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«Un giorno buio per la libertà di stampa». Media e attivisti Usa contro l’estradizione di Julian Assange

Due ore dopo l’annuncio del via libera all’estradizione di Julian Assange in Usa da parte della ministra dell’Interno britannica Priti Patel, si è tenuta a New York una conferenza stampa davanti al consolato inglese organizzata da Freedom of the Press Foundation, no profit per la protezione e la difesa del «giornalismo di interesse pubblico». Alla conferenza si è ricordato che organizzazioni giornalistiche e gruppi per i diritti umani hanno chiesto alla Gran Bretagna di rifiutare la richiesta di estradizione, in quanto Assange agiva come giornalista e ha diritto alla protezione della libertà di parola data dal primo emendamento.

Una coalizione di organizzazioni per le libertà civili, tra cui la stessa Freedom of the Press, ha già chiesto al procuratore generale degli Usa Merrick Garland di archiviare il caso contro il fondatore di WikiLeaks, in nome della protezione dei diritti dei giornalisti, e così hanno fatto anche i redattori di testate giornalistiche come il New York Times e il Washington Post.

«QUESTA DECISIONE – ha detto Gabriel Shipton, fratello di Assange, durante la conferenza stampa – significa che il giornalismo dal basso, la pubblicazione di informazioni, è ora illegale nel Regno unito». «È un giorno buio per la libertà di stampa – ha aggiunto la parlamentare progressista tedesca Sevim Dagdelen – e per i diritti umani. Assange è un eroe, e ogni cittadino e giornalista rispettabile è chiamato in causa».
Nel frattempo i 3 presidenti del Comitato di difesa di Assange, Noam Chomsky, il whistleblower dei Pentagon Papers Daniel Ellsberg e l’autrice vincitrice del Premio Pulitzer Alice Walker hanno diffuso una dichiarazione: «È un momento triste per la democrazia occidentale. La decisione del Regno unito di estradare Julian Assange nella nazione che ha complottato per assassinarlo, la nazione che vuole imprigionarlo per 175 anni per aver pubblicato informazioni veritiere nell’interesse pubblico, è un abominio». Un riferimento diretto a un presunto complotto della Cia che, nel 2017, avrebbe messo a punto un piano per rapire e uccidere Assange.

«CI ASPETTIAMO che gli autocrati più disprezzati del mondo perseguitino giornalisti, editori e informatori – si legge nel comunicato – Ci aspettiamo che i regimi totalitari perseguitino i loro popoli e reprimano coloro che sfidano il governo. Non dovremmo aspettarci che le democrazie occidentali si comportino meglio? Il governo degli Stati uniti sta affermando che la sua venerata Costituzione non protegge il giornalismo inviso al governo, e che la pubblicazione di informazioni veritiere nell’interesse pubblico è un atto sovversivo e criminale. Questo è una minaccia non solo per il giornalismo, ma anche per la democrazia stessa. Il Regno unito ha mostrato la sua complicità in questa farsa, accettando di estradare uno straniero sulla base di accuse motivate politicamente che crollano alla minima verifica».

Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto il 19 giugno 2022

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