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Sosteniamo la lotta degli operai Whirlpool

Acquistiamo il calendario, dodici mesi e dodici scatti di operai della fabbrica napoletana della fotografa Tamara Casula, per sostenere la loro lotta.

Da la cintola in sù tutto ’l vedrai… Vedrai il petto denudato dell’operaio muscoloso che ti fa pensare a Stachanov mentre abbraccia il suo manufatto: la lavatrice. Ma vedrai anche splendide fotomodelle metalmeccaniche. Operai e operaie della Whirlpool di Napoli si mettono in mostra, corpi, volti e dignità ma anche ironia e autoironia che servono per andare avanti nella lotta contro un padrone multinazionale che vuole ributtarle e ributtarli a casa. Da oltre Atlantico fanno sapere che costruire le stesse lavatrici a Wuhan – sì, proprio a Wuhan – costa meno. Corpi operai e dignità della classe partenopea potete guardarli mese dopo mese e appenderli dietro la vostra scrivania.

Un calendario, un atto di solidarietà di cui 350 operai e operaie e altrettante famiglie in uno dei territori più disoccupati d’Italia hanno bisogno. L’operaio finto stachanovista ha iniziato lo strip-tease ma non vuole terminarlo per non diventare come i protagonisti dello spogliarello di Full Monty, cioè disoccupato. Lui un lavoro ce l’aveva e vuole tornare ad averlo, vuole ricominciare a fabbricare lavatrici perfette, già premiate per la loro riconosciuta qualità. Qui hanno lavorato nonni e padri degli stessi operai e operaie che ora difendono fabbrica, lavoro e dignità. Da sempre questa fabbrica è luogo di socialità, di solidarietà con altri lavoratori, insomma di democrazia.

La lotta dei dipendenti di una fabbrica nata nel ’57 per volontà di Giovanni Borghi (Ignis), nel ’72 passata alla Philips e infine nelle mani bucate della multinazionale nordamericana Whirlpool negli anni Novanta, è di lunga data. Esplode con il mancato rispetto di un accordo ministeriale del 2018 che avrebbe dovuto salvare e rilanciare lo stabilimento da parte della proprietà che invece, dopo appena sei mesi, annuncia l’intenzione di chiudere bottega e vendere lo stabilimento. Manifestazioni, presidi, proteste a Roma e a Napoli, blocchi stradali e dei caselli, performances e un presidio dei cancelli che ancora va avanti per evitare la chiusura e scongiurare eventuali tentativi di portar via le macchine per trasferirle in luoghi in cui i lavoratori si possono spremere con più facilità di quelli che faticano sotto il Vesuvio.

La protesta impone l’intervento – che non va molto al di là delle comparsate – del governo che in pubblico fa la voce grossa con la multinazionale ma in privato la sua mano è debole. Promesse di Di Maio, seguite da quelle di Patuanelli, Invitalia cerca acquirenti ma non li trova. Ma è accettabile che un’azienda che ha usufruito dei sostegni pubblici chiuda baracca e burattini per andare a fabbricare altrove? È tollerabile, in presenza di un mercato degli elettrodomestici che ha ripreso a tirare? È accettabile se la Whirlpool negli altri stabilimenti sta assumendo, e se in quello italiano di Fabriano pretenderebbe lavoro straordinario?

L’ipotesi di vendita annunciata dall’azienda alla svizzera Prs si conferma per quel che si era intuito: una bufala, Prs non ha mai costruito neanche una vite. La chiusura doveva avvenire il 31 di marzo del 2020, slitta al 31 ottobre quando cessa la produzione ma non la lotta e il presidio dei cancelli. Il decreto salvaimprese del governo non basta alla multinazionale che va avanti per la sua strada, dal 1 gennaio considera chiusa la sua mission napoletana e i 350 lavoratori potranno usufruire solo di tre mesi di cassa integrazione, per covid. In attesa del pesce d’aprile.

Così sono arrivati al calendario, dodici mesi e dodici scatti della fotografa Tamara Casula, una rabbia collettiva in mostra governata dalla cultura, quella del lavoro, valorizzata da ironia e creatività che aiutano a durare. Chi lotta può perdere, chi rinuncia a lottare ha perso in partenza. Il 30 dicembre il Cral della Whirlpool ha organizzato un’asta per la vendita di quel che ancora riescono a costruire, cioè il calendario, in attesa di ricominciare a costruire lavatrici eccellenti. Base di partenza cinque euro, una performance che ha dato spazio a operai di altre aziende in crisi e infermiere angeli dell’anticovid, artisti, vignettisti, giornalisti, musicisti, da Ascanio Celestini a Vauro, da Riccardo Iacona a Gad Lerner, e ancora Caparezza e don Ciotti, dal sindaco De Magistris e dall’intero consiglio comunale che ha sottoscritto all’unanimità un ordine del giorno a sostegno della lotta dei lavoratori, a tante e tanti altri. Con la benedizione dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e dei sindacati metalmeccanici.

La solidarietà formale con una lotta che profuma di passato e vuole costruire il futuro è fondamentale ma serve anche la solidarietà fattiva alla cassa di resistenza. Iniziamo l’anno con un impegno, accattiamoci il calendario. Se è vero che gli operai, liberando sé stessi, liberano tutti, noi che aspettiamo a fare la nostra parte? Non sarete i primi, sono già parecchie migliaia le copie vendute.

I metodi di sottoscrizione sono:


PayPal: paypal.me/Sullanostrapelle
Bonifico bancario: IBAN: IT81N030690960610000010681

intestato a “Cral Aziendale Whirlpool Napoli”(aggiungere al messaggio il quantitativo e l’indirizzo a cui recapitare i calendari).
Le spese di spedizione non sono comprese.

 
Per info: fondosolidalecralwhirlpool@gmail.com
Il ricavato sarà destinato al 100% al “Fondo di resistenza dei dipendenti Whirlpool Napoli”, al fine di sostenere la vertenza dei lavoratori.

Questo articolo è stato pubblicato su Ytali l’1 gennaio 2021

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