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Quando la Cultura sta sul pezzo: salute a te Festival!

Timidi accenni primaverili e prove di riapertura per tantissime attività da svolgersi in pubblico, con pubblico, ancora tutti peraltro frastornati dalle vicende pandemiche, in realtà ben lungi dall’essere concluse e portatrici di grandi interrogativi sul nostro futuro comunitario.

Collettivo Amalia, agguerrita e multidisciplinare crew di donne che operano in campo artistico, culturale, sanitario e amministrativo, da tempi non sospetti, come è in uso dire nella nostra vulgata sempre vagamente complottista, traffica con Storia e storie di donne e soprattutto cerca di lavorare su un crinale difficile tra Cura e Cultura. Un luogo ibrido, sempre evocato e poco esplorato in cui si incrociano bisogni sociali, risposte istituzionali e informali ai medesimi, teorizzazioni (più che pratiche) preventive e si evidenzia il ruolo femminile come centrale nelle sue diverse declinazioni.

Le molteplici azioni del Collettivo si sono irradiate sin da subito da quella nuova istituzione di Salute territoriale che dovrebbero essere sulla carta le Case della Salute, nate su direttiva europea con legittime ambizioni di ricreazione di una intermediazione tra corpi sociali e grandi istituzioni della cura e del sostegno, allo scopo, tra le altre cose di evitare quella congestione ospedalocentrica, che tanto ci ha nuociuto in tempi di emergenza.

Amalia ha saputo scegliersi un campo e un posizionamento di dialogo tra utenza e operatori che si è articolato in varie modalità di scrittura, racconto, testimonianza e performance nel corso degli anni, perseguendo continuità di relazione ma anche approfondimento ed espansione territoriale, nonché allargamento sinergico con le realtà associative del Quartiere Navile e capacità di far rete con tutte quelle realtà di base che operano in favore di una gestione di prossimità del tema sanitario e di una sempre più stretta relazione con le strutture di welfare sociale.

Bisogna dire che le Case della Salute sul nostro territorio, come per la maggior parte altrove non si sono mostrate a pieno regime nel loro funzionamento in era Covid e non hanno saputo affrontare adeguatamente una sfida subdola e in un certo senso imprevista, anche se molto questa cecità epidemiologico-ambientale e questo scollegamento evidente tra comparti che dovrebbero essere dialoganti, ci racconta delle priorità delle varie agende politiche nazionali e non solo.

Il collettivo, sul finire dello scorso anno, è riuscito a realizzare in streaming un convegno apripista dei molti dedicati in seguito al tema della salute di base, che non poteva che intitolarsi in modo beneaugurante e programmatico, a scacciare ogni ombra di rassegnato pessimismo, Salute a te!, rimarcando non già l’ottuso ottimismo di facciata dello slogan “Andrà tutto bene”, ma la fondante opzioni del benessere come diritto collettivo che parla a ciascuno di noi e alla nostra capacità di rivendicarlo e sostenerlo sempre.

In quella occasione, emozionante per tanti aspetti e per il lavoro certosino svolto in complicate condizioni, su territori vicini e lontani, Amalia aveva messo in relazione e a valore due mondi, quello della pratica teatrale e quello sanitario, in qualche modo problematici e in difficoltà da ben prima della emergenza e spesso vissuti e comunicati in contrapposizione, stante la loro corrispettiva dimensione di subalternità a ben altre logiche politico-economiche.

Nei mesi seguenti, apparentemente silenti, Amalia ha lavorato sulle pratiche di connessione, laboratorio e testimonianza, prescindendo, come tutti, dal contatto fisico concreto con i suoi seguaci e i suoi frequentatori laboratoriali abituali, intessendo anche in modalità on line relazioni di grande spessore e significato con chi avesse voglia di raccontare ed esprimere emozioni narrative anche a partire dalle esperienze di isolamento sociale, per non farsi trovare impreparati ad un ritorno da dove si era partiti, ovvero a quella Casa della Salute Navile, da dove tutto era iniziato.

Collettivo Amalia, ha saputo aspettare, complice lo slittamento dei termini di scadenza del bando regionale cui fa riferimento la sua programmazione, che tempi migliori potessero giungere ed ha confezionato una tappa due e tre, di quel Salute a te! che ormai è diventato un format e un festival vero e proprio, pronto a dilagare dall’Appennino alla Pianura.

Oggi più che mai, si aprono molteplici polemiche sulle misure di recovery destinate alla sanità: da quello che si evince, pur assegnando il piano, cifre ragguardevoli al comparto, emerge un ridimensionamento economico per le auspicate misure territoriali, le forme di intervento intermedie tra il nulla pratico dei medici di base e i grandi centri ospedalieri, d’eccellenza o no che siano. Ergo, Case della Salute e ospedali di comunità. Evidentemente diversificate devono essere le esigenze lobbistiche, plurimi gli appetiti economici, trasversali i timori per una consapevolezza diffusa sulle buone ragioni di una biopolitica dal basso.

Per questo, gli appuntamenti conclusivi delle programmazioni culturali di Collettivo Amalia in questo lungo anno vissuto più che mai pericolosamente da parte di tutto il nostro sistema sanitario e di salute pubblica,  risultano particolarmente significative e importanti, in una fase in cui si torna tra le righe a riferirsi ad una sorta di dittatura sanitaria, che forse sarebbe più opportuno definire  invece impotenza sanitaria (di queste ore le notizie circa i tentativi di sfiducia mento del ministro di settore in carica).

In ogni caso, il discorso di Amalia vuole essere quello di un cambio di paradigma culturale nei confronti di un sistema di welfare che, ove non partecipato collettivamente, finisce inevitabilmente per assumere i contorni di una forma di controllo e la storia del corpo delle Donne, il più biopolitico, il più socialmente ri-produttivo che ci sia, sta tutta li a dimostrarlo.

Pertanto, seguite questa ripartenza a stretto giro con Teatri, cinema e musei.

Si comincia il tre di maggio in via Svampa 8, dalle 16, davanti e dietro la Casa della Salute Navile con il flash mob delle partecipanti ai seguitissimi laboratori teatrali on line succedutesi nel corso di questi mesi, su testi e suggestioni dagli altrettanto intensi laboratori di narrazione emozionale: stiamo dunque parlando di un importantissimo lavoro condotto dalla regista-direttrice artistica del Festival Angela Malfitano di concerto con Donatella Allegro, attrice formatrice di grande esperienza e verve attivistica. Il titolo di questo particolare evento è: Voglio stare bene, una occupazione di spazio affermativa, non poi così facile per le Donne, neppure oggi, iniziato da un pezzo il terzo millennio.

Amalia prosegue poi il suo viaggio verso luoghi legati alla propria storia mitopoietica fondativa e trascurati oggi come ieri dalle cronache, comprese quelle sulla Salute e sul Covid, con l’evento reading di domenica 13 giugno a Grizzana Morandi preso il parco del casale. Reading che incrocia vicende storiche con cronache di ordinario isolamento pandemico.

Si prosegue il 17 di giugno dalle 19.30 – 20 in avanti a S.Pietro in Casale, già insospettata oasi di saperi classici e pscicoanalitici con l’evento Profezie e Pandemie, che, a partire dal mito di Cassandra, rilegge la nostra stoltezza di contemporanei mettendo in dialogo, grecisti, medici e docenti tra loro e con le lettrici della bellissima biblioteca Luzi.

Domenica 27 giugno alle ore 18, nel cortile del castello di Bentivoglio, piccolo ridente comune di hinterland bolognese da sempre sede di eccellenze mediche diffuse, si terrà un evento che forse avrebbe dovuto essere ospitato presso una sede sanitaria che non sarebbe comunque a disposizione, stante la chiusura dei reparti maternità, tanto qui celebrati, in favore della riconversione in Reparti Covid, ovvero si parlerà di nuove forme di paternità partecipata attraverso l’esposizione delle risposte a questionari somministrati a giovani futuri padri di diversa origine e cittadinanza, un tema così poco trattato e invece cosi preventivo in qualche maniera rispetto a tante possibili derive familiari a sfavore di donne e minori.

Gran finale a Bologna, il 30 di giugno, in un altro presidio simbolo del Collettivo Amalia, quale il Cortile dei Tigli,  su cui affaccia la prestigiosa biblioteca dell’Istituzione Minguzzi, da sempre partner di Collettivo, ospiti grate dell’Azienda Ausl, occupata per così dire, sin poco prima delle 20, nel medesimo complesso, nella campagna vaccinale, per affrontare un momento di riflessione ed elaborazione testimoniale e performativa affidato alle attrici della nostra particolare equipe, ai diretti protagonisti dell’epoca, alla perizia archivistica di Letizia Bongiovanni: si  celebrerà la ricostruzione storica di un autentico caso di studio nella Bologna del welfare glorioso, quale l’esperienza del Presidio assistenza per la primissima età, meglio conosciuto come Pape.  A discutere e commentare tra una lettura e un brano documentale, Maria Giovanna Caccialupi, tra gli artefici di un mutamento importante nei paradigmi della lettura delle dinamiche e delle disfunzioni familiari nonché responsabile della conduzione dell’esperienza Pape e l’ex Presidente del Tribunale dei minori e garante per l’infanzia della Regione ER, Luigi Fadiga.

Potrebbero aggiungersi altre tappe a sorpresa e soprattutto, conviene per chi legge stare sintonizzati perché, l’estate avanzata e l’autunno potrebbero portare un terzo diverso passo, diffuso nel territorio del Quartiere Navile, di questo festival permanente che ha ormai una sua cifra molto libertaria e assai poco punitiva per il corpo femminile, evidente anche nell’immagine volutamente giocosa della locandina e che ci invita tutti e tutte a riprendere in mano le sorti del nostro benessere: chissà mai ci si decidesse a manifestare o ad attivarsi per avere aperture diverse e meglio modulate delle Case della Salute, più funzionali alle nostre esigenze, (un po’ meno Cup e più centri di presidio sociosanitario territoriale, magari anche di aggregazione) piuttosto che, per dire per uno spritz in più? Ma questa è un’altra e ancora lunga storia da scrivere.

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