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La lotta dei lavoratori all’Adidas di Piacenza

Quanto valgono duecento famiglie per un colosso multinazionale? Se lo chiedono a Piacenza gli operai del magazzino Adidas di via Strinati su cui pende la spada di Damocle del trasferimento delle commesse a Mantova. Deciso in un primo momento per fine dicembre 2023. Ritrattato a fine giugno 2024 dopo l’intervento dei sindacati confederali.

«Siamo venuti a conoscenza del progetto del trasferimento leggendo il Gazzettino di Mantova» spiega Karim Mansar della Filt Cigl. Poi con Adidas, due incontri. Uno a metà marzo, l’altro il 15 giugno. «Abbiamo saputo che volevano investire nell’e-commerce con un nuovo polo in cui lavoreranno 700 persone. Ma qui ormai tanti hanno messo su famiglia e hanno un mutuo sulle spalle. Il trasferimento non è possibile». Parliamo di operai per la maggior parte sudamericani, ma anche filippini e dell’Est Europa su cui incombe una data di scadenza. Il committente del magazzino è Difarco e gli operai sono assunti dall’appaltatore MM Operations Srl di Reggio Emilia.

«Ma la responsabilità sociale del futuro di questi lavoratori – continua Mansar – è in capo ad Adidas. Sono vent’anni che queste persone si rompono la schiena per far arrivare i prodotti Adidas in tutta Europa. Ed è normale che ci si rivolga a loro per trovare una soluzione, anche se sull’altro versante anche Difarco dovrà muoversi per cercare nuovi clienti e scongiurare la chiusura del magazzino di Piacenza». Ad Adidas, pertanto, è stato chiesto nei giorni scorsi un nuovo incontro. Era previsto per il 5 luglio, ma è stato disertato. Ai lavoratori nessuna comunicazione ufficiale. Per questo sono andati su tutte le furie e hanno iniziato uno sciopero conclusosi solo ieri, dopo 5 giorni, in conseguenza dell’annuncio della convocazione di un tavolo in Regione tra le parti coinvolte per il prossimo 21 luglio. All’incontro parteciperà l’assessore regionale al lavoro Vincenzo Colla. A cui spetta il delicato compito di fare valere il peso delle istituzioni, in un settore, quello della logistica, storicamente poco avvezzo alle mediazioni con il territorio.

«Che modello è questo?» Si è chiesto anche il neo-consigliere comunale Pd Sergio Ferri. Lo stesso che l’8 marzo scorso a Przsemysl in Polonia, mentre portava aiuti in Ucraina, si imbatté nell’assurdo comizio di Salvini, contestandolo apertamente, come certificato da un video fede il giro del mondo. Ieri alle 7 di mattina Ferri era andato a parlare con i lavoratori in sciopero davanti al magazzino. «Le multinazionali arrivano e vanno, smontano senza nessuna remora o attenzione per le conseguenze sul territorio. Questo dovrebbe preoccupare la politica, prima di ogni altra cosa, comprese le relazioni sindacali. Bisogna vincolare le aziende al rispetto di certi canoni già da quando si insediano, altrimenti poi viene meno la governabilità pubblica di questi processi».

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