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L’attacco di Confidustria e Giorgetti alle strategie di protezione dell’ambiente

Secondo il leader degli imprenditori italiani Carlo Bonomi chi punta sull’auto elettrica “non ha mai lavorato in azienda”. L’associazione dei petrolieri definisce “squisitamente ideologici” gli obiettivi ambientali di Bruxelles. fattura energetica del 2022 verso i 90 miliardi di euro.

Imprenditoria italiana a spada tratta contro le strategie ambientali dell’Unione europea. Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti prontissimo a raccogliere le suggestioni e fa da sponda. Nella transizione energetica “le politiche europee sinora hanno seguito logiche squisitamente ideologiche” ma “non si può pensare di marginalizzare tecnologie che oggi assicurano la copertura del fabbisogno energetico e il nostro benessere2, ha affermato il presidente dell’Unem (unione nazionale energia e mobilità, ossa l’ex unione petrolifera ribattezzata con appeal più ambientalista), Claudio Spinaci, all’assemblea annuale osservando che “il dibattito (e, cosa ancor più grave, le decisioni delle Istituzioni europee) sul ‘Fit for 55‘ pur proponendo obiettivi condivisibili, ci lega mani e piedi a un’unica tecnologia, quella elettrica, quando ci sarebbero alternative già disponibili, tra cui biocarburanti e più in generale i low carbon fuel (Lcf)”. Quella espressa da Spinaci, rappresentante delle compagnie petrolifere, è la strategia di Eni, convinta che il passaggio verso idrogeno e biogas possa essere gestito senza incrementare il ruolo delle rinnovabili. Fit for 55 è il pacchetto di interventi approvato dalla Commissione Ue nel luglio 2021, e annacquato nel passaggio parlamentare, che punta a ridurre le emissioni di Co2 del 55% entro il 2030.

Nel percorso di transizione energetica fino al 2050 “sono fermamente convinto che non dobbiamo legare il futuro dei trasporti alla sola tecnologia elettrica. Esistono già soluzioni disponibili in grado di ridurre da subito l’emissione di anidride carbonica attraverso l’adozione di biocarburanti o di Low Carbon fuels”, afferma il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti dal palco dei petrolieri, aggiungendo di ritenere “necessario proporre alla Commissione europea una revisione del pacchetto ‘Fit for 55’ che in primis preveda l’applicazione del principio cardine della neutralità tecnologica. In mattinata la prima stoccata contro Bruxelles è arrivata dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi che ha detto: “La Ue ha dato lo stop ai motori endotermici nel 2035 e chi fa questi annunci non ha mai lavorato un giorno in azienda, non sanno le implicazioni nella vita reale e nelle imprese”.

Giorgetti ha ricordato “La stima di impatto sugli effetti derivati dalla totale e immediata elettrificazione della produzione dei veicoli leggeri sulla filiera automotive italiana – ha proseguito Giorgetti – evidenzia che sono a rischio il 30% delle imprese della componentistica e circa 70.000 addetti diretti. È pertanto fondamentale intervenire per rendere la regolamentazione europea sostenibile anche dal punto di vista industriale e sociale”. In realtà i sindacati da tempo rimproverano al governo e al ministro Giorgetti in particolare un drammatico ritardo nella gestione del dossier e delle politiche industriali necessarie per accompagnare la transizione.

I petrolieri contestano poi le modalità con cui viene calcolata la tassazioni sugli extraprofitti delle aziende energetiche che stanno inanellando una serie di bilanci da record grazie alle super quotazioni di gas e petrolio. A livello nazionale, afferma il presidente Spinaci, “il recente contributo straordinario sui presunti extra profitti” a carico delle aziende energetiche è “un contributo che non contestiamo in quanto tale, comprendendo che la situazione eccezionale che stiamo vivendo richieda misure straordinarie, ma per il metodo di calcolo adottato che è iniquo e distorsivo per il nostro settore a causa della presenza delle accise“. Il presidente aggiunge che “l’iniquità del metodo di calcolo e la distorsione risultano evidenti”.

E poi di nuovo contro l’Europa e il tentativo di sganciarsi dalle fonti fossili, più inquinanti. “Con la crisi Ucraina è partita una nuova fase che ha inciso in modo più evidente sul petrolio, il quale ha raggiunto livelli record” di prezzi “nonostante le attese per un rallentamento della domanda legato alla guerra ed alla ripresa della pandemia in Cina. C’è stato però un importante effetto cambio sul barile che in euro, per la prima volta nella storia, ha superato quota 100”, afferma Spinaci spiegando che “la ripresa della domanda, tornata abbastanza rapidamente sui livelli prepandemia, si è incontrata con un’offerta carente che sconta i sempre minori investimenti complessivi in esplorazione e produzione” e più “concentrati su progetti con ritorni più vicini nel tempo per le incertezze su futuro. Le grandi banche e i fondi finanziari hanno infatti progressivamente inserito gli investimenti nelle fonti tradizionali fra quelli rischiosi e incerti nel lungo periodo, anche per effetto di politiche tese a marginalizzarle, come sta succedendo in Europa con la tassonomia“. – La fattura energetica nel 2022 “esploderà”, raggiungendo un record storico a 90 miliardi di euro, ha concluso Spinaci.

Questo articolo è stato pubblicato su il Fatto Quotidiano il 5 luglio 2022

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