Skip to content

Prove d’orchestra, il risveglio primaverile del sistema teatrale

Prove d’Orchestra, ovvero il risveglio di Primavera del sistema teatrale.

La primavera meteorologica avanza a passo incerto e insieme con essa, si muovono i primi metaforici passi fuori dalla bolla virtuale come spazio elettivo di discorso sociale.

Mentre in Europa si testano esperimenti di live di massa correlati da esortazioni alle mani in alto e a danze che, nel fermo immagine risultano inevitabilmente scaramantico-propiziatorie, si prova da noi a tornare nelle sale cinematografiche a vedere Nomadland, il movie acchiappa tutto del momento (ma intanto si scaldano i motori per la nuova edizione del nostro Biografilm) e si ricomincia gradualmente ad andare a teatro. Con prudenza, accortezza, coraggio.

E dove e come lo si fa? Verrebbe da dire, un po’ per gradi, un po’ alla spicciolata, un po’ al chiuso a debiti distanziamenti, un po’ all’aperto programmando molto per l’estate e cercando cosi facendo, di recuperare gli impegni presi, le produzioni ferme e insieme decentrando nei famosi territori che siano urbani o meno.

Ci si accosta ai palchi con emozione, stupore, reverenza, lo si evince dallo sguardo inumidito degli artisti, dalle loro prime dichiarazioni social … E si critica, si protesta, si propone anche in nome degli antichi esempi di produttività teatrale in tempi di pestilenza, che vantano storie suggestive come quelle del Globe.

Questo è quello che per esempio succede a Roma, dalle parti di blue Motion Teatro, che catalizza intorno all’attivismo femminista, anticolonialista ecologista di Giorgina Pi quanti reclamano una gestione pubblica dello spettacolo dal vivo e di quanto fa cultura, declinata secondo gli ormai obbligati parametri della Cura, che in altri termini, non possono significare solo sicurezza, ma anche Lungimiranza, Prevenzione e Visione.

Naturalmente abbiamo molte cose da raccontare comunque anche noi,da qui, dove la nave va, si potrebbe dire,con senso di responsabilità perché si sa benissimo di svolgere un ruolo sociale che travalica i confini e i settori disciplinari, per investire un’idea di stare insieme nelle relazioni.

Potremmo scrivere a lungo e in qualche modalità cronachistica con approfondimenti più articolati fuori da questa prima carrellata, vi prometto o minaccio che lo faremo, di quanto in tempi di crisi per i corpi intermedi,, la variegata mobile comunità teatrale, molto più vasta di quanto non appaia, si sia presa in carico anche questa funzione di presa di parola collettiva.

Cosi ecco che la riapertura dei Teatri e più in generale dei diversi spazi pubblici, coincide o si sovrappone a Bologna con le programmazioni di Bologna estate, da sempre un cartellone non semplicemente contro l’afa, ma un esperimento in genere riuscito di coniugare pratica culturale, convivialità, aggregazione e di esprimere anche punti di vista e scenari innovativi nei casi migliori.

Questo nonostante la pandemia tracci i suoi confini per il secondo anno di fila con il corollario di stanchezza e di mancate entrate economiche, che si cercherà di arginare con uno sforzo di investimento pubblico, con una idea di presidia mento culturale delle piazze, non da oggi oggetto di polemiche per la tipologia di aggregazione incontrollata ad alto tasso alcoolico. Temi questi, di delicato equilibrio tra commercio, libertà aggregativa e di accesso, la sempre invocata sicurezza, sorveglianza sanitaria, dialettica centro-periferie, che diventano altamente sensibili in tempi di campagna elettorale amministrativa

Oltre la politica del transenna mento, vedremo cosa potrà fare la magia dello spettacolo dal vivo e del teatro per curare le nostre comunità e per curare i mali vecchi e nuovi dello spettacolo stesso che ha bisogno assolutamente di far lavorare un indotto di addetti molto più ampio anche qui, di quanto comunemente si pensi.

Arena del Sole, in quanto emanazione di ERT Fondazione si pone in un ruolo di servizio pubblico di cui è molto consapevole già da qualche anno e necessariamente si posiziona presumibilmente come avamposto di questa funzione pedagogica. Bisogna dire che in tutti questi mesi di forzata chiusura delle sale e di vacanza dirigenziale, venuto a decadere causa la sua chiamata al prestigioso Piccolo di Milano, l’incarico di Claudio Longhi, attentissimo conoscitore e valorizzatore delle più diverse ricchezze propositive culturali espresse dal territorio, Arena non ha mai cessato di lavorare e progettare grazie ad uno staff preparatissimo, competente, appassionato, allenatissimo all’idea di un teatro fruibile sempre con funzionalità multiple. Cosi, le idee hanno continuato la loro circolazione, intanto che andavano avanti le procedure di selezione per la nuova direzione, tema su cui torneremo ampiamente.

Per ora ricordiamo che si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del nuovo direttore selezionato dalla commissione su cento domande pervenute a questa pubblica call che ha destato qualche rilievo da più parti per i tempi e i modi della cosa. Non sono piaciute a parecchi l’assenza di un pubblico dibattito sulle funzioni e priorità di una sorta di grande stabile policentrico che forse sarebbe stato opportuno vista una anticipata dimissione della direzione in carica, viceversa per altri sarebbe suonata opportuna una transizione soft con direzione collegiale affidata a fidati membri dell’entourage Longhi. È parsa bizzarra la scelta di una commissione apparentemente misteriosa, nella realtà dei fatti abbastanza prevedibile impegnata in una farraginosa selezione su criteri ufficiali di competenza tanto sbandierati e rivendicati quanto generici, burocratesi, da risultare aleatori anziché imparziali. Mesi di impasse che forse lasciano intuire dissapori tra commissione e Cda della Fondazione, o forse solo imbarazzi e incertezza da manuale Cencelli delle nomine nel tentativo forzoso secondo alcuni di risultare ecumenici.

Probabilmente la verità sta nel mezzo dei molti scontenti perché bisognerebbe allora ripensare struttura e statuti e funzionamenti di queste sorte di teatri nazionali o stabili per aspettarsi situazioni e soluzioni diverse : l’emergenza pandemica, che ha pesantemente toccato tutte le attività dal vivo, ha tuttavia accentuato le differenze e disuguaglianze tra le compagnie e i vari centri teatrali in ordine alla loro grandezza, incidenza numerica e al loro grado di autonomia e indipendenza.

La ricerca di qualità, equilibrio e di una certa esperienza gestionale di ampio respiro che non apparisse legata a cordate locali supposte o meno che fossero ha fatto privilegiare infine l’unanimità dichiarata della scelta nei confronti di Valter Malosti, di stanza a teatro Europa Torino a rimarcare una scelta di campo etica, culturale, politica in qualche modo ben direzionata e presente.

Ecco dunque evidenziate le priorità di ERT, rispetto ad una apertura internazionale casomai da rafforzare e che non sia solo vetrina, ma tangibile collaborazione nella pedagogia, per esempio e nella produzione di spettacoli, in linea con quanto già si sta facendo. I mesi di pandemia avranno forse disabituato il pubblico, allontanato quei giovani che con lavoro di lunga lena si stavano abituando all’idea di teatro come luogo usuale di incontro e frequentazione? ERT ha bisogno di affilare la sua vocazione di spazio di servizio per la comunità e di una maggiore relazione viva con il mondo scolastico ed ha bisogno di formare una sua compagnia stabile di livello adeguato alla importanza diciamo anche quantitativa del suo bacino di fruizione e alla qualità generalizzata degli standard culturali.

Malosti, prima di tutto attore vibrante, regista, formatore, ma anche appassionato di musica, artista visivo, autodichiaratosi favorevole ai cross over dei linguaggi, intenzionato a scoprire, pur dal coté di una formazione non certo da millenial o nativo digitale, i risvolti “caldi”, delle nuove tecnologie, arriva al varco della conferenza stampa con un atteggiamento di emozione controllata, offre per le brevi presentazioni istituzionali molto centrate sul senso della soddisfazione per una deliberazione raggiunta dopo un grande lavoro di scrematura e concertazione definito esemplare ed unanime, addirittura un denso discorso scritto pieno di passione. Si dichiara stupito, felicemente sorpreso di essere stato prescelto e sentiamo subito che l’approccio di curiosità multidisciplinare e il rapporto all’incarico da artista, in primis, o meglio da promoter della bellezza e altezza artistica anche in un contesto doverosamente pubblico e popolare, nonché lo sfaccettato rapporto tra tradizione e innovazione, che lo fa prescindere dall’ideologico concetto di avanguardia, non possono avere che una matrice nobile negli insegnamenti del compianto ma assai poco celebrato Leo de Berardinis, di cui il nostro leggerà diversi passi teorici nel corso della presentazione.

Curioso destino questo della pedagogia di Leo, che come sappiamo visse momenti difficili e di grande ambivalenza da parte dell’establishment cittadino prima di una fine inaspettata, dolorosa, beffarda, in altri termini, tragica, lasciando un testamento di metodo in una schiera di attori e attrici –autori, come piaceva dire a lui che sono tra noi ad impreziosire la scena territoriale e nazionale, uniti nella dignità di un lavoro d’arte che si fabbrica ogni giorno in uno scavo continuo ed umile. Un po’ del suo spirito formatore in qualche modo precocemente disperso, ritorna dunque a Bologna, anche se in tutta evidenza non potrà che essere un’altra storia per diversità di mission e acqua passata sotto i ponti. Certamente Malosti, pur esplicitando l’attenzione ai bilanci doverosa per tempi storici e tipologia d’incarico, pone al core delle sue attenzioni e passioni la figura dell’Attore, come colui che agisce e accresce la sapienza e consapevolezza, il lavoro di squadra, casomai a qualcuno venisse la tentazione di pensarlo come un mattatore seppure alternativo. Data l’accentazione posta su questo aspetto, chiamiamolo di formazione interna, si accende immediatamente l’attenzione della scuola d’attore Jolanda Gazzerro, la scuola ERT con sede a Modena, che chiede parola e spera di essere valorizzata. Malosti esplicita la sua intenzione di esserne docente e promette carte da disvelare su questo aspetto, cosi come sul rilancio di Vie Festival, con il suo addentellato di Atlas of transitions, autentiche punte di diamante dei cartelloni ERT, penalizzate in verità dalla vicenda Covid, non certo dall’attenzione e dalle energie poste su questi aspetti dai curatori antecedenti. A questo punto, intrigare e al contempo rassicurare, in equilibrata misura, sembrano gli obiettivi non tanto reconditi di tutta la conferenza stampa. Si cerca di frenare la curiosità della stampa sulla precisa datazione degli eventi e su una effettiva nuova conduzione a partire da quando. Alla fine, mentre già si accendono le luci della programmazione allo Storchi con l’ultimo drammatico lavoro dell’uruguaiano Calderon e al rinnovato gioiello cesenate del Teatro Bonci, con una premiere di Teatro Valdoca, comprendiamo come l’effettiva consegna delle chiavi, per cosi dire, avverrà intorno al 20 di maggio e intanto si fanno belli altri spazi ERT, come il Dadà di Castelfranco, ancora in ristrutturazione.

Naturalmente, una delle principali curiosità della stampa riguarda la conoscenza e il rapporto del nuovo direttore con le molteplici realtà teatrali del territorio, più o meno nuove, più o meno metropolitane, più o meno organiche o partecipi dei progetti ERT fin qui, perché certamente qui si misurerà la capacità di Malosti di essere riferimento unificante e valorizzante e non elemento di competizione con realtà molto radicate e che si erano anche poste in alcuni casi come possibili aspiranti al suo attuale incarico. Malosti rassicura tutti sulla conoscenza attenta che è in realtà un apprezzamento delle compagnie e compagini presenti e con le quali intende instaurare un dialogo al più presto.

A proposito di ciò che gira intorno, intanto diversi luoghi del teatro bolognese hanno dato metaforicamente aria alle stanze, come Teatri di Vita che ha aperto per un happening en plen air proprio il primo maggio, onde ricordare che anche questo è lavoro e va sostenuto, per poi, come da cartello, proseguire con la riproposizione dell ‘abbacinante lavoro di Andrea Adriatico da Mishima, dal titolo Il mio amico Hitler, già qui recensito a suo tempo e continuare con le Resi-danze e i giovanissimi finalisti del progetto, La Cura. Anche Ariette, nel territorio Valsamoggia, non rinuncia al pranzo collettivamente autogestito con spettacolo del primo maggio, per poi proporre in questi giorni, fino ad una ripresa in giugno, un viaggio intra moenia, intimissimo, per cinque spettatori alla volta, all’interno della loro mitica casa, scrivendo e riscrivendo una biografia rappresentata di arte e vita che è ormai un bene comune come il territorio da cucire in cui agiscono. Intanto cominciano tangibili segnali di ripresa dal Laura Betti di Casalecchio, circuito Ater, dal teatro Duse, inaugurato dalla genialità agrodolce di Bergonzoni e parte estendendosi per buona parte di maggio il mitico festival20/30, costola d’avanguardia giovanile degli ormai consacrati, Kepler 452, una premiata consolidata ditta a molte facce e molti consoci, che agisce un po’ in tutta la penisola, grazie alla spinta propulsiva del progetto Consegne e Coprifuoco.

Nicola Borghesi, anima autoriale e registica peraltro in questi tempi di organici ancora ridotti, sia da regista che attore predilige one man show, o al massimo buddy buddy show con amici e sodali del cuore, consolidando la sua capacità di scrittura insieme per esempio a Riccardo Tabilio.

Ed è all’interno della finalmente ripresa programmazione di Liberty –Associazione Agorà che infatti, abbiamo la felice opportunità di vedere in quel di Castello d’Argile, prima di un ispirato e commovente lavoro di Roberto Latini dedicato a Garcia Lorca e al suo essere poeta da cucciolo, in formazione,l’anteprima dell’ultimo lavoro della compagnia bolognese che ha tracciato una strada di teatro- cronaca e storia di tutti, questo gli Altri, molto applaudito in questo primo assaggio.

Molto ci sarebbe da dire sulla stagione Agorà che nei noti comuni di pianura est ci riserva uno scorcio di stagione con chicche preziose come ad esempio, sabato 22, una riproposizione del fortunatissimo Graces, opera plurisegnalata della danzatrice coreografa Silvia Gribaudi, inno divertito e raffinato ad una bellezza e joy de vivre fuori dagli schemi, particolarmente terapeutico in questi tristi tempi di forzato abbruttimento da casalinghitudine, aspettando il playpiano bar dei nostri attori territoriali del cuore, un cabaret altrettanto anomalo che doveva andare in scena per le feste natalizie.

Ma molto ci sarà da dire per la prossima partenza di una delle ennesime scommesse a firma Elena di Gioia, il festival Epica che vedrà tappe diverse in tranches diverse nel mese di giugno tra la pianura e Bologna city e che vedrà la riproposizione e vero debutto del lavoro di Borghesi insieme a Riccardo Tabilio, peculiare figura di artista-drammaturgo, tecnico dei suoni e dei computer. Un lavoro duro e insieme commovente, compatto, invasivo nella sua sonorità, forse il più disperato a firma Kepler, in cui molti veli di Maya della Storia sembrano cadere, oltre il materialismo dialettico per attingere ad una cognizione del dolore universale, attenzione tutt’altro che buonista, forse più classica che contemporanea, attraverso una forma narrativa peculiare tra cronaca e stand up comedy, a partire dalle note vicende della capitana di marina suo malgrado fuorilegge, Carola Rackete. come in un gioco di specchi lo spettacolo non parla degli Altri ma parla di noi e probabilmente non il noi consolatorio di veltroniana memoria, ma un noi estensione tribale di quel io io io e gli altri appunto, ben presente nei più graffianti artefici della commedia all’italiana. Lo spettacolo depista presentandosi come una riflessione sull’uso e abuso dei social, i vezzi, i tic, i fakes dei cosiddetti leoni da tastiera, la loro sostanziale antisocialità, a dispetto di tutto, ma in realtà è una sofisticata trattazione del tema della soggettività e della sua possibilità di rappresentazione, che si serve dello stratagemma della investigazione e della chiamata in causa delle debolezze dello spettatore odierno. Ne sentiremo parlare e ne riparleremo per il debutto bolognese. Come sempre il Teatro si farà in questo scorcio di stagione cassa di risonanza e moltiplicatore di energie e inquietudini trasversali in tutte le location in cui sarà possibile farlo.

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.

Articoli correlati

Festival Rivestiti – Terra equa 2021 “open air”
di Rivestiti - Terra Equa /
L’anno degli anniversari / 1871-2021: Comune di Parigi
di Sandro Moiso /