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L’insostenibilità del Polo logistico di Altedo

L‘insostenibilità del progetto di Polo Logistico di Altedo a Malalbergo (BO): “Enormi impatti ambientali per benefici economici da dimostrare, con una passata di vernice verde”. Presentato oggi un documento con le contraddizioni e le scelte inspiegabili che riguardano la variante urbanistica che cementificherà decine di ettari . “Grave errore del Consiglio Metropolitano, un progetto di 50 anni fa”.

“Un progetto del tutto insostenibile ed in contraddizione con norme e piani ambientali” queste in sintesi la posizione da noi presentata questa mattina, in una conferenza stampa digitale nel corso della quale abbiamo illustrato un’indagine di dettaglio sugli effettivi devastanti impatti che il progetto di Polo Logistico di 73 ettari avrà sul territorio della Pianura Bolognese. Ponendo domande alla politica sull’inspiegabilità di una scelta oggi del tutto inattuale con una visione di sviluppo economico del tutto superata.

Abbiamo evidenziato molteplici significative criticità  legate alla qualità dell’aria, alla pianificazione e gestione del territorio e del paesaggio, alla strategicità economica che pongono il progetto di polo logistico in completa contraddizione con quanto indicato nei piani vigenti: aumento dell’inquinamento e del traffico su gomma, mancate politiche di riuso delle aree dismesse, rimozione di vincoli ambientali posti nel PTCP dalla Provincia stessa e confermati a dicembre scorso nel PTM.

Non solo, denunciamo la leggerezza allarmante con cui la politica decanta i vantaggi dell’operazione: annunciando posti di lavoro senza interrogarsi sulla qualità e sul tipo di imprese logistiche che arriveranno.  L’operazione, dietro la piantumazione di qualche albero,  viene addirittura presentata come un intervento “green” : “compensazione irrisoria e non risolutiva del danno arrecato al territorio”.

Dubbi anche sulle garanzie che il Pubblico ha preteso dal privato, visto che l’azienda proponente – un’immobiliare internazionale – secondo quanto pubblicato dalla stampa avrebbe proposto un’operazione analoga a Vercelli, poi non andata a buon fine.

La scheda integrale presentata è scaricabile a questo LINK.

Di seguito alcuni elementi evidenziati:

Pianificazione: mentre il Piano della mobilità sostenibile (PUMS) fissa l’obiettivo di diminuire gli spostamenti del traffico a favore del trasporto collettivo, questa proposta fa esattamente il contrario producendo  migliaia di nuovi spostamenti di mezzi al giorno. Si individua un’area senza linea ferroviaria limitrofa per l’arrivo delle merci. Si aumenterà la congestione del nodo di Bologna. Oltretutto, non esistono ad oggi delle valutazioni puntuali sulla potenzialità di aree commerciali da riqualificare, che devono diventare la priorità rispetto a nuovo consumo di suolo.

Aria: il traffico veicolare del polo logistico è in contrasto agli obiettivi di riduzione degli inquinanti per cui siamo sotto procedura di infrazione e per cui in questi giorni le Regioni del nord stanno presentando nuovi provvedimenti.

Valore agricolo e storico:  i circa 73 ettari sacrificati dal progetto equivalgono ad una produzione di grano annua,  con calorie teoricamente sufficienti a sostenere oltre 2000 persone. Si evidenzia, inoltre, come la perdita di queste aree, le ultime risaie della Pianura Bolognese, rappresenti un danno irreparabile alla storia delle risaie della Pianura Bolognese elemento storico-naturalistico della Ciclovia del Navile.

Contrasto coi vincoli territoriali: l’area di interesse è soggetta a vincolo di zona umida e area agricola di particolare interesse naturalistico fissati dalla Provincia nel PTCP e ora confermati dal PTM della città Metropolitana.

Rischio climatico: l’impermeabilizzazione dell’area – già in zona a rischio alluvione, contribuirà poi ad alimentare il rischio idraulico.

Tutte contraddizioni per cui chiediamo risposte e spiegazioni alla politica.

Bocciamo decisamente il progetto augurandosi che anche sindaci e Città Metropolitana si rendano conto di come il progetto sconfessi molte delle politiche ambientali fissate dagli stessi enti.

“Insomma, esistono tutti i requisiti per dire un no deciso ad ulteriore consumo della campagna bolognese. Un no richiesto anche da buona parte della comunità locale che riconosce in quei luoghi un valore naturale, agricolo e paesaggistico che rischiano di scomparire per sempre”.

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