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Autonomia, una proposta di legge per l’uguaglianza

È importante che il sindaco Manfredi scenda in campo contro l’autonomia differenziata (AD) con un’ampia intervista su queste pagine. Il testo della legge quadro a firma Gelmini emerso dall’oscurità dei cassetti ministeriali non è ufficiale. Forse, un ballon d’essai. Comunque, l’ambiguità delle voci di Palazzo Chigi rende essenziale una chiara e forte presa di posizione delle istituzioni locali del Mezzogiorno.

Per questo è apprezzabile che Manfredi voglia parlare con i suoi colleghi (sindaci). Bisogna fare rete. Lepore, sindaco di Bologna, ha detto chiare parole contro la lettura corrente dell’autonomia. È in specie significativo nella regione guidata da Bonaccini, clone di Zaia e di Fontana. Bene anche che Manfredi non abbia sposato il luogo comune dell’ambiguità: i livelli essenziali delle prestazioni per i diritti civili e sociali (Lep). È questo un mantra della Gelmini, e in parte anche della Carfagna.

Qui bisogna intendersi. I Lep sono cosa buona e giusta, ma non bastano ad assolvere l’autonomia differenziata. Non illudiamoci che i Lep conducano di per sé a un paese di diritti eguali. È politicamente impraticabile togliere gli asili nido a Reggio Emilia, che li ha a standard europei, per darli a Reggio Calabria. Bisogna impegnare maggiori risorse per consentire a chi è rimasto indietro di recuperare. È un problema di costi ed equilibrio di bilancio. Ne segue che una ampia applicazione dei Lep, in ambito e misura tali da produrre un effetto rilevante in termini di eguaglianza, si può avere solo in una fase di crescita sostenuta del paese, quando ci sono in bilancio i margini di disponibilità necessari a sostenere la spesa. Perché non sono stati attuati i Lep nei 20 anni trascorsi dalla riforma del Titolo V nel 2001? Di sicuro anche per la stagnazione in cui il paese è caduto. Oggi, con la guerra in Ucraina. Il crollo del tasso di crescita, e lo spread che si riaffaccia minaccioso, una stagione d’oro dei Lep non è in vista. Chi vuole difendere a fondo le ragioni dell’eguaglianza nella Repubblica una e indivisibile deve trovare altre strade.

Quali? Anzitutto, il rilancio produttivo del Mezzogiorno. Turismo e cultura non bastano. Bisogna anche recuperare la vocazione industriale e la manifattura. Solo il Sud come secondo motore del paese può rilanciare l’Italia tutta. Il miraggio della locomotiva del Nord ha invece prodotto stagnazione ebassa crescita, e ha condotto lo stesso Nord a una caduta rovinosa nelle classifiche delle regioni europee. Lo dimostra nel suo ultimo rapporto la Svimez. Ma il secondo motore nel Sud richiede politiche nazionali forti – soprattutto una politica industriale – impossibili nell’Italia delle “repubblichette”.

Davvero vogliamo affrontare il dopo pandemia e il dopo guerra spacchettando il paese? E affrontando ogni regione a trattativa privata con uno o più ministeri i problemi di nuova centralità euro-mediterranea, di nuove value chains, di transizione ecologica ed energetica, di trasformazioni epocali come il passaggio all’elettrico dal 2035? Fa bene Manfredi a volerne parlare con Draghi. Ma non dimentichi che i sostenitori della tesi della locomotiva del Nord sono ben presenti a Palazzo Chigi, a partire da Giavazzi. E la Gelmini era nella delegazione trattante lombarda al tempo della ministra leghista Stefani. Dunque, Manfredi sia avvertito. Tra l’altro, con l’autonomia e le “repubblichette” viaggia anche un alto rischio di neo-centralismo regionale, come rileva da ultimo anche la commissione di studio istituita dalla stessa Gelmini (commissione Caravita).

In realtà pandemia e guerra rendono necessario raddrizzare la sbilenca riforma del Titolo V del 2001. Proprio non funziona. De Luca annuncia ricorso contro il riparto del fondo sanitario lasciando intendere – se leggiamo bene – una sorta di congiura di governatori ai danni della Campania. Per questo, ho elaborato con docenti universitari e altre personalità di rilievo una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per una riscrittura mirata degli articoli 116.3 (AD) e 117 (riparto di potestà legislative tra Stato e Regioni), volta a ridurre i rischi per l’eguaglianza dei diritti e l’unità della Repubblica.

L’obiettivo è fugare il silenzio e l’oscurità che l’ignavia delle forze politiche ha lasciato cadere sul tema, per giungere a un confronto senza rete, pubblico e visibile, in cui ciascuno assuma in chiaro le proprie responsabilità. Presentiamo la proposta in Senato domani, alla Camera il 24, e poi alla Società napoletana di Storia patria il 30 giugno. Ci aspettiamo che in quella occasione sia con noi anche il sindaco Manfredi.

Questo articolo è stato pubblicato su Repubblica il 15 giugno 2022

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