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Camilla, emporio di comunità

Susanna Cattini è la presidente di Camilla emporio di Comunità, una delle realtà economiche e sociali più interessanti del panorama bolognese degli anni più recenti.

La abbiamo incontrata e le abbiamo posto alcune domande su questo esperimento-progetto che oramai coinvolge tante persone e tante piccole realtà produttive agro-alimentari.

Come descriveresti il progetto Camilla in modo sintetico ?

Camilla Emporio di Comunità è una cooperativa di consumo autogestita. La prima nata in Italia (2018) sull’esempio di una storica cooperativa americana, la Park Slope Food Coop, fondata a New York nel 1973 e delle altre avviate in Europa sul medesimo modello nell’ultimo decennio, in particolare, La Louve di Parigi (2014) e Bees Coop di Bruxelles (2016).

Il progetto Camilla è maturato all’interno di un gruppo di acquisto solidale (Alchemilla GAS) di Bologna e di Campi Aperti – Associazione per la Sovranità Alimentare che – da vent’anni – organizza i mercati contadini settimanali di Bologna. Ci interrogavamo su come allargare la partecipazione a forme di consumo critico e promuovere l’economia solidale locale. Ritenevamo che il modello GAS avesse già espresso il massimo delle sue potenzialità e cercavamo di sviluppare un nuovo modello in grado di raggiungere un numero maggiore di consumatori. Occorreva consentire ai consumatori di fare la spesa presso i produttori dell’economia solidale locale, con la comodità di un negozio e la qualità/prezzo di un GAS (qualità elevata e prezzo contenuto). E occorreva garantire ai produttori il giusto compenso del loro lavoro. Il modello della Park Slope Food Coop ci ha consentito di disegnare un meccanismo a ciclo chiuso nel quale i soci della cooperativa sono al tempo stesso proprietari, clienti e gestori del negozio. I soci di Camilla sono uniti da un patto sociale di autogestione che chiede a ciascun socio di mettere a disposizione della cooperativa una piccola somma di denaro (quota sociale) e una piccola quantità di tempo (tre ore al mese) che consente di suddividere tra tutti i soci le attività necessarie al funzionamento dell’emporio.

Quali sono le caratteristiche che differenziano Camilla da altre esperienze di commercio equo e solidale o di commercio di prodotti biologici ? Cosa è Campi Aperti e quale il rapporto tra questa esperienza e Camilla ?

Tutti i prodotti alimentari venduti in emporio provengono da produzioni agroecologiche (agricoltura biologica certificata o riconosciuta da sistemi di garanzia partecipata) e alcuni di essi, come caffè, tè, zucchero, ecc., sono acquistati dalle cooperative del commercio equo. Tuttavia, Camilla non è un negozio biologico, né una bottega del commercio equo. Ciò che contraddistingue Camilla è soprattutto il processo di autogestione che governa le attività della cooperativa. Dunque la scelta dei prodotti è fondamentale, ma deriva da quel processo di autogestione, che ha individuato nell’agroecologia e nel commercio equo e solidale con il sud del mondo due modalità di produzione/importazione coerenti con i criteri di sostenibilità ambientale e sociale. La selezione dei fornitori è infatti compito di uno specifico gruppo di lavoro della cooperativa che ha elaborato criteri e procedure per la scelta.

Campi Aperti è un’associazione che riunisce produttori agricoli e consumatori – o meglio coproduttori – che acquistano presso i sette mercati cittadini. Oltre ad aver contribuito alla nascita della cooperativa e a rifornire l’emporio con i prodotti agricoli dei suoi associati, Campi Aperti rappresenta il principale riferimento di Camilla per il Sistema di Garanzia Partecipata che ha sviluppato al proprio interno per superare la necessità di certificazione biologica all’interno dei mercati contadini.

Dove si trova il negozio di Camilla e quali sono gli orari nella settimana e nell’anno ?

L’emporio Camilla si trova a Bologna, in via Casciarolo 8/d (quartiere San Donato). E’ aperto sei giorni alla settimana (lunedì, martedì e venerdì dalle 16:30 alle 20:45; mercoledì e giovedì dalle 10:00 alle 20:45; sabato dalle 10:00 alle 16:45). Le vendite sono riservate ai soci che hanno a disposizione una gamma di oltre 2.300 articoli, tra prodotti alimentari (freschi e confezionati) e prodotti per l’igiene della casa e della persona. I prodotti i vendita sono selezionati da un gruppo di socie e soci che valutano la coerenza delle produzioni con i criteri di qualità e sostenibilità ambientale e sociale che sono stati definiti collettivamente. Tutte le informazioni principali si trovano sul sito web camilla.coop.

Quanti sono i soci di Camilla e come si svolge la vita associativa ?

A tre anni dalla sua costituzione, la cooperativa conta quasi 600 soci. Per poter fare la spesa nell’emporio, tutti i soci dedicano una piccola parte del loro tempo libero (tre ore al mese) alle diverse attività necessarie di gestione: magazzino, cassa, pulizie, vendita, ecc. Ciascun socio sceglie un turno di attività (un giorno della settimana e un fascia oraria) e si trova inserito in una squadra di attività cooperativa che gestisce l’emporio per quella porzione di tempo. Alle attività che necessitano maggiore continuità d’impegno, come la gestione degli ordini ai fornitori, provvede un piccolo staff composto da due lavoratori part-time, assunti con contratto a tempo indeterminato. Ci sono poi gruppi di soci che, oltre al turno in emporio, svolgono altre attività particolari: contabilità, selezione dei fornitori, organizzazione dei turni, manutenzione dei locali, comunicazione esterna, ecc. E uno staff, composto da due lavoratori part-time, che si occupa delle attività continuative, come la gestione degli ordini ai fornitori.

Quali altre attività svolge Camilla oltre a quello svolta dal negozio di via Casciarolo ?

Camilla si definisce Emporio di Comunità perché i due termini, emporio e comunità, rappresentano i due poli di attenzione della cooperativa. L’imprenditore collettivo Camilla è già una comunità in sé e aspira ad essere sempre più inclusiva nei confronti del territorio in cui opera. L’attività commerciale – e quindi lo scopo di soddisfare i bisogni di approvvigionamento alimentare dei soci – è l’elemento intorno al quale si catalizzano le energie e si sviluppano le relazioni. Ma socie e soci della cooperativa sono impegnati in molte altre attività: dalle campagne di solidarietà – in rete con gruppi ed associazioni del territorio – agli incontri di informazione rivolti a tutti i cittadini e inoltre laboratori pratici, dibattiti, presentazioni di libri e altri progetti in buona parte disponibili sul canale Youtube di Camilla.

Come ha reagito il Comune di Bologna alla nascita di Camilla e all’apertura del negozio di via Casciarolo ? Vengono offerti aiuti ? Da parte delle istituzioni c’è una attenzione attiva e costruttiva oppure riscontri un atteggiamento di indifferenza ?

Il progetto Camilla ha avuto una lunga gestazione, sia perché si trattava di un modello del tutto nuovo in Italia e occorreva studiarne bene la fattibilità, sia perché volevamo essere certi che esso rispondesse ai bisogni della nostra comunità. Per un paio d’anni abbiamo presentato l’idea alla città, svolgendo decine di incontri con gruppi di cittadini, associazioni e istituzioni ai quali abbiamo raccontato il primo abbozzo di progetto e i suoi successivi aggiornamenti. Abbiamo chiesto una mano a tutti. Ai cittadini abbiamo chiesto di formalizzare una promessa di adesione prima ancora che della costituzione della cooperativa ed abbiamo ricevuto un consenso superiore alle previsioni. Alle istituzioni abbiamo chiesto un locale, in comodato d’uso o a canone calmierato, per alleggerire la cooperativa di una parte degli investimenti iniziali, ma non abbiamo ottenuto nulla. Non si può parlare di indifferenza, perché ci hanno dedicato un po’ di tempo, tra corrispondenza, riunioni, sopralluoghi, ecc. Ma, probabilmente, siamo stati poco convincenti e abbiamo ricevuto proposte molto lontane dalle nostre richieste. Non abbiamo insistito e abbiamo preferito indirizzare le nostre ricerche sul mercato privato. Questa scelta ci ha costretti a ridurre un po’ le ambizioni del nostro progetto (dimezzata la superficie di vendita ipotizzata ed eliminati gli spazi per convivialità, laboratori e iniziative pubbliche), ma abbiamo comunque trovato, in breve tempo, locali idonei, in una delle zone da noi preferite e a canone ragionevole. La sgradita sorpresa è stata scoprire che, per convertire in negozio un ufficio dismesso, occorreva versare al Comune un tributo di parecchie migliaia di euro quali oneri di cambio di destinazione d’uso e che nemmeno su questo l’amministrazione intendeva offrirci un aiuto.

Vorremmo vedere maggiormente valorizzati gli esercizi di vicinato, come realtà dell’economia locale e come presidi sociali del territorio, mentre spesso sembrano essere considerati fastidiosi incomodi. E’ di questi giorni, invece, l’ennesima ordinanza anticovid che proroga ancora – fino al 31 luglio – il bizzarro divieto di vendita di alcolici dopo le ore 18, in vigore (solo a Bologna) fin dall’inizio di marzo, ma riguardante solo gli esercizi di vicinato e non invece i supermercati. Con il risultato che ciò che è vietato a Camilla è permesso nel supermercato di fronte. Il provvedimento si commenta da sé.

C’è poi un tema generale che riguarda il rapporto delle istituzioni con i soggetti dell’economia solidale. Esperienze come Camilla sono un bene prezioso per la comunità locale. Che le istituzioni non se ne avvedano è un problema per tutti. Dal 2014, nella nostra regione è in vigore una legge che promuove l’economia solidale. L’economia solidale non è l’invenzione di un genio, ma il frutto di vent’anni di esperienza che tanti cittadini hanno realizzato dal basso, un passo dopo l’altro, andando contro corrente. La legge regionale è un piccolo passo che mostra come – a volte – le istituzioni siano in grado di imparare dai cittadini.

Come racconteresti i 16 mesi di emergenza sanitaria per Camilla ?

La pandemia ha messo alla prova l’organizzazione di Camilla dopo appena un anno dall’avvio delle attività. Abbiamo adottato misure di sicurezza molto rigorose e nello stesso tempo partecipato alle campagne di solidarietà avviate sul territorio per dare sostegno alle famiglie in maggiore difficoltà economica. Come negozio di prodotti essenziali, non siamo stati toccati dai decreti che imponevano la chiusura degli esercizi commerciali ed anzi abbiamo registrato un sensibile incremento delle vendite proprio in corrispondenza con il primo periodo di clausura generale (cd. lockdown), quando offrivamo la possibilità di una spesa completa e senza fila, mentre i supermercati vicini avevano gli scaffali semivuoti e la fila all’ingresso. La situazione emergenziale di quelle prime settimane di pandemia ci ha fatto capire l’importanza dei negozi di vicinato e il privilegio di cui godiamo come soci di Camilla, cioè come proprietari/gestori/clienti del nostro emporio. In quei giorni era impossibile non restare imbarazzati vedendo le decine di persone in fila (anche per ore) davanti all’ingresso del supermercato di fronte alle nostre vetrine, isolate dalla distanza obbligatoria e controllate a vista da una guardia privata. Attraversando la strada, quelle persone avrebbero incontrato un altro mondo. Un po’ di fila fuori dall’emporio c’era anche per noi, ma qui il tempo di attesa era un’occasione d’incontro, desiderata più che temuta.

Progetti futuri ?

La pandemia ha interrotto un denso calendario di attività che vorremmo riprendere. Nel frattempo però l’emporio è cresciuto e lo spazio interno è sempre più ridotto. Dunque, una delle prime necessità sarà trovare lo spazio dove tenere i nostri incontri dal vivo, ma continueremo ad utilizzare anche la modalità di incontro a distanza.

Un altro ambito al quale dedicheremo la nostra attività sarà l’accompagnamento delle nascenti nuove cooperative autogestite. Dopo Camilla, sono nate altre tre cooperative autogestite (Mesa Noa a Cagliari, Oltrefood a Parma e Stadera a Ravenna) con le quali abbiamo costituito RICCA, la Rete Italiana Cooperative di Consumo Autogestite che si propone tra l’altro di dare supporto ai gruppi che intendono aprire nuove cooperative di consumo su questo modello.

Infine, abbiamo avviato una riflessione interna sull’autogestione, che vogliamo proseguire con diverse modalità. Tra queste, intendiamo utilizzare lo strumento del bilancio del bene comune. Sarà un percorso che coinvolgerà tutti i soci in un processo di autovalutazione dell’efficacia dei processi di autogestione.

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