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Abolire l’alternanza scuola-lavoro

La vita di Lorenzo è stata spezzata dalla fame di profitto. E da uno stato che ha imposto a studentesse e studenti di sperimentare lo sfruttamento durante i loro percorsi formativi

Lorenzo Parelli, studente di 18 anni, è morto di stage, è morto di scuola e di lavoro. Schiacciato da una trave d’acciaio il 21 gennaio mentre lavorava gratis alla carpenteria metallica Burimec di Lauzacco, in provincia di Udine.

Un nome, il suo, che si aggiunge alla già lunga lista di persone che hanno perso la vita sul posto di lavoro. Nel 2021, 1404, quasi quattro lavoratori ogni giorno.

Negli scorsi anni si sono già verificati incidenti gravi che hanno coinvolto studenti in stage e in Pcto, ciononostante non è stata presa alcuna misura per la loro tutela né si è messo in alcun modo in discussione il modello dell’alternanza scuola-lavoro nel suo complesso. Dall’introduzione dell’Alternanza Scuola Lavoro con la Legge 107 del 2015 gli incidenti di studenti e studentesse in questi percorsi sono aumentati considerevolmente.

A maggio del 2018 sempre a Udine, sempre in uno stage un sedicenne si è amputato una mano e il polso mentre utilizzava una fresa.

Lo scorso giugno a Rovato in provincia di Brescia uno studente è caduto da un’altezza di cinque metri mentre stava montando uno striscione su una piattaforma. Il ragazzo di sedici anni è stato ricoverato in gravi condizioni ma è riuscito a sopravvivere.

A Febbraio 2020 a Genola in provincia di Cuneo un ragazzo di 17 anni è stato schiacciato dall’improvvisa uscita dal binario di una pesante cancellata in ferro. Fu ricoverato in terapia intensiva e ne uscì dopo qualche giorno.

A giugno del 2018 a Montemurlo in provincia di Prato un ragazzo di 17 anni si è tranciato col trapano una falange dell’anulare sinistro. Dimesso dopo qualche ora ma i sanitari non sono riusciti a riattaccare la falange.

A dicembre del 2017 a Faenza in provincia di Ravenna una gru su cui stavano lavorando un uomo di 45 anni e uno studente 18enne è precipitata uccidendo sul colpo l’uomo e ferendo il ragazzo con lesioni e fratture alle gambe. Uscito dall’ospedale dopo qualche giorno di ricovero.

Lorenzo faceva un Centro di Formazione Professionale che prevede 528 ore in centro e 528 in aziende selezionate. Le ore dei Pcto (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) sono 90 nei Licei, 150 nei tecnici e 210 nei professionali.

In questi giorni sotto accusa non è stato messo solo l’alternanza scuola lavoro ma l’intero rapporto istruzione lavoro. L’Alternanza è l’emblema del ruolo passivo della scuola alle esigenze del mercato.

La vita di Lorenzo è stata spezzata dalla fame di profitto di aziende senza cultura della sicurezza, dalla scuola e dallo Stato che hanno imposto che le studentesse e gli studenti debbano sperimentare sfruttamento e lavoro gratuito e rischiare la propria vita durante i percorsi formativi. Tutto questo, legittimando un mercato del lavoro in cui le aziende competono al ribasso su sicurezza, salari, lavoro precario e interinale. Viene insegnato che è normale lavorare gratis, senza diritti, sicurezza e la possibilità di organizzarsi nel sindacato.

Da anni gli studenti sostengono la necessità di corsi di sicurezza sul lavoro a scuola, che siano fatti in tutte le scuole e possano essere realmente formativi e utili. Da anni sostengono la necessità di ripensare radicalmente un sistema che sfrutta ferisce e uccide.

Nessuno governo che si è succeduto negli ultimi anni ha mai messo in discussione questo modello di alternanza scuola-lavoro e di stage: al contrario tutti hanno sostenuto sempre più il ruolo passivo dei saperi alle esigenze del mercato e una visione sempre più aziendalistica dei luoghi della formazione. Proprio pochi mesi fa il Ministro Bianchi ha avanzato la proposta di portare già studenti delle scuole medie all’interno di aziende.

Oggi sono davanti agli occhi le conseguenze più tragiche di questo modello politico.

L’Alternanza Scuola Lavoro è stata introdotta in forma obbligatoria nel 2015 con la Legge 107. Venivano previste 200 ore nei licei e 400 ore nei tecnici e professionali. Così approvata entro in vigore da subito, senza alcun statuto. La retorica attraverso la quale venne sostenuta l’adozione di tale provvedimento era che la scuola non preparasse minimamente ad entrare nel mondo del lavoro e che era necessaria un’educazione alle competenze da affiancare a quella delle conoscenze.

Nel 2017 la ministra Valeria Fedeli introduce la Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in Alternanza Scuola Lavoro. La Carta prevede la possibilità agli studenti di esprimere valutazioni sia durante che al termine del percorso, l’obbligo di informazione sui percorsi e sulle sue finalità, è sancito il principio della coerenza tra percorso in alternanza e percorso di studio seguito e per quanto riguarda la sicurezza gli studenti e le studentesse vengono equiparati allo status di lavoratori con assicurazione INAIL e viene prevista una formazione generale di sicurezza sul lavoro.

All’interno della Carta non vi è nulla rispetto alla discussione degli obiettivi formativi del percorso con le studentesse e gli studenti, un codice etico che esclusa aziende inquinanti, che sfruttano i lavoratori o colluse con criminalità organizzata. Non vi è nulla per quanto riguarda la gratuità del percorso nonostante sia considerato parte integrante del percorso di studi.

Non vengono inoltre previste alcuni strumenti di prevenzione e sanzione di abusi sulle studentesse e sugli studenti in alternanza, così come non è previsto un registro nazionale degli Enti ospitanti che rispetti determinati parametri. Viene previsto solo un «bottone rosso» in caso di abuso e violazione della Carta, che però per l’iter che prevede, troppo spesso diviene inutile a causa dei tempi burocratici.

Nel 2019, il ministro Marco Bussetti trasforma l’Alternanza Scuola Lavoro in Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (Pcto). Il numero di ore che le studentesse e gli studenti dovranno svolgere nell’ultimo triennio di scuola diminuisce e passa a 90 ore per i licei, 150 ore per i tecnici e 210 ore per i professionali. La sostanza però non cambia. Gli obiettivi ministeriali come “flessibilità, adattabilità, precisione e resistenza allo stress” rappresentano a pieno l’idea di scuola azienda che legittima la precarietà e lo stress lavorativo.

A partire dalla crisi pandemica i Pcto non sono stati sospesi, e in molti casi sono stati fatti in forma di telelavoro. Sommando quindi quelle ore delle studentesse e degli studenti davanti ai dispositivi elettronici a quelle per seguire le lezioni a distanza.

Già a partire dal 2015 le mobilitazioni studentesche si opponevano a questa idea di alternanza scuola lavoro, denunciando le storture, le problematiche e la delegittimazione dei saperi nei confronti del mercato.

Oltre a lottare contro l’Alternanza prima e i Pcto poi, in diverse scuola si riuscì ad ottenere lo Statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola lavoro che prevedono maggiori tutele, attività da fare al di fuori dalla produzione, obiettivi formativi condivisi tra studenti e tutor, codice etico per le aziende, una commissione paritetica d’istituto sull’alternanza scuola lavoro, la gratuità e il riequilibrio didattico delle materie non professionalizzanti.

Le problematiche principali, oltre al senso politico del Pcto, che si avvertivano e si avvertono sono la poca sicurezza sul lavoro, il costo ma anche l’impegno scolastico notevolmente aumentato, i programmi scolastici non sono stati infatti riequilibrati. Vi è poi la questione rispetto ai tempi di vita delle studentesse e degli studenti. La scuola diviene sempre più istituzione totale, ed è difficile coltivare interessi al di fuori di essa. Pure durante l’estate vengono infatti previste ore di alternanza scuola lavoro.

È necessario abolire l’alternanza scuola lavoro (Pcto), revisionare i cicli di studi, abbattendo il classismo che tutt’ora si vive nella differenziazione tra licei, tecnici, professionali e cfp, e immaginarsi un nuovo rapporto tra il sapere e il saper fare che insieme devono andare nella direzione di costituire l’istruzione integrata

Gli statuti che sono stati portati avanti nelle singole scuole sono strumenti necessari, ma ciò non basta perché è necessaria l’abolizione del Pcto e l’innovazione della didattica, che avviene con l’istruzione integrata che unisce attività laboratoriali e conoscenza del territorio e ciò che vi è al suo interno, ma non come previsto nei Pcto, con la scuola che si deve adattare al sistema produttivo, ma appunto fare diventare la scuola luogo di reimmaginazione totale delle città e luogo di messa in discussione delle contraddizioni.

Sapere e saper fare devono potersi contaminare, mettendosi al servizio delle comunità e stimolando lo sviluppo di capacitazioni negli studenti.

Il contraltare dell’alternanza scuola lavoro non possono essere lezioni frontali e nozionistiche. Il saper fare e l’educazione alle competenze può e deve essere fatto a partire dai laboratori scolastici. Per ogni singola disciplina devono essere previsti anche gli spazi e gli strumenti necessari al suo insegnamento e le lezioni dovrebbero avere come punto centrale l’esperienza e l’utilizzo dei laboratori. Questo però implica da parte del ministero un importante investimento sull’edilizia scolastica in questa direzione.

Il 28 gennaio scorsole studentesse e gli studenti hanno risposto con la massima mobilitazione possibile, riempiendo le piazze del paese esprimendo rabbia e la necessità di ripensare dalle fondamenta la scuola e il funzionamento di questa società.

Le istituzioni però all’ascolto hanno preferito rispondere, per l’ennesima volta, con la repressione. Le mobilitazioni studentesche hanno subito cariche della polizia a Torino, Milano e Napoli. Mentre qualche giorno prima anche un corteo studentesco a Roma è stato violentemente caricato dalle forze dell’ordine. Il numero di studentesse e studenti feriti supera la trentina, tra i diversi contusi, una studentessa a cui è stata rotta l’anca.

Le misure repressive nei confronti del dissenso studentesco iniziano però, a novembre la ministra Lamorgese ha limitato il diritto di manifestare con una direttiva che lasciava arbitrarietà alle istituzioni locali nell’ impedire cortei e manifestazioni in determinate parti delle città, a dicembre abbiamo poi assistito ad un ondata di sospensioni, alcune anche di 16 giorni verso coloro che avevano organizzato e partecipato alle occupazioni delle scuole.

Dal 18 al 20 febbraio 2022 sono stati convocati gli Stati Generali della Scuola da parte di numerosi organizzazioni e movimenti del paese come l’Unione degli Studenti, la Rete della Conoscenza, la Federazione dei Lavoratori della Conoscenza Cgil, Legambiente, Libera contro le mafie, ActionAid, l’Arci, Sbilanciamoci, Priorità alla Scuola e Link-coordinamento universitario.

Quelle giornate avranno la finalità di ricostruire un nuovo orizzonte e una nuova proposta di sistema educativo del nostro paese. È necessario incontriamoci, discutere, costruire l’alternativa e praticarla. Lo si deve a Lorenzo, lo dobbiamo a tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli, lo dobbiamo al futuro di tutte e tutti noi.

Questo articolo è stato pubblicato su Jacobin il 3 febbraio 2022

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