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Il vitello d’oro

E’ festa grande, con l’arrivo della primavera si aprono porte e finestre. Stadi liberi e calcetto pure, vai col cappuccino e arrotola due spaghi alla carbonara con gli amici, tutti al mare anche se fa freddo, al karaoke, ai fanghi e alla fiera dell’est a comprare i topolini. Finalmente abbiamo le date della libertà, il carcere sociale sarà demolito. Si brinda alla normalità e alla fine della dittatura sanitaria, la grande stampa sbeffeggia Speranza e Salvini alza indice e medio in segno di vittoria, o forse solo il medio. I padroni fanno una bella festa. Il Pd, non pervenuto, sembra un rabdomante ubriaco troppo concentrato nella ricerca di candidati presentabili per le prossime amministrative. Il M5S è fuori gioco, è in panchina a sfogliare la margherita, due o tre legislature, un capo nessuno o centomila, Rousseau o Voltaire? Renzi esulta, Draghi l’ho inventato io, si sente Giove da cui nasce Venere. Ve l’immaginate la Venere Draghi che come una perla fuoriesce dalla conchiglia di Botticelli, o come Anita Ekberg che fa la dolce vita nella fontana di Trevi o come Ursula Andress che emerge dalle acque presidiate da Bond, James Bond? Direttore dell’avanspettacolo, l’amico del principe ereditario saudita.

Dalle prime e anche dalle ultime pagine dei giornali scompaiono numeri e grafici della strage pandemica, via morti e feriti, sennò ci viene la tristezza e allora che festa è? Per fortuna è arrivato Draghi che ha a cuore pil e mercato, da bravo calcolatore ha calcolato i rischi e ha deciso che la guerra è quasi vinta, il generale ha puntato ad alzo zero. Vinceremo, morto più morto meno, alla peggio si ringiovanisce la popolazione italiana e si evita che muoia di vecchiaia ché ci vuole troppo tempo, con il Covid si fa prima. E anche l’Inps fa festa. Chissà se la mimetica e la divisa con le medagliette spaventeranno il virus, di sicuro spaventano me.

Anche Pfizer sta vincendo la sua di guerra, quella dei brevetti contro concorrenti troppo frugali o addirittura monodosi e nessuno che conti pensa che i vaccini dovrebbero essere un bene comune. E no, cari buonisti da salotto, il bene comune sarà, anche se per pochi, il dio danaro. Un banchiere ha fuso l’oro delle fedi per edificare il vitello d’oro. E non c’è un Mosè a punire gli idolatri, non c’è sinistra che si erga fiera a difesa della presente e futura umanità assalita dai mercanti. Resta papa Francesco: “L’adorazione dell’antico vitello d’oro ha trovato una nuova spietata versione nel feticismo del danaro e nella dittatura di un’economia senza volto e senza uno scopo veramente umano”. Ma che ci possiamo fare, Supermario è stato “colpito dal disagio sociale”, ma non nel senso che pensavo io, e ha aperto porte e finestre.

I mercanti hanno invaso il tempio. Chi rovescerà i loro banchetti, chi li butterà giù per la scalinata?

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