Skip to content

Niente più buio nelle nostre città, decoro e capitale vogliono luce

«Chi avrebbe potuto prevedere che le notti sarebbero state private del firmamento». È la domanda con cui Wolf Bukowski, nel suo libro Perché non si vedono più le stelle? Inquinamento luminoso e messa a reddito della notte (Eris Edizioni, 2022), si interroga su un fenomeno entrato tanto a far parte del quotidiano da rimanere da sfondo: la progressiva scomparsa del buio. Ripercorrendo il tratto di storia che dall’avvento dell’elettricità ha portato a una sovrailluminazione costante, l’autore ci proietta nella dimensione paradossale di un mondo in cui l’abitudine ad avere luci ovunque e la conseguente paura del buio che ne deriva è tale da mettere in ombra tutto il resto.

LE IMMAGINI SATELLITARI del New World Atlas of Artificial Night Sky Brightness rivelano che l’inquinamento luminoso, aumentato del 49% dagli anni ’90 ad oggi, riguarda circa l’83% del pianeta. Le conseguenze non riguardano solo la perdita dell’aspetto naturale dei cieli, da cui è scomparsa anche la Via Lattea, non più visibile a un terzo dell’umanità, ma sono molteplici. Il libro ricorda le interferenze dell’intossicazione da luce sul naturale ciclo di piante e animali e sulla salute umana, come alcuni studi rilevano riguardo per esempio ai disturbi del sonno, della flora batterica o al rilascio della melatonina.

COME E’ POSSIBILE QUINDI che l’utilizzo dell’illuminazione non conosca freni, neanche in un periodo di crisi energetica? «Perché questo inquinamento così vistoso riesca a passare inosservato, dobbiamo quindi calarci nella paura del buio – scrive Bukowski – avendo però ben presente che la paura non è solo un’emozione individuale, ma un fatto sociale, e che la richiesta di sicurezza che la paura scatena è il collante delle istituzioni dello Stato».

IL MITO NOVECENTESCO che ha legato l’elettricità all’idea vitale e produttiva della modernità si è propagato fino ai giorni nostri, protraendo l’idea con cui «le lampadine elettriche erano chiamate ad allontanare altri spettri e paure, com’erano quelle incarnate dalle persone povere e indocili». Nonostante l’equazione per cui l’aumento di luminosità sarebbe proporzionale a una maggiore sicurezza non sia mai stata avvalorata dalle ricerche fatte in questo senso, essa resta alla base di una narrazione che l’autore vede a supporto di un capitalismo pervasivo che non risparmia neanche le stelle. «Preferiamo portare avanti le solite istanze intorno alla città, come la sicurezza e una vita frizzante anche notturna, che deve continuare nonostante tutto – fa notare – e questo processo spinge le retoriche collegate, come quella della riqualificazione urbana, fino alle periferie, in qualche modo impedendo che esse siano luoghi in cui chi non ha accesso allo splendore del centro possa rifugiarsi».

L’IPERILLUMINAZIONE cittadina fa luce su spazi sempre più privati di azioni spontanee, portati all’annullamento del conflitto anche attraverso un abuso dell’idea di partecipazione, spesso funzionale agli interessi finanziari e non realmente utile alla cura dei luoghi dell’esistenza. La negazione del buio diviene emblema della disconnessione dai fenomeni naturali, un tempo parte integrante del quotidiano, e della capacità del capitalismo di trarre profitto anche dallo scarto di ciò che crea valore, espandendosi, poiché tutto è già stato sfruttato oltre il lecito, nello spazio extraterrestre e virtuale.

«UNA VOLTA CHE LA LUCE si è affermata così tanto da aver reso scarso un bene fino a li sovrabbondante come il buio, si mettono ora a reddito addirittura i pochi luoghi non illuminati con il turismo per vedere le stelle» scrive ancora Bukowski. «Seguendo i tour operator nei pochi luoghi rimasti bui, scorgeremo quindi forse la volta abbagliante dell’assurdo sistema in cui viviamo, dove il topos dell’ormai ampia pubblicistica sulle colonie umane extraterrestri è quello del firmamento che, visto da lassù, sarà certamente da mozzare il fiato. Cioè come era qui, prima che il buio fosse sottoposto alla legge della domanda e dell’offerta, e alle aggressioni securitarie delle istituzioni».

Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto l’8 dicembre 2022

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.

Articoli correlati