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C’è il nuovo o il peggio?

Dopo le elezioni del 25 settembre si è continuato a creare un rumore sempre uguale a se stesso, con le solite notizie. Non esiste più controinformazione, ma neppure un’informazione oggettiva ed ampia; chi la pensa diversamente si costruisce la sua informazione di piccolo gruppo, fatica ad aprirsi e coinvolgere chi non si interessa più di politica. Il resto si assolda la carro del vincitore.

Il clima sociale manifesta maggiori paure quotidiane: l’incertezza per il futuro imminente determinata dalla guerra sentita molto più vicina oggi, ma alla quale ci si sta abituando; dall’inflazione, dalle povertà crescenti, dalle numerose migrazioni che si incrociano in reti viarie sempre maggiori…Intanto le solitudini aumentano, confini individuali in relazione a quelli politici sempre più evidenti.

Nei lavori per formare il governo da parte di una coalizione vincente presentata come molto coesa abbiamo assistito ad una tragicommedia: da una parte reminiscenze storiche tenute a bada dalla premier per mantenere i suoi reduci di fascista memoria; dall’altra teatrini di commedianti alla frutta. Rimangono i riti e i miti che a Predappio da parecchi anni trovano proseliti e fans; il governo può essere pienamente insediato il 28 ottobre, visto che il 25 dovrebbe ottenere la fiducia. Poi ci sono le cariatidi silenziose alla presentazione del governo e forse acquiescenti con il mal di pancia, ma i ministri scelti non sono completamente nuovi dalla storia di Forza Italia e dalla Lega. Poi c’è l’ANPI nazionale che organizza per il 28 ottobre un incontro a Forlì. Avverte il problema immediato di una riforma costituzionale già quasi pronta e senza possibilità di un referendum. L’opposizione che ora sembra esistere di più fuori dal Parlamento, cerca una coesione almeno nella preparazione della manifestazione a favore della pace. Difficoltà politiche da superare, ma ci sarà tempo?

Giorgia Meloni intanto in questa fase si sta rivelando una delle migliori politiche di questi ultimi anni. Sa chiaramente ciò che deve fare a livello istituzionale e ha deciso di non arricchire il rumore mediatico nella preparazione del Governo: ha lasciato sfogare i due suoi triumviri e ha lavorato portando a casa la sua vittoria elettorale. E’ andata al sodo anche per la poca coesione interna dei partiti della sua coalizione. Ha trovato, ritirandosi dal rumore mediatico anche perché non ha mai avuto bisogno di apparire continuamente in video, quell’equilibrio indispensabile a far vedere la faccia migliore di sé e del suo partito. Riesce a mettere alla presidenza del Senato e della Camera chi più può rappresentare i suoi elettori. Intanto lungo le strade ci sono i banchetti di FdI: sta fra la gente, farà ulteriori proseliti. Sa che le difficoltà politiche del governo sono dietro l’angolo, il Governo potrebbe durare poco. Può però essere abbastanza tranquilla grazie al premio che i ”grandi politici” le hanno permesso grazie ad una legge elettorale poco democratica e costituzionale. Meloni oggi è anche sicura, stando a queste prime votazioni in Parlamento, di trovare molti voti dall’opposizione, non contrari alle sue scelte. In primis da parte di chi ha cambiato il significato della sinistra negli anni passati e si arricchisce a fare il conferenziere in paesi che con i diritti umani non hanno nulla a che fare, ma non solo. Esprimo alcune osservazioni.

La prima sta nell’opposizione quasi inesistente; nonostante la sconfitta probabilmente voluta ed annunciata dalle divisioni pre-elettorali, non c’è una linea politica comune su importanti ed urgenti temi: lavoro e crisi/sostenibilità ambientale su tutti. Difficile per molti sedere in Parlamento e fare opposizione senza avere conoscenza di che cosa voglia dire. Molti nominati eletti hanno vissuto per anni nella bambagia di fittizi partiti che hanno spesso consumato le risorse territoriali, cioè i loro iscritti, quando sono stati affidati a chi ha creato confusione politica nella sinistra e ha sempre evitato accuratamente i congressi, ma iniziando con un patto del Nazareno poco trasparente.

La seconda osservazione riguarda il decadimento morale e giuridico della politica che dopo trent’anni si manifesta nella decadenza psicofisica del principale fautore di esso. Normalmente i comuni cittadini vengono affiancati da tutor, e vengono dichiarati con una capacità giuridica limitata; non dovrebbero neppure essere candidabili soprattutto quando sono in attesa di ulteriori processi. In questi trent’anni, mentre le decisioni si allontanavano dalla base, le trame politiche hanno permesso tutto; così le istituzioni sono rappresentate da personaggi di qualità sempre minore: veline o bamboccioni senza arte né parte sono entrati in Parlamento, accanto a molti che hanno conflitti di interesse evidenti. Molto spesso sono stati isolati coloro che potevano usare competenze e capacità di dialogo politico serio al servizio del Paese e non di loro stessi. I politici bamboccioni aumentano; sono qui più rappresentati rispetto ai giovani cittadini così apostrofati qualche anno fa; la differenza è notevole, quando si pensa alle povertà di chi è vissuto fin dalla nascita in contesti economicamente e socialmente disagiati, quando non criminalizzati dai potentati di turno. Oggi, ascolto molte critiche per esempio verso Meloni, Conte o Fratoianni invece che sentire parole contro questa decadenza politica. Serve criticare chi ha avuto il coraggio dell’opposizione a tutte o ad alcune scelte dell’ultimo governo? Fra i tanti con interessi particolari si può trovare anche Andrea Abodi, ministro allo sport e ai giovani attuale presidente del Credito sportivo. Dal mio punto di vista ancora un tassello per un’ulteriore restaurazione rispetto alla riforma dello sport. Il Credito Sportivo doveva essere eliminato tantissimi anni fa, ma siamo gattopardi in Italia. Ci sono gli eventi sportivi, come le Olimpiadi invernali di Cortina il cui comitato organizzatore alla frutta e con gli impianti e le infrastrutture non ancora programmate! Poi lo sport e i giovani sono importanti non tanto per la formazione scolastica ma per quella magari di palestre private per formare corpi scultorie e forti.

La terza osservazione riguarda quel cambiamento che i fedeli della prima ora di Fratelli d’Italia di derivazione MSI oggi devono fare: essere atlantici ed europei senza se e senza ma; essere amici di Israele, per esempio perché l’industria militare e del controllo dei corpi proviene dalle ricerche che l’Italia e il gruppo Leonardo fanno ormai in cooperazione anche con le industrie israeliane. Il controllo e il conflitto prima di tutto sono importanti oggi, non la ricerca di dialogo e la capacità di conoscere meglio l’altro: tutto è questione di sicurezza e ci si deve difendere prima di tutto dai migranti. Sono i cambiamenti imposti dalla storia contemporanea e presentano contraddizioni rispetto al racconto del passato. Il razzismo sarà verso altre etnie, già considerate da schiavizzare nella nostra storia. Ministro della difesa Crosetto la dice lunga sugli obiettivi del nostro Stato in questo momento, del resto è in continuità alla politica di Draghi.

L’informazione a senso unico e le contraddizioni storiche potrebbero essere confutate, discusse, chiarite. Ma chi lo farà in futuro? Al di là di piccoli circoli in cui si può “parlare, ma sempre fra i “soliti”, le discussioni, le critiche e i dialoghi hanno bisogno di tempo, ma soprattutto richiedono conoscenza, competenze, cioè una maggiore formazione culturale dei cittadini vecchi e nuovi, per creare quella formae mentis critica e aperta. Il contesto in cui si dovrebbe approfondire questa ampia educazione sarebbe la scuola, preferibilmente statale, come prevede la Costituzione italiana. La scuola statale è la base della democrazia per citare qualche costituente…

Non basta una formazione per conoscenze solo specialistiche e tecniche. Il merito, nuovo termine che accompagnerà con il ministero dell’Istruzione con il probabile Valditara di estrazione leghista, cosa vorrà dire? La cultura insegnata e per pensieri critici hanno difficoltà a tradurre il termine merito nei suoi ideali aziendalistici. Varie osservazioni si possono fare sulla situazione della scuola in Italia oggi e domani. Solo dopo il primo e forse unico mandato, neppure più esplorativo o con riserva del 21 ottobre, dato dal presidente della Repubblica Mattarella a Giorgia Meloni, si è ipotizzato il nome del ministro dell’Istruzione. E’ la prima donna presidente del consiglio; dimostra di essere molto efficiente. La fiducia la otterrà il 25 ottobre. Ora ministro istruzione leghista, molto legato a Salvini con idee non certo aperte alla pluralità di culture, ma più a creare ghetti far cittadini ed immigrati. Però che dire se nessun giornalista cercava il nome del ministro istruzione? Fino all’ultimo nessuno sembrava candidabile! Gli altri ministeri avevano nomi, probabili o più reali, erano citati, quello dell’istruzione no, come se fosse un ministero “di risulta”. Forse non è stato solo un caso che questa casella ministeriale non interessasse a nessuno in Italia e all’ultimo Meloni abbia deciso per un leghista. Del resto l’ignoranza, che si comprende anche con la maggiore importanza per il puro tecnicismo di chi deve lavorare per mangiare, è più importante e funzionale a chi ha un potere sempre più accentrato in pochi gangli. Del resto già da tempo la scuola statale, quella della pluralità delle voci e del libero insegnamento per la formazione di un cittadino in democrazia è stata da tempo attaccata. Oggi basta leggere le ultime statistiche sulle percentuali in aumento dopo il Covid della scuola parentale. Assieme all’aumento di quelle private che tra un po’ saranno ancora maggiori e ancora più confessionali si è erosa la funzione istituzionale dell’istruzione. Anche con “i migliori” si era deciso di togliere il titolo di pubblica sia al ministero dell’Istruzione sia a quello dell’Università. Ed ora per la scuola arriva in carrozza il merito.

Ultima osservazione: per cambiare la Costituzione si farà più in fretta, comunque la maggior parte di cittadini/sudditi non avranno nulla da eccepire semmai ci fosse la possibilità di un referendum; infatti basta ricordare le prime votazioni dei presidenti delle due Camere, ormai più uffici legislativi che vere rappresentanze popolari, visto che il numero degli aventi diritto al voto e nonostante il calo demografico, è molto più alto rispetto al 1948 quando l’Italia raggiungeva circa i 40mln di abitanti! La partecipazione al voto è direttamente proporzionale al livello d’istruzione e alla povertà. Forse appunto non interessa più a nessuno qui in Italia.

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