in disobbedienza – spiegano dalla piazza – Bisogna bloccare le infrastrutture e le relazioni politiche ed economiche che consentono questo genocidio. Chiediamo al governo di interrompere ogni ipocrita complicità». In serata, il corteo si è spostato per le strade di Marghera bloccando la circolazione delle auto.
ANCHE BOLOGNA corteo gigantesco: circa 50 mila persone hanno riempito le strade del centro e poi è arrivato a fermare la tangenziale, cariche della polizia e quattro fermi. A Milano le tensioni sono arrivate alla fine, quando la manifestazione era arrivata a cingere d’assedio la Stazione centrale. «Dopo l’enorme corteo popolare, durante il blocco simbolico della Stazione centrale, ha risposto l’enorme violenza delle forze dell’ordine – raccontano dal centro sociale Lambretta – Sono state fermate dieci persone, tra cui quattro nostre compagne. Chiediamo il rilascio immediato dei compagni e delle compagne in fermo, tra cui sicuramente una persona ferita». I manifestanti sono rimasti fermi quasi tre ore in via Vittor Pisani, dove le forze dell’ordine si sono schierate in assetto antisommossa.
(hanno collaborato Riccardo Chiari, Riccardo Bottazzo, Andrea Cegna, Claudio Dionesalvi)
Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto il 23 settembre 2025