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Elezioni in Cile, la vittoria di sinistra, femministe e indipendenti

Alle elezioni disfatta per il governo e per le forze politiche tradizionali, in particolare le formazioni neoliberiste. I cittadini hanno eletto i membri dell’Assemblea Costituente che riscriveranno la Carta pinochetista. Rilevante, inoltre, il successo di Irací Hassler Jacob, economista femminista anti-liberista eletta sindaca di Santiago.

L’alba di un nuovo Cile inizia con la spallata definitiva ad Augusto Pinochet. Al termine del weekend elettorale, in cui quasi 15 milioni di cileni erano chiamati a scegliere non solo sindaci e governatori regionali, ma soprattutto i membri della nuova Assemblea Costituente, la destra non raggiunge il terzo dei seggi necessario per poter ostacolare il processo di rinnovamento sostanziale nella nuova Costituzione. Vincono la sinistra e gli indipendenti. Ma anche i movimenti sociali e femministi. La capitale, Santiago, avrà una sindaca femminista e comunista.

Disfatta per il governo e per le forze politiche tradizionali, in particolare le formazioni neoliberiste. Ne esce male infatti anche la Concertación, la coalizione di partiti di centrosinistra che ha governato il Cile dal 1990 al 2010. Il presidente Sebastián Piñera, di centrodestra, ha ammesso la sconfitta: “Un chiaro e forte messaggio da parte dei cittadini al governo e a tutte le forze politiche tradizionali. Non siamo sintonizzati adeguatamente con le richieste e i bisogni della cittadinanza. Servono nuovi leader”.

Ora il Paese sudamericano potrà riscrivere una nuova Costituzione, nella quale riequilibrare il rapporto tra Stato e mercato (finora del tutto sbilanciato a favore del secondo) e includere i diritti dei popoli indigeni, che chiedevano il riconoscimento della plurinazionalità del Cile. Senza contare che la nuova Costituzione sarà la prima al mondo a contemplare la parità di genere, forte degli impulsi decisivi dati dal movimento femminista.

Nei territori, si conferma il dato che segna la sconfitta della destra. In molte regioni si tornerà al ballottaggio il 13 giugno. Avanza il Frente Amplio (sinistra radicale) nei Comuni. Sotto le aspettative l’affluenza, che si attesta attorno al 42,5% (poco più di 6 milioni e 330mila i votanti). Un dato che non si avvicina agli oltre 7 milioni e 562mila (50,9%) che avevano votato al referendum del 25 ottobre 2020, quando i cileni si espressero a stragrande maggioranza (oltre il 78%) a favore del (Apruebo) alla scrittura di una nuova Costituzione.

La composizione della nuova Assemblea – Nel dettaglio, i 155 seggi che formeranno l’Assemblea Costituente chiamata a redigere la nuova Carta saranno così composti. Si ferma a 37seggi la lista Vamos por Chile, che raggruppa i partiti di destra, compattatisi attorno al governo di Piñera (il cui consenso nel Paese è intorno al 9-10%). Di questi, 17 vanno al partito Unione democratica indipendente e 15 a Rinnovamento nazionale. Una debacle, visto che l’obiettivo era fissato a 52 seggi, ovvero un terzo dell’Assemblea. Per approvare le modifiche della Carta, infatti, è richiesta la maggioranza dei due terzi. Ventotto i seggi conquistati dalla lista Approvo Dignità, che comprende il Partito comunista e le liste alleate, riunite nel Frente Amplio. Venticinque gli eletti della lista di centrosinistra Approvo, comprendente i partiti della Concertación. Buon risultato anche per la Lista del popolo, di sinistra, che ottiene 24 seggi. Undici gli scranni per gli indipendenti di Nuova Costituzione. I restanti 30 seggi sono divisi tra popoli indigeni (17 di diritto) e liste indipendenti di sinistra e movimenti sociali di base (13 seggi).

Una comunista a Santiago – Rilevante, inoltre, il successo di Irací Hassler Jacob, che conquista il palazzo municipale del centro città e porta la falce e martello nella capitale con quasi il 40% dei voti. Sconfitto il candidato di Rinnovamento nazionale Felipe Alessandri. “Speriamo che sia il preludio di quello che succederà nel Paese”, sono state le prime dichiarazioni della neoeletta sindaca, economista femminista anti-liberista molto impegnata nella difesa dei diritti umani. Una vittoria per il Partito comunista, che può festeggiare anche il successo del sindaco di Recoleta, alle porte di Santiago, Daniel Jadue, riconfermato. Proprio Jadue (Pc) e Gabriel Boric, di Convergencia Social, sono i nomi più quotati per le presidenziali, previste per il 21 novembre.

“Un voto oltre le aspettative. Ma preoccupa l’astensione” – “Un voto che supera le aspettative”, commenta a ilfattoquotidiano.it Rodrigo Andrea Rivas, ex giovane dirigente della sinistra cilena, esiliato in Italia dopo il golpe di Pinochet. “Si è verificato un crollo verticale delle forze di governo, che non hanno più diritti di veto politico. E questo era il maggior timore alla vigilia, per le forze di opposizione. Senza contare la sconfitta della Concertación”.

Economista, scrittore e giornalista, Rivas ha diretto Radio Popolare. La sua analisi complessiva non nasconde la sua sorpresa: “Vittoria complessiva delle forze sociali, a partire dalle donne, particolarmente importante come fatto politico in un Paese maschilista, come in generale in America Latina. Poi una vittoria degli indigeni, ma anche della sinistra di opposizione e degli indipendenti”.

Con un punto dolente, però. “L’alta astensione vuol dire che c’è una disaffezione importante nei confronti della politica. È un dato con il quale tutti dovranno fare i conti, perché molti di quelli che hanno partecipato all’estallido social (le proteste di massa, ndr) non sono nemmeno andati a votare”.

Il processo costituente – La nuova Assemblea avrà nove mesi di tempo – prorogabili di altri tre – per presentare il progetto di Costituzione che sostituirà la vigente Carta, approvata nel 1980 e figlia della dittatura di Augusto Pinochet. Al termine dei lavori di redazione, la nuova Carta dovrà essere approvata definitivamente con un ulteriore referendum, in programma intorno alla metà del 2022. Tutto è nato dalle proteste dell’ottobre 2019, dopo un modesto aumento del prezzo dei biglietti per la metro. Da allora un fiume in piena ha travolto l’intero Paese, facendo emergere il forte malcontento latente nella maggioranza della popolazione. Il Cile, infatti, è un Paese estremamente diseguale, dove quasi tutto è privato. Ora il percorso costituente scelto per incanalare la rabbia popolare può trovare uno sbocco. La strada sembra tracciata, verso la rottura definitiva con la dittatura militare e l’impianto neoliberista cristallizzato nella Carta pinochetista.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 17 maggio 2021

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