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Scuola: docenti senza stabilizzazione, parte una “staffetta precaria”

Coordinamento precari/ie davanti all’Ufficio scolastico per contestare l’assenza di un piano da parte del Governo: “Per settembre si prevedono non meno di 240.000 docenti che ancora verranno nominati su cattedre vacanti”. Le/gli insegnanti denunciano inoltre la “campagna mediatica che da anni presenta il docente precario come impreparato e indegno del ruolo che svolge”.

Il Coordinamento precari/ie della scuola di Bologna e Modena ha dato il via oggi davanti all’Ufficio scolastico di via de’ Castagnoli a una “staffetta precaria”, un’iniziativa promossa in diverse città dal Coordinamento nazionale precari della scuola per denunciare “l’assenza di un piano straordinario la stabilizzazione dei docenti”.

Si chiedono le e gli insegnanti: “Come apriranno le scuole a settembre? Nonostante l’appello del presidente Draghi, il Governo non ha ancora prodotto alcuna soluzione, tutto tace. L’anno scolastico sta volgendo al termine e la questione del precariato è sempre più drammatica. Per settembre 2021 si prevedono non meno di 240.000 docenti a tempo determinato che ancora una volta verranno nominati su cattedre vacanti e disponibili, mantenendo la scuola aperta ma precaria e instabile. Le conseguenze inevitabili sono la mancanza di continuità didattica per gli studenti, la devalorizzazione dell’esperienza sul campo di migliaia di precari che continuano a non vedere riconosciuto il diritto al lavoro e alla stabilizzazione, come sancito dalla Costituzione e dalla Direttiva UE 70/1999 e successive”. L’invito del Coordinamento di Bologna e Modena è “ad andare nelle piazze, davanti le scuole o le sedi del provveditorato della propria città per chiedere assunzioni dei docenti precari, eliminazione delle classi pollaio, scuole sicure e continuità didattica. Perché anche noi vogliamo dire ai nostri studenti: ‘Ci rivediamo a settembre!’”.

E’ sempre il Coordinamento bolognese e modenese a diffondere una riflessione sulla “campagna mediatica che da anni presenta il docente precario come impreparato e indegno del ruolo che svolge”, che “trae adesso nuova linfa dagli esiti delle prove scritte del Concorso Straordinario che gli Usr vanno pubblicando”. Spiegano le/i docenti precarie/i: “L’articolo di un noto quotidiano nazionale, edizione locale, si intitola ‘I prof sono impreparati: non superano l’esame, così le cattedre resteranno vuote’. Tradotto: se il prossimo anno la scuola inizierà ancora in ritardo, la colpa sarà di quei docenti che non hanno colto la possibilità data loro, dimostrando di essere ignoranti e di non meritare un posto stabile. Come Coordinamento Precari/ie Scuola di Bologna e Modena abbiamo già commentato le prove concorsuali nel merito, a partire da un questionario sottoposto ai candidati. Prima di affermare che gli insegnanti sono impreparati, gli autori degli articoli hanno approfondito la questione? Hanno analizzato domande, modalità e tempi di svolgimento delle prove, griglie di valutazione? Tra gli elementi riscontrati ricordiamo: tempi troppo stretti per la complessità delle risposte attese, mancanza di chiarezza nelle domande formulate e presenza di temi non previsti dai programmi, mancanza di funzioni nei programmi di scrittura necessarie per alcune classi di concorso, griglie di valutazione generiche e soggette a interpretazione. Senza dimenticare le condizioni storiche in cui si sono svolte le prove. Nessun giornalista è andato a chiedere conto di tali criticità al Ministero e alla Commissione istituita per creare le prove. Nessuno si è chiesto come mai tra i candidati siano stati bocciati in massa anche quei docenti già selezionati e formati come i docenti di sostegno specializzati”.

Prosegue il Coordinamento: “Il giornalismo nostrano continua a fomentare l’idea che i docenti precari meritino la precarietà e siano loro la causa del basso livello di competenze degli studenti italiani, rilevato tramite le valutazioni nazionali e internazionali. Questo si desume dall’articolo a firma del Direttore della Fondazione Agnelli, che commentando quanto previsto per la scuola nel PNRR, ci dice che avere a settembre 2021 un elevato numero di cattedre scoperte ‘è un male accettabile, se l’alternativa è di rinunciare in futuro ad assumere i migliori docenti’. Gavosto si appella alla retorica del ‘largo ai giovani’, ma dimentica che dal 2014 non esistono corsi abilitanti, che le modalità selettive finora usate sono state spesso inadeguate a valutare un buon docente. Il Direttore tralascia soprattutto di dire che molti vengono bocciati perché non ci sono posti su cui entrare di ruolo, ma posti per lavorare da precari fino al 30 giugno sì. L’efficienza è richiesta ai docenti, ma non alla macchina statale in cui lavorano da anni, con poche risorse, in spazi inadeguati e con una burocrazia inutilmente crescente. Noi, accusati di non essere mai stati valutati, vorremmo valutare invece l’operato e gli scritti di questi direttori e giornalisti. Vorremmo anche noi sbattere il mostro in prima pagina”.

Questo articolo è stato pubblicato da Zic il 28 aprile 2021

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