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Una notte in cella per aver documentato il dramma migranti sul confine francese

E’ accaduto ai fotogiornalisti Michele Lapini e Valerio Muscella, ai quali va la solidarietà della redazione di Zic. Costretti a passare la notte in cella, privati degli effetti personali e sottoposti a un bizzarro interrogatorio, i due fotografi stavano documentando la sempre più difficile condizione dei migranti che raggiungono la Francia passando da Claviere.

Valerio Muscella e Michele Lapini, fotogiornalisti freelance impegnati in questi giorni nel documentare quanto accade sulla frontiera tra Italia e Francia, sono stati fermati e trattenuti per una notte dalla Gendarmerie francese mentre svolgevano un lavoro fotografico e giornalistico sulla situazione migratoria fra i due Paesi. Michele è uno storico collaboratore di Zic.it e a lui e Valerio va tutta la solidarietà della redazione.

Entrambi stanno da tempo lavorando sul tema della violenza prodotta dalle frontiere, e in particolare negli ultimi due anni hanno mostrato con le loro fotografie quanto accade ai migranti sulla rotta balcanica, in Bosnia Erzegovina. Molti dei migranti che stanno incontrando sul confine italo-francese hanno attraversato proprio quei luoghi di confine fra i Balcani e l’Unione Europea per raggiungere l’Italia e, ora, la Francia, vedendo riproporsi a ogni attraversamento grandi difficoltà che mettono a rischio la loro stessa incolumità. A tentare di superare il confine sono spesso nuclei familiari con minori, mentre fa molto freddo (di notte le temperature scendono ampiamente sotto lo zero) e sui sentieri c’è ancora neve. Dato l’alto numero di respingimenti effettuati dalla polizia francese, chi tenta di attraversare il confine spesso percorre sentieri che portano sempre più in quota, aumentando così i rischi.

Intanto, dopo lo sgombero nelle scorse settimane della casa cantoniera di Oulx (precedentemente occupata da solidali francesi e italiani e destinata all’accoglienza dal basso dei migranti) la situazione si è molto aggravata, ed è rimasto attivo un solo rifugio gestito dai Salesiani, che però non riesce ad accogliere tutte le persone che ne avrebbero bisogno.

Questo il racconto di Michele e Valerio su quanto accaduto nella notte fra lunedì e martedì scorso: “Due sere fa eravamo a Claviere, località di confine con la Francia in alta Val di Susa in territorio italiano. Qui stavamo documentando la situazione migratoria, dato che molte persone ogni giorno e ogni sera tentano di attraversare il confine per raggiungere la Francia. La geografia di Claviere è particolare: percorrendo la strada principale diretta a Montgenèvre si rimane in territorio italiano, ma se invece si esce dal tracciato ci si trova in Francia, sebbene non ci sia segnaletica a comunicare l’attraversamento del confine. Abbiamo seguito otto ragazzi afghani e iraniani per un tratto del tragitto che stavano percorrendo, quando dal bosco è sbucata la Gendarmerie francese che ha fermato gli otto migranti e noi. Abbiamo subito mostrato i tesserini che attestano la nostra professione di fotografi in Italia e le macchine fotografiche, ma ci hanno comunque trattenuto e portati in caserma dicendo che avrebbero fatto dei controlli e che saremmo stati rilasciati di lì a poco. Nei fatti ci hanno poi comunicato che ci avrebbero rilasciato solo la mattina successiva. In caserma siamo stati messi in due diverse celle, chiusi a chiave con le luci accese e videosorvegliati da telecamere. Ci hanno privato dei telefoni cellulari e delle scarpe e abbiamo affrontato la notte. Nel pieno della notte, mentre dormivamo, siamo stati svegliati e interrogati con bizzarre domande personali che nulla avevano a che fare con quanto era successo. In sostanza, abbiamo subito una sorta di schedatura da parte delle autorità francesi. La mattina ci hanno rilasciati, facendoci firmare vari fogli di cui però non ci hanno mai dato copia, che attestassero il fatto che siamo stati trattenuti quattordici ore dentro la caserma”.

Questo articolo è stato pubblicato su Zic il 7 aprile 2021

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