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Un pellegrino “atipico” lungo una Via Francigena rivisitata

Questa non è una guida sulla via Francigena e neppure il resoconto d’un cammino come si dovrebbe fare”. Così Fabio Abati, che nella vita è un insegante di materie letterarie in una scuola media oltre che un collaboratore del Fatto Quotidiano, inizia il suo libro “In cammino per l’Italia” (editore AlpineStudio). Un modo per abbassare le aspettative del lettore e catapultarlo piano piano lungo i sentieri e le strade che da Lodi lo hanno portato fino a Roma. Una cosa è chiara fin da subito: Abati non vuole essere un pellegrino (si veste solo come tale e questo nome lo legge sui menù che ordina al ristorante) e non ha alcuna intenzione di percorrere a piedi ogni chilometro. “Sono un opportunista della Via, ma con un’etica. Quindi spingerò più che potrò, ma so che ho dei limiti”, per questo dopo aver camminato per un chilometro e mezzo è arrivato alla stazione per prendere un treno che da Lodi lo ha accompagnato a Parma, da dove è effettivamente partita la sua camminata.

Non sarà l’ultimo mezzo. Sono solo 16 i giorni a disposizione per percorrere poco meno di 600 km: “Così festeggerò i miei cinquant’anni”, percorrendo un itinerario inventato alla volta della capitale e a dimostrazione del fatto che proprio “tutte le strade portano a Roma”. Da Parma in direzione dell’Appennino Reggiano, da qui parte lo “scollinamento” che porterà a lasciare l’Italia Cispadana e a “conquistare” il Centro. L’intenzione non è di seguire la “tradizionale” via che da Canterbury porta a Roma, ma di trovare delle alternative: “Da Parma seguirò verso monte il corso del fiume Enza, passerò nella valle del Secchia ed entrerò in Toscana”. La tappa successiva è Aulla, in provincia di Massa-Carrara, quando le condizioni meteorologiche non lo aiutano ad orientarsi e nemmeno gli incontri con animali aggressivi: “Vuole un passaggio?” gli chiede un uomo su un’auto. “Si grazie, per qualche chilometro, almeno arrivo ad un orario decente” e così riesce finalmente a ricongiungersi al tracciato ufficiale della Via Francigena. Insieme alle tappe, alla storia delle città che passa e ai racconti delle persone sulla strada non mancano i riferimenti ai dolori fisici, come alle vesciche: immancabili compagne di chi compie lunghe distanze a piedi, soprattutto in piena estate.

I 40 gradi percepiti non possono che provocare la voglia di avvicinarsi al mare: “Sto andando a prendere il treno perché ho bisogno di uno spostamento veloce”, spiega e da Marina di Carrara si sposta verso Avenza e poi a Camaiore Lido dove riprende il cammino e poi ancora un altro treno per Altopascio. Da San Miniato a Pancole di San Gimignano e poi ad Abbadia Isola, fino a Siena dove alloggia in un bed and breakfast con una stanza e un bagno a sua disposizione, un lusso per il pellegrino. Dalla capitale del Palio a San Quirico d’Orcia fino a Radicofani e così ha lasciato la Toscana alla volta del Lazio, di Bolsena e di Montefiascone. Viterbo, Vetralla e Sutri fino a Campagnano di Roma, dove tra nostalgia e insonnia ha trascorso la sera del suo compleanno. Infine riesce a raggiungere Roma: la percezione della fatica è talmente forte che quello che racconta sembra frutto di un’allucinazione. A San Pietro ritira il suo “Testimonium” prima di prendere il treno in direzione Milano, ovvero verso casa. Un ultimo pensiero va a tutti i compagni incontrati lungo la strada che non sono pochi, ma soprattutto ad Anna, la 18enne in fuga dai problemi familiari, che torna quasi come un’ossessione tra le pagine del libro.

Un passo dopo l’altro Abati ha colto l’occasione per riflettere sugli anni passati e per prepararsi ad affrontare una nuova fase della propria vita. In effetti non aveva torto a dire che non si trattava del solito “resoconto” di una camminata, ma di un libro per chi ha bisogno di ritrovarsi e di “ricominciare da zero” o chi ha voglia di scoprire le esperienze indimenticabili che può regalare un viaggio di questo tipo.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 7 agosto 2022

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