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Il mostro di Genova

Condividiamo la recensione, pubblicata nei giorni scorsi su Carmilla di Massimo Palma, Movimento e stasi, Industria & letteratura, 2021, € 15,00, pp. 82.

Le bastonate con i manganelli tonfa impugnati al contrario, i calci in faccia, le costole rotte, le urla nelle carceri, le violenze sessuali, l’urina che cola nei pantaloni, il proiettile che entra nel cranio di un ragazzo minuto con la canottiera bianca e un rotolo di scotch al braccio. È questo il trauma di una generazione che sfidò il Potere con mani dipinte di bianco, scudi di plastica e protezioni di gommapiuma. Persa la memoria del ciclo di lotte degli anni settanta, non era preparata a quell’orgia di sangue e umiliazione.
I ragazzi e le ragazze che nell’estate del 2001 si recarono a Genova scoprirono un mostro, ebbero le carni lacerate dai suoi denti e non vennero creduti. Subirono una di quelle esperienze che, secondo Sigmund Freud, per la loro natura insopportabile, generano contenuto rimosso, cioè l’interiorizzazione del mostro. Dopo la stagione della controinformazione, dei processi e delle testimonianze, Massimo Palma, a vent’anni di distanza, nella raccolta di poesie Movimento e stasi, sperimenta una nuova terapia politica.

Utilizzando sia versi liberi che prose poetiche, l’autore crea immagini, stabilisce assonanze, si inserisce nelle contraddizioni dei ricordi: al realismo dei fatti subentra così una storiografia poetica capace di far emergere significati nascosti.
Il libro è diviso in tre parti. Nella prima si raccontano gli antecedenti e il poi del trauma: la gioia della vigilia, l’euforia dello stare insieme, incordonati, forti di ragioni che, pensano i manifestanti, i potenti non potranno non ascoltare (“Voi G8, noi 6 miliardi” recitava lo slogan), ma anche via Caffa, il lungomare, “le corse ai pullman gli occhi rossi / e ancora divise che salgono prelevano. / I manganelli i cortili morti nel sudore tra i sedili. / E urla riviste di notte e carceri”. Nella seconda parte scorrono le immagini del mentre. Siamo a Piazza Manin, le ragazze con i capelli rosa e i seni nudi fronteggiano il rimosso della Repubblica, il fascismo eterno (“Fammi una foto fa male / una rideva da terra / sputava i suoi denti”), le camionette sbuffano come draghi, i bastoni si alzano e si abbassano senza sosta. Ma il più doloroso dei paradossi di quella generazione è “Che a caricare fu chi ha / il mandato di difendere / chi gettò i carri sulla folla”. L’ultima sezione si intitola “Stasi” che in greco indica “sia stasi sia movimento dentro equilibrio. È una sintesi inquieta di due opposti” dice Palma. “La sua inquietudine pone enormi problemi nell’uso dei ricordi.”

Banquo riappare a Macbeth che lo ha assassinato sotto forma di spettro. Freddy Krueger nel ciclo di Nightmare rappresenta il simbolo dei traumi adolescenziali che ritornano come incubo capace di uccidere. Per Stephen King, It è il passato rimosso di un’impresa lasciata incompleta (la mancata uccisione del mostro): i Perdenti, i bambini traumatizzati ormai adulti, sono costretti ventisette anni dopo a ricordare; solo così possono attivare il dispositivo capace di sconfiggere il Male. La memoria riorganizzata attraverso la fatica del lavoro analitico contrasta il dominio della nevrosi. La memoria elaborata dei sogni finiti nel fango sottrae la soggettività collettiva all’impotenza e la prepara a nuove avventure.
Da questo punto di vista i versi di Massimo Palma sono pallottole d’argento sparate nel buio del nostro rimosso. Colpiscono nel segno e fanno male anche a noi, ma la carne del mostro finalmente sfrigola.

[Movimento e stasi di Massimo Palma sarà presentato dal Gruppo di Studio Antongiulio Penequo oggi 30.10.2021 presso Scup (via della Stazione Tuscolana 82-84b – Roma) nell’ambito di “Dark side”, il ciclo d’incontri dedicato alle figure del nemico, dell’alieno e del mostro. Per l’invito Facebook e altre informazioni clicca qui.]

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