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Caso Morisi, in politica il denaro è la vera droga

Luca Morisi, l’autore di innumerevoli tweet, post su Facebook e performance di piazza contro i migranti, per definizione spacciatori, sembra essere ipocrita quanto il suo capo, il famoso “Capitano” che proprio Morisi aveva portato al successo elettorale.

Ma il problema non è l’ipocrisia (in realtà un marchio di fabbrica della Lega) e nemmeno la cocaina, quanto piuttosto i milioni di euro ricevuti dall’inventore della “Bestia”, la macchina del fango via social media che catapultò Salvini, a un certo punto, a toccare il 34% dei consensi nei sondaggi.

Nel caso di Luca Morisi il problema politico non è la droga ma il potere del denaro sul processo democratico.

Riassumiamo: in tre anni, dal 2017 al 2020, la società di Morisi ha ricevuto più di un milione e mezzo di euro dalla Lega, che nello stesso periodo affermava di essere senza un quattrino e otteneva dalla generosa Procura di Genova la rateizzazione in 70 (settanta!) anni del debito con lo Stato di 49 milioni di euro creato dalla truffa dei rimborsi elettorali sotto la gestione di Umberto Bossi.

Un milione e mezzo di euro è una cifra ragguardevole (corrisponde all’incirca al salario annuale lordo di 60 insegnanti) ma non basta: nel periodo in cui Salvini era ministro dell’Interno, tra il 2018 e il 2019, Morisi era alle dipendenze del ministero, assieme a circa altri 20 collaboratori, quindi erano i contribuenti italiani che pagavano la costruzione della macchina del fango anti-immigrati.

Macchina, va sottolineato, assai efficace: la pagina Facebook del leader leghista ha quasi 5 milioni di follower, e in passato ne ha avuti anche di più, mentre il suo account Twitter ha oggi 1,4 milioni di seguaci: record ineguagliati tra i politici europei.

Supponiamo che, complessivamente, la “Bestia” sia costata tre milioni di euro, una cifra considerevole ma appena sufficiente per un attico nel centro di Milano: vale così poco la democrazia italiana? Nel caso di cui stiamo parlando la vera droga è il denaro non la cocaina: con tre milioni di euro si può comprare un sistema di comunicazione non regolato, dove le menzogne e le espressioni d’odio sono all’ordine del giorno, una macchina del fango contro i deboli, le minoranze, gli avversari politici, capace di portare un leader al ministero degli Interni e a un passo dalla presidenza del Consiglio.

Droga, per di più a basso costo, un po’ come il crack degli anni Ottanta: in Italia ci sono 52 miliardari in euro, quindi persone per i quali 3 milioni sono ciò che arriva loro di soli interessi bancari in qualche giorno o qualche settimana. Per fortuna sembra che fra questi solo Silvio Berlusconi sia stato preso dalla passione politica ma non c’è dubbio che Giovanni Ferrero (35 miliardi di patrimonio personale) o Leonardo del Vecchio (25 miliardi) potrebbero tranquillamente scegliere un politico, creare un partito, assumere Andrea Paganella (l’alter ego di Morisi) e, con un po’ di fortuna, catapultare questa loro testa di turco al vertice delle istituzioni.

Lo stesso potrebbero ipoteticamente fare gli altri 49 miliardari meno conosciuti, ma che appaiono sulla lista di Forbes. Naturalmente, i soldi occorre saperli spendere: per esempio Michael Bloomberg nel 2020 spese 500 milioni di dollari per conquistare la nomination democratica alla presidenza, senza risultati.

Volendo fare un’ulteriore riflessione, l’elemento ancora più preoccupante della vicenda è il fatto che Morisi ha “creato” il fenomeno Salvini grazie all’uso sistematico delle fake news, delle distorsioni, delle invenzioni, tutte a senso unico: contro le donne, i migranti, i deboli.

Tutto ciò che di odioso ribolliva nelle viscere della società italiana è stato fatto emergere, tutto il risentimento sotterraneo ha tracimato. Sparare ai ladri o agli immigrati è diventato non solo giustificabile ma meritorio.

Non stupisce quindi che tra i milioni di intossicati dalla propaganda leghista qualcuno sia passato all’azione, come l’assessore di Voghera Massimo Adriatici, che nel luglio scorso ha assassinato un marocchino in un bar. Né stupisce che la chat della giunta leghista del Comune guidato dal sindaco Paola Garlaschelli abbia trovato divertente l’episodio.

Forse a Luca Morisi occorrerebbe chiedere se fosse coinvolto non nello spaccio di droga ma in qiello dell’odio, un veleno socialmente assai più pericoloso.

Questo articolo è stato pubblicato su Il manifesto il 30 settembre 2021

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