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Il talento dell’Educazione fisico-sportiva per la costituzione italiana

Lunedì 26 aprile alle 18, l’associazione il manifesto in rete, in colloaborazione con Libreria Ubik Bologna, organizza la presentazione online del libro “Per una sana e robusta costituzione. La costituzione italiana e l’educazione fisica e sportiva“, di Silvia Lolli, edizioni in.edit, 2021, 162 pp. (Link all’evento Facebook). Pubblichiamo qui di seguito l’approfondita recensione di Silvia Napoli.

Sono tante le domande e le riflessioni che suscita la passione inoppugnabile di cui sono pregne le pagine dell’ultima fatica editoriale di Silvia Lolli, insegnante nella Scuola Pubblica, coach, teorica e formatrice dello sport e molto altro nella vita, anche se civismo, attivismo, attenzione alla realtà tutta nel suo insieme, tratti davvero insoliti per chi frequenti micro e macrocosmi come i suoi, non sono da lei vissuti né a latere, né in alternativa o tanto meno contrapposizione, ma, come parte del tutto.

Cosa che, alla fine, è un pochino il senso vero di questo libro particolare ed insieme audace(poi andremo a illustrare perché), dal programmatico titolo:Per…..una sana e robusta costituzione.

Un po’ divertissement questa titolazione, forse ben oltre le intenzioni dell’autrice, perché in fondo è un po’ come essere consapevoli dell’opportunità del famoso fisico bestiale per cavarsela un po’ in tutte le cose della vita, non ultima la pratica democratica che, come si sa, è la più insidiosa e difficile tra le attività del consesso umano e civile, tanto da avere bisogno di un nume tutelare.

Sarebbe facile indicare subito la Costituzione della Repubblica italiana come il faro guida della nostra vita pubblica e contemporaneamente il fulcro del libro, che del resto si fregia di una cover tricolore alquanto patriottica su cui leggiamo a chiare lettere, a scanso di equivoci, a quale tipo di costituzione vogliamo in realtà riferirci e naturalmente tutto questo sarebbe incontrovertibilmente vero e intenzionale.

Ma il testo che, perdonate l’ossimoro, procede con una sorta di pacata e meditata foga, in realtà vive di una triangolazione di elementi, nei quali si iscrive la biografia morale e intellettuale dell’autrice, che schermandosi dietro l’imperativo etico e operando con intenti tutt’altro che ombelicali, tuttavia riesce a rivelarci molto di se stessa e dei suoi molteplici interessi.

Gli elementi in questione, sono, naturalmente, come già accennato, gli articoli costituzionali, ma soprattutto il mondo della formazione e della Scuola e il senso educativo profondo e ampio che questi percorsi dovrebbero avere, partendo proprio da due materie o discipline talvolta abbastanza neglette o fuori dalla visuale nel pur acceso dibattito sulla didattica a distanza, come l’educazione fisico-sportiva e l’educazione civica, che la nostra sente intimamente connesse, non semplicemente apparentate da un comune destino di fraintendimenti e rappresentazioni improprie.

Silvia Lolli scrive con passione e, come dicevo con coraggio, ben conscia dei rischi comunicativi che questa sua istanza comporta per vari aspetti, ovvero indebiti accostamenti con un malinteso senso patriottico e un orgoglio vagamente autoritario, questione sempre aperta ogniqualvolta la soglia di attenzione democratica si indebolisca, o con le lusinghe di un liberalistico e globalizzato merchandising di corpi da primato in ogni possibile accezione. Disciplina del corpo sappiamo bene oggi quanti must have, must be e how to comporti, tali da snaturare personalità, aspirazioni e quant’altro.

Il nostro tenerci in forma e il nostro competere oggi direttamente o meno, muovono mercati e interessi complessi ed enormi che poco hanno a che vedere con il barone de Coubertin e certamente possiamo immaginare che la lontananza da aule e palestre e la vista dell’infinito numero di riders che questa vicenda pandemica ha riversato in ogni angolo delle nostre città, siano stati uno stimolo, un pungolo a scrivere e ordinare un materiale incandescente perché, sostanzialmente, come giusto che sia, fuori dalle mode, dalle ossessioni e tic culturali del momento.

Pertanto Lolli ha il coraggio di tirare fuori categorie desuete come sacrificio, di parlare dell’EFS come strumento di conoscenza di se stessi e delle proprie potenzialità, di educazione al lavoro di gruppo e a qualcosa di più della tolleranza nei confronti di differenze e diversità.

Ha in definitiva il coraggio di fare un lavoro morale e pedagogico, proprio mettendo il concetto e il termine Lavoro e diritto al Lavoro al centro della Scuola, in un senso alto, di integrazione sociale, assai distante dalla retorica aziendalista che di solito è il massimo che si riesce a esprimere quando si cerca di fare il famoso discorso sulla modernizzazione e si dichiara di voler sottrarre il mondo dell’istruzione all’idealismo crociano, buttando cosi il bambino con l’acqua sporca e deprivando lo studio dalle sue profonde motivazioni di formazione del senso critico e della consapevolezza.

Cosi, a mio avviso, il libro, che nasce dalla esigenza di mettere nero su bianco un metodo personale di approccio e lavoro e un metodo di apprendimento per gli studenti, sfugge forse solo in parte consapevolmente alla categoria dei manuali o dei tutorial, pur essendo costellato da un lato di esercizi, quiz e domande apparentemente semplici, ma vi esorto a provare di rispondere in disinvoltura, se riuscite, dall’altro di rimandi, occhielli, note a piè pagina che richiamano la storia da un lato, ma, appunto non tanto quella del mens sana in corpore sano, quanto quella dei padri costituenti, dall’altro, la storia delle mitologie e degli immaginari contemporanei legati allo sport e alla sua rappresentazione, per approdare a quella dei pamphlet

Infatti, esattamente come quei registi che praticano consapevolmente l’arte del coup de theatre e del colpo di pistola sul palco pur di tener desta l’attenzione partecipe degli spettatori, l’autrice non esita a rivolgersi direttamente ai suoi interlocutori, i giovani studenti, immaginandoli certo, supponiamo per quello che sono in carne ed ossa davanti a lei nella esperienza di ogni giorno, ma in qualche modo trasfigurandoli come una categoria che è anche un campo d’azione, un campo da gioco, appunto, dal suo posizionamento di mission (e mai anglismo fu più indicato che qui), dall’altro come l’essenza della condizione di addestramento alla vita. In questo a me il libro ha fatto venire in mente la pedagogia in senso illuministico del termine, come se gli odierni studenti fossero tanti Emilio e ho pensato alle loro possibili reazioni sentendosi cosi direttamente chiamare in causa, quasi tirati per la giacchetta, ma non certo nel modo ammiccante, amicone, giovanilista volutamente demenzial-simpaticone con cui siamo soliti trattare i più giovani e nello stesso tempo senza alcun senso di sufficienza verso presunti analfabeti civili e politici.

Assumendosi, quindi, molti oneri e responsabilità, quali quello di essere una prof impegnativa che prende tutto sul serio e parla a tutti, ma ha come il fegato appunto, di interrogare tutti uno per uno, mettendo in relazione principi alti e vissuto, su un piano alto che non è mai quello fuori ruolo della confidente psicologa, ma quello del posizionamento del sé individuale adulto nei confronti della società.

A questo punto esce fuori un parallelismo molto interessante tra il fair play sportivo cui Lolli si riferisce spesso e la pratica della dialettica democratica.

Perché, la nostra, questo è il core vero, di quanto ci viene puntigliosamente dimostrato servendosi del grimaldello degli articoli costituzionali, crede convintamente nel pluralismo ed è fortemente interessata al meccanismo concertativo con cui essi vennero formulati, soppesando parola per parola, in modo da trovare con perizia la sintesi migliore che rappresentasse un punto di vista realmente molto ampio eppure fortemente orientato.

Se qualcuno avesse avuto mai sospettato la scuola come l’ambito della faziosità, del gender famigerato, delle confutazioni a tesi, della distruzione della famiglia, della identità nazionale , delle sperimentazioni strane che premiano tutti indistintamente, del brodo di coltura del radical chic, dovrà ricredersi assai davanti a questo testo tosto di una insegnante tosta che certamente fa lavorare molto i suoi allievi e che torna ai fondamentali, semmai coltivando forse la speranza che dall’esempio del lavoro dei padri e delle madri costituenti possa scaturire una modalità di costruire visioni comuni che per ora, nonostante larghe, larghissime intese, grandi ammucchiate e scoloriture ideologiche è ben lungi, secondo chi scrive dall’essere in campo. Ma il campionato di una vita da realizzare comunque siamo chiamati a giocarcelo tutti e da qualche regola non possiamo certo prescindere.

Lolli non solo crede nelle buone pratiche, ma anche nelle buone regole ed ha anche l’ardire, oggi piuttosto desueto, di accostare la parola diritti di cui ci riempiamo la bocca tanto spesso a quell’altro termine, doveri, molto meno gettonato nella vulgata dominante anche perché foriero di concetti di pesantezza e fatica tanto distanti dall’impronta edonistica delle nostre società, nel senso che è nostro dovere conoscere e reclamare i nostri diritti, ma esercitare certi diritti comporta obblighi. il caso della Scuola è proprio questo, ad esempio e con grande puntiglio e convinzione l’autrice induce i ragazzi a riflettere sui tanti apparenti ossimori di cui in fondo è costellata una vita da adulti in costruzione. Non ha nessuna paura di poter risultare pedante o vintage, come quando attacca la cultura diffusa dell’integratore alimentare, anticamera dell’aiutino dopato, cosi infestante anche in sede familiare, tuttavia, per esempio, pur accennando alla facilità con cui in rete si possano trovare riferimenti a pseudo arti marziale di fatto poi traducibili in pratiche violente, si guarda bene, dal fare discorsi passatisti sulle tecnologie o sulla DAD stessa: davvero ammirevole il modo in cui trasforma questo strumento dallo stucchevole acronimo in una sorta di attrezzo ginnico, non solo per veicolare contenuti teorici, ma anche buone prassi ergonomiche de stressanti da sovraesposizione al computer.

Il tratto saliente dello stile Lolli è infatti proprio questo, una sorta di perfetta osmosi tra teoria e pratica per cui sono vicendevolmente propedeutiche l’una all’altra. Un libro dunque utile a far ricredere anche i detrattori dello studio della filosofia, perché è evidente quanta storia della medesima corra sottotraccia nella costruzione di questo pensiero e di questo quotidiano agire.

Sono altresì interessantissimi i passaggi sul rapporto con la salute, anzi, con il ministero stesso della Salute (l’autrice in verità caldeggia un approccio educativo che dovrebbe essere interministeriale e prendere in mano le redini di una materia che dovrebbe chiamarsi come una volta Ginnastica e sottrarla alle mille parrocchiette e definizioni circolanti ): perché non è cosa da farsi solo in classe con i ragazzi e sono molto illuminanti i resoconti sull’uso salutare e indirettamente politico per la valenza epidemiologico-preventiva negli ambienti di lavoro, per esempio.

Ma anche quelli che ben illustrano cosa voglia dire interesse pubblico in caso epidemico, o cosa voglia dire prevenzione anche in termini di direttive OMS e di attività fisica. Forse pochi sanno che anche qui, come per l’inquinamento e l’attenzione al rischio ambientale, esistono parametri internazionalmente definiti, standard qualitativi e obiettivi da raggiungere.

Altrettanto strenua la fede come già accennavamo, sempre seguendo gli articolati costituzionali, nella Scuola statale, come garante non solo del livello minimo di istruzione per tutti o quasi tutti, ma anche della costruzione del famoso individuo consapevolmente inserito nella collettività e tuttavia in grado di starci anche criticamente. Su questo naturalmente si potrebbe aprire un vasto dibattito, stante un certo disorientamento attuale diffuso nella scuola pubblica ben prima dell’avvento della DAD, peraltro ad esempio, non garantita equamente a tutte le fasce della popolazione e per area geografica e per ceto sociale.

Alla fine di tutto questo,il volumetto è un ibrido di difficile etichettatura ed estremamente sperimentale senza che questo significhi fare del nuovismo e lo si vede dalle fotografie minimaliste in bianche e nero che lo sottolineano con una allusività molto sofisticata ai limiti dell’ermetismo: sorpresa, perché non ci sono assolutamente corpi in queste foto o gare o riferimenti diretti a gare o impianti sportivi. Un po’ invece come se avessimo portato Ken Loach a fare un giro del mondo sulle dichiarazioni di principio di cui i luoghi del vivere urbano sono costellati tra muri, manifesti, raffigurazioni iconiche. Una scelta singolare sia rispetto all’educazione fisica che alla tanto amata costituzione italiana perché ci fa guardare nel mondo.

Se volete saperne di più, comunque, Per una sana e robusta costituzione, sarà presentato online lunedì 26 Aprile dalla pagina facebook di Manifesto in rete con ospiti di grande sensibilità e competenza, quali Giancarla Codrignani Milli Virgilio e Beatrice Bertolla perché, se ovviamente parliamo come per tutto il libro si fa, di Costituzione e di scuola come sorta di hub non solo per l’integrazione ma per l’espressione e la valorizzazione di diversità e differenze e per l’abbattimento di disuguaglianze e discriminazioni, le Donne, che vantano storicamente figure di costituenti di primo piano, hanno evidentemente molto da dire su quegli accenni del libro che ci parlano di usi, costumi e consuetudini. Ovvero le cose che rendono poi aspro il percorso tra la ideazione e scrittura dei principi, la loro traduzione in leggi e riforme, la loro effettiva applicazione e applicabilità nelle aule di giustizia, nelle strade, nelle case e nei salotti televisivi o nelle arene social. L’incontro è previsto per le h 18 e moderato da Paolo Dadina di Manifesto in rete Bologna.

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