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Migranti di via Mattei, «Il Comune di Bologna non smette di mentire»

Durante lo scorso Question time, l’assessore Marco Lombardo avrebbe, secondo il Coordinamento migranti di Bologna, minimizzato i problemi che i migranti ospiti del Centro di via Mattei hanno voluto evidenziare con una protesta lo scorso 8 aprile.

Mentre le proteste dei ristoratori italiani sembra abbiano funzionato tanto da spingere addirittura il governo a riaprire in anticipo, rispetto al previsto, le attività di ristoranti, pub e locali, la protesta dei migranti ospiti del Centro accoglienza straordinaria (Cas) di via Mattei a Bologna dello scorso 8 aprile sembra, invece, non essere servita a niente. Quel giorno i migranti avevano bloccato l’ingresso del centro, avevano fatto entrare giornalisti e telecamere nelle camerate dove vivono stipati in dodici in piena pandemia. Avevano voluto mostrare le condizioni in cui sono costretti a vivere. «Eppure, anche se ora tutti sanno, il Comune di Bologna non smette di mentire», denuncia il collettivo Coordinamento migranti di Bologna che ha supportato quella protesta. Secondo il collettivo, l’assessore comunale di Bologna alla Cooperazione internazionale, ONG a al Lavoro, Marco Lombardo, durante lo scorso Question time avrebbe minimizzato sulle condizioni in cui vivono gli ospiti del Centro di via Mattei. Secondo l’assessore, i migranti avrebbero a disposizione medici, infermieri, tamponi e addirittura uno scanner per misurare la temperatura, comparso, dice il Coordinamento migranti di Bologna, all’ingresso del centro soltanto dopo la protesta dei migranti.

Lombardo avrebbe dato comunque la colpa ai tagli fatti con i decreti Salvini. «Forse Lombardo non ricorda che Matteo Salvini non è più ministro dell’Interno da quasi due anni e che da un anno le sue leggi sono state emendate, anche sull’accoglienza», si legge in una nota del Coordinamento migranti. Quest’ultimo insiste sulle condizioni in cui versano gli ospiti del Centro Mattei, «una realtà fatta di migranti feriti, con gravi ustioni sul corpo e malattie che non vengono curate. Una realtà in cui dopo oltre un anno di pandemia non ci sono protocolli sanitari per contrastare il contagio del Covid, ma c’è invece un solo rubinetto che viene messo a disposizione ad ore alterne». 

Inoltre, il Coordinamento migranti denuncia anche la presenza di un migrante minorenne ospite di un centro in cui i minorenni non dovrebbero mettere piede e che quegli “screening” di cui parla l’assessore Lombardo sarebbero di fatto un tampone di massa fatto lo scorso anno a fronte di casi conclamati di Covid, «quando le camere sono sovraffollate e il distanziamento impossibile, quando perfino le mascherine che l’assessore rivendica sono state consegnate (per altro dal Coordinamento Migranti, non da un operatore o da un messo del comune) con ritardo e in quantità nettamente insufficienti». 

Tuttavia, l’assessore Lombardo ha fatto sapere che ha in programma incontri con sindacati e parti sociali e che mantiene l’interlocuzione con la Prefettura e l’ente gestore del Mattei. «Gli unici a non avere diritto di parola, insomma, sono i migranti del Mattei, ovvero coloro ai quali dopo il blocco della scorsa settimana è stato promesso un incontro per rispondere alle richieste avanzate. Se le istituzioni non vogliono ascoltare, i migranti troveranno il modo di farsi sentire con altre mobilitazioni, con il sostegno di donne e uomini migranti che non vivono nel centro, ma sanno che la lotta dei migranti del Mattei parla anche di loro. Con questa forza, i migranti del Mattei si stanno organizzando verso la giornata transnazionale delle donne e degli uomini migranti del primo maggio», conclude il Coordinamento migranti di Bologna. 

Questo articolo è stato pubblicato su Gazzetta di Bologna il 19 aprile 2021

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