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Da Roma a Milano, i giovani palestinesi uniscono le lotte

Le piazze per la Palestina sono cambiate. Hanno dei leader naturali e nuovi. Sono i giovani palestinesi, le seconde generazioni, in alcuni casi le terze. La Palestina, molti di loro, non l’hanno mai vista ma la conoscono come conoscono la diaspora forzata e il significato dell’occupazione israeliana.

Dal palco di Roma – oltre 5mila persone radunate in piazza dell’Esquilino dalla chiamata della comunità palestinese di Roma e del Lazio e da Assopace – i giovani prendono la parola. Sotto ad ascoltarli c’è un’umanità davvero varia.

Ci sono italiani di origine, i partiti di sinistra (da Pap al Partito comunista dei Lavoratori), Stefano Fassina e Nicola Fratoianni, le Madri di Roma città aperta, la Fiom, l’Usb, c’è l’Anpi e ci sono migranti di varie parti del mondo. Ci sono seconde generazioni tunisine, etiopi, marocchine, colombiane, bengalesi, indiane, da diversi paesi dell’Africa subsahariana.

Ci sono rider asiatici in bici e con lo zaino sulla schiena. Ci sono donne velate e non. Sventolano tantissime bandiere palestinesi, spuntano quelle della Colombia, del Kurdistan, del Libano.

La piazza è diversa dal solito ed è chiaro quali aspirazioni mette insieme. Un grido collettivo contro un’ingiustizia che lo Stato di Israele perpetra da 73 anni negando a un popolo intero il diritto all’autoderminazione e contro tutte quelle sparse per il mondo, economiche, sociali, coloniali. Ed è anche il palco per chi è nato e cresciuto in Italia da genitori migranti e vuole essere ascoltato.

La loro presenza è la risposta indiretta alle parole incendiarie che Matteo Salvini ha pronunciato dal palco della comunità ebraica di Roma, pochi giorni fa: «Le seconde e terze generazioni portano odio».

Dal microfono lo dice Maia dei Giovani palestinesi d’Italia: «Ora dovete ascoltarci. Abbiamo il diritto di difenderci, la nostra è una resistenza giusta». Giovedì dalla grande piazza pro-palestinese di Milano lo dicevano i suoi amici del network nazionale: «C’erano migliaia di ragazzi di seconde generazioni, algerini, tunisini, palestinesi, marocchini che vogliono prendere la parola – ci racconta Laila il giorno dopo – Da una parte ci sono i giovani e dall’altra una classe politica stantia che da Letta a Salvini è schierata con Israele».

E ce lo dicono a Roma i ragazzi del Csoa La Strada e del Gaza FreeStyle: «Queste piazze per la Palestina danno un segnale sulle seconde e terze generazioni, quanto accade in Palestina preme su chi nella sua terra non è mai potuto andare. E accanto ai palestinesi ci sono ragazzi di origini diverse che sentono quanto accade come un attacco diretto anche contro di loro. Si sentono chiamati in causa come accaduto durante le proteste italiane di Black Lives Matter: siamo giovani cresciuti nelle stesse città e condividiamo le stesse problematiche di povertà e marginalizzazione: bianchi e non bianchi sono uniti dalle stesse dinamiche socio-economiche».

«Siamo qui per i diritti dei palestinesi – ci dice una ragazza macedone – Vogliamo la loro libertà. Di loro nei media non si parla, come non si parla di noi». Dal palco lo ribadisce un giovane curdo: «Tutti uniti per la liberazione dei palestinesi».

Poco prima lo stesso messaggio lo mandavano Yousef Salman, presidente della comunità palestinese di Roma e del Lazio («Vogliamo anche noi il nostro 25 aprile contro uno Stato criminale che non rispetta la legalità internazionale») facendo appello alle persone «libere e oneste» e Luisa Morgantini di Assopace raccontando «la lotta dei giovani palestinesi da Akko a Gerusalemme».

In piazza ci sono anche palestinesi che in Italia hanno costruito la loro vita dopo l’esilio. Abu Dawud nel 1966 andò in Kuwait, Israele non gli ha mai permesso di tornare: «Vedo rivolte popolari che non si vedevano da tempo, fuori dall’Anp e dai partiti, spontanee. Hanno una forza nuova. Dentro Israele, in Libano e in Giordania, la rabbia è esplosa e la protesta è vasta, aiutata anche dalle condizioni economiche seguite alla pandemia».

Mentre dal resto delle piazze italiane (migliaia di persone a Napoli, Bologna, Torino, Firenze, Palermo, Salerno) arrivano le immagini dei presidi, a Roma tra caroselli di auto di passaggio e il grido «Palestina libera» parte un corteo improvvisato su via Cavour.

Questo articolo è stato pubblicato su Il manifesto il 16 maggio 2021

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