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Dalle trivelle al nucleare

Dalle trivelle al nucleare. Le incredibili scelte di un ministro finto green. Sfumato il sogno verde del M5S. Ormai con Cingolani è scontro aperto sull’energia

Si è definito perplesso davanti al progetto del ponte sullo Stretto di Messina subito rispolverato dalle destre tornate al governo con Mario Draghi, ma sembra sempre più convinto di un ritorno all’energia nucleare, ha prorogato i permessi per le trivellazioni in mare e ha frenato sulla mobilità sostenibile. Il primo ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, un fisico prestato alla politica, nonostante il Ministero che dirige sia stata la condizione posta da Beppe Grillo per sostenere il nuovo esecutivo, appare sempre più come l’opposto di quella svolta green su cui da sempre battono i pentastellati. Ed è diventato l’obiettivo di forti critiche da parte delle stesse associazioni ambientaliste che tanto hanno insistito per il super dicastero.

FRONTE ENERGETICO. Fin dalla sua prima audizione in Parlamento, Cingolani ha battuto su quello che lui definisce il mini-nucleare. Tanto che il Movimento 5 Stelle ha ora dichiarato che mai si tornerà a produrre energia dall’atomo fino a che i 5S saranno al governo (leggi l’articolo). Gli ambientalisti pensavano a un’Italia carbon neutral, con relativa cancellazione dei sussidi ambientalmente dannosi, premiando chi tutela l’ambiente e colpendo, partendo dalle tasche, chi inquina. Anziché parlare di fotovoltaico, eolico e auto elettriche, il ministro insiste invece sull’atomo, sostenendo che “idrogeno verde e fusione nucleare” sono gli “obiettivi del futuro”. Da raggiungere, per lui, già grazie alle risorse europee per la ripartenza.

“La vera fonte energetica universale saranno le stelle – ha affermato in audizione Cingolani – l’universo funziona con la fusione nucleare. Quella è la rinnovabile delle rinnovabili. Noi oggi abbiamo il dovere nel Pnrr di potenziare il ruolo dell’Italia nei progetti internazionali Iter e Mit sulla fusione. Quello è un treno che non possiamo perdere”. E ha aggiunto che “non possiamo non considerare l’idrogeno verde come la soluzione regina”, indicandolo come “il vettore ideale”.

“Fra dieci anni – ha specificato ancora il ministro Cingolani – avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate, perché hanno un problema di dismissione, e staremo investendo sulla fusione nucleare, che ora sta muovendo i primi passi nei laboratori”.

COLPO AI NO TRIV. Quella sul no alle trivelle è una delle battaglie storiche del Movimento 5 Stelle, un tema costato tante critiche al centrosinistra per via del referendum nella scorsa legislatura. Ma anche su tale fronte ecco che Cingolani, appena insediato, ha dato l’ok a dieci progetti di sfruttamento di giacimenti di petrolio e gas fossile a terra e in mare. In particolare ha prorogato le concessioni a tredici giacimenti in mare, di cui dodici di Eni e uno di Energreen. Abbastanza per far infuriare anche Greenpeace, Legambiente e WWF, che sono tornate a chiedere almeno ilvaro di una norma chiara sulla durata delle concessioni.

La transizione ecologica come la intendono pentastellati e ambientalisti sembra così sempre più lontana e il conflitto con il ministro pesante. L’idea di accorpare in un unico dicastero le competenze di quello dell’ambiente e di quello dello sviluppo economico in tema di energia non sembra aver portato il risultato sperato. Largo spazio da parte del fisico allo sviluppo economico, ma a quello assai poco green.

Questo articolo è stato pubblicato su La Notizia il 22 maggio 2021

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