Skip to content

Risultati elettorali, i segnali di una possibile nuova fase politica

Le elezioni comunali offrono un panorama politico molto movimentato, per certi versi inatteso, ma anche estremamente frastagliato. A parte le grandi città in cui è evidente l’avanzata delle coalizioni di centro-sinistra, anche li dove si dovrà andare al ballottaggio, se si da uno sguardo ai risultati delle centinaia di comuni della fascia tra 10 mila e 40/50 mila abitanti, la geografia politica è molto diversificata.

Anche a distanza di pochi chilometri in comuni confinanti si trovano coalizioni vincenti di segno opposto. E questo avviene in modo speculare dalla Lombardia alla Campania passando per il centro Italia anch’esso certamente non più rosso monocolore.

È la mappa di un Italia di tante Italie, non più divisa dall’eterno classico duello tra Peppone e Don Camillo, croce contro falce e martello, padroni e operai, bensì frammentata in tanti micromondi ognuno diverso dall’altro, con tante troppe periferie economiche sociali e culturali, tante eccellenze che navigano in un mare limaccioso della perdita d’identità che è ulteriormente aumentata con la lunga notte del Covid, non ancora completamente superato.

La pandemia ha segnato ancora di più le differenze economiche e sociali tra zone e ceti più forti e ancor più ricchi e larghe aree di marginalità, esclusione, povertà, precarietà, solitudine. La ripresa tanto sventolata dai media, è ancora un dato circoscritto ad una parte dell’industria ma non ha certo coinvolto la parte più debole del paese.

Le elezioni hanno segnato comunque il risveglio del partito democratico, dopo il lungo sonno post renziano, ma attenzione che la “peste di Rignano” non è certo finita. Non facciamoci troppe illusioni, siamo abituati a constatare brevi riprese e altrettante rapide ricadute, tranelli, congiure, voltafaccia, in questo partito eternamente alla ricerca di un’identità mai veramente nata.

Il problema dei partiti dopo il crollo della prima repubblica, è che non sono riusciti a realizzare, praticamente nessuno, una costituence solida e ramificata nella società, sono partiti fluidi, magmatici, perennemente in evoluzione/involuzione ma senza le basi di una cultura politica ancorata a valori e programmi effettivamente di lungo periodo. Partiti dominati da gruppi dirigenti, molte volte al di sotto della qualità necessaria.

Non è un caso se ci troviamo in dieci anni al secondo commissariamento con Draghi dopo Monti nel 2011, frutto di crisi irrisolte dei governi in carica, determinate da manovre di palazzo, come nel caso del governo Conte, ma essenzialmente frutto avvelenato dell’instabilità strutturale dentro e tra i partiti, incapaci di reggere alle difficoltà dell’agire politico. Partiti vuoti come canne di bambù che si piegano al vento ma molto meno avvezzi delle nobili piante asiatiche a reggere le temperie.

L’instabilità del sistema è testimoniata in quest’ultima tornata elettorale anche dalla forte astensione che ha portato ad una partecipazione degli elettori al di sotto del cinquanta per cento, un chiaro segno della crisi, certo conseguente la lunga pandemia e il senso di sfiducia molto esteso in larghe parti della popolazione più provata dalla crisi.

È più che mai necessaria una rifondazione, che non sia però la ripetizione delle tante precedenti che hanno contrassegnato la lunga transizione dalla fine della prima repubblica ad oggi. Il sistema politico italiano, ha assolutamente necessità di una ricostruzione sulla base di valori di partecipazione democratica oggi molto deteriorati.

La sinistra ha il compito, direi l’obbligo, di farsi promotrice per prima di una nuova fase, cominciando a ripensarsi, a costruire nuove pratiche, a progettare la costituzione di nuove aggregazioni che favoriscano il superamento di raggruppamenti puramente identitari e autoreferenziali, coniugando questo progetto ad un’analisi critica della realtà e a un forte ancoraggio ai propri valori di riferimento.

Coalizione civica coraggiosa ecologista e solidale, la lista che ha contribuito in misura determinante al successo di Matteo Lepore al primo turno delle elezioni di Bologna, è una delle aggregazioni, insieme a Coraggiosa Emilia Romagna in regione, a rappresentare un esempio positivo in questo senso.

È di particolare rilievo e degno della massima considerazione, oltre il lusinghiero risultato della lista in Comune e di quello personale dalla capolista Emily Clancy, la più votata in assoluto in città, l’elezione nei sei quartieri di tutti e dodici i candidati e candidate della coalizione, a dimostrazione di un radicamento territoriale particolarmente significativo per un’organizzazione molto giovane.

Nel tempo dei partiti virtuali, di quelli personali, dei partiti televisivi, non c’è democrazia vera se non ci sono soggetti politici, organizzati e attivi nel territorio, tra le genti, nel mondo del lavoro, questa è una regola aurea che la sinistra deve riprendere se vuole smettere di essere un oggetto superfluo o puramente decorativo.

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.

Articoli correlati