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Il Meccanismo salva stati (MES): due parole nel merito

“Dobbiamo prendere il Mes”, “non capisco perchè il governo non accetti il Mes”, “non prenderemo mai il Mes”, “il Mes rischia di mettere in crisi il governo”.

La questione è quella del MES, cioé di un prestito di 37 miliardi a tasso zero che l’Italia (come qualsiasi altro paese europeo) potrebbe richiedere direttamente alla Commissione europea.

I mezzi di comunicazione in linea di massima non spiegano mai né di cosa si tratti, né le diverse ragioni che sostengono le tesi avverse sul richiederlo o meno.

Proviamo quindi ad indicare alcuni dati di fatto che possano aiutare un ragionamento concreto e razionale, senza urla e slogan.

1) Qualche sospetto sul Mes dovrebbe farlo venire il fatto che nessun paese europeo, neanche quelli inguaiati più o meno come l’Italia (ad esempio la Spagna), almeno fino a poco tempo fa aveva chiesto questo prestito.

2) I problemi sono due, collegati.

2.1) Questo prestito rischia di implicare, come contropartita, una “sorveglianza rafforzata” della Commissione UE sulle politiche del governo che lo richiede. Come scrisse in passato Cuperlo, l’Eurogruppo e due commissari hanno “chiarito” che questa sorveglianza non ci sarà; il problema è che il trattato che istituisce il Mes lascia invece aperta questa possibilità. Anziché un chiarimento con qualche dichiarazione, sarebbe stato più rassicurante se avessero modificato le norme scritte che regolano il Mes, ma non l’hanno fatto.

2.2) Il punto 1. spiega che il ricorso a questo prestito potrebbe venire interpretato come un segnale di difficoltà a finanziarsi nella maniera normale. Cioé: il governo che ricorre al Mes verrebbe visto come pronto a prendere il rischio di dover delegare le proprie politiche alla Commissione europea pur di avere dei soldi in prestito, e da questo qualcuno potrebbe dedurre che fatica a farsi prestare i soldi tramite i canali abituali (emissione di titoli che vengono venduti sui mercati azionari o tramite le banche). Anche la sola percezione di questa difficoltà avrebbe come conseguenza immediata di fare salire i tassi d’interesse: se uno stato fatica ad avere prestiti nuovi, vuol dire che faticherà a rimborsare quelli che ha già, e quindi chi presta chiede un tasso d’interesse più alto.

3) Per dare una misura di come questa crescita del tasso d’interesse cancellerebbe immediatamente ogni vantaggio del Mes, utilizziamo qualche cifra.

Il Mes, per l’italia, è un prestito di 37 miliardi. Il debito pubblico italiano è di circa 2600 miliardi ed ha una durata media di sette anni. Vuol dire che, anche ragionando a debito costante, lo stato italiano ogni anno deve farsi prestare più di 420 miliardi per rimborsare i titoli in scadenza (in realtà deve farsi prestare di più perché il debito sta crescendo). Quindi il prestito Mes, che si prende una volta ed ha interesse zero, è neanche un decimo di quanto lo stato deve farsi prestare ogni anno; e su questi prestiti normali, lo stato paga più o meno l’uno per cento d’interesse. In sostanza, basterebbe che – per le ragioni dette – questo uno per cento diventasse uno virgola qualcosina, e tutti i vantaggi del Mes verrebbero annullati. Senza contare che poi, il rischio di farsi commissariare dall’UE (cioé di vivere sul serio una situazione analoga a quella della grecia qualche anno fa), grande o piccolo che sia, resterebbe.

4) Va infine tenuto conto che attualmente – con la “copertura” della Banca centrale che può ricomprare i titoli di debito pubblico – lo Stato per finanziarsi può emettere titoli a tassi di interesse molto bassi.

In conclusione, venendo finalmente alla tanto amata polemica politica interna, par di capire che il Mes in Italia lo vogliano solo il PD, Forza Italia e qualche altra forza politica di destra. Bisognerebbe chiedersi il perché. Sarà un caso, ma il Pd ha una linea politica da parecchio tempo assolutamente schiacciata sulle indicazioni della commissione Ue (in tema di lavoro, pensioni, stato sociale, tasse ecc). Questa linea politica è oggi minoritaria, ma se venisse richiesto il Mes e se poi la sorveglianza rafforzata venisse attuata, diventerebbe la sola linea possibile. E insomma, dato che a pensare male si fa peccato ma, come diceva Andreotti, ci si becca…, non è da escludere che la posizione del PD sul Mes sia strumentale e strategica in direzione di una politica nazionale aderente alle politiche economiche e lavoriste europee (sempre che queste nell’era della pandemia e del post Covid non si modifichino in una direzione meno liberista e concorrenziale e più basata su idee solidaristiche e keynesiane).

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