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Le nuove BR: il ritorno degli sciacalli rossi

Tutte le persone sinceramente “di sinistra” non possono non esprimere ad alta voce – oserei dire manifestare – massima solidarietà e umana vicinanza ai rappresentanti delle istituzioni emiliano-romagnole, minacciati in questi giorni dalle sedicenti Nuove Brigate Rosse. Una solidarietà che vorrei giungesse, senza se e senza ma, anche a coloro che, politicamente, non ci piacciono; come il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri. Prima o poi sapremo quanti e quali nomi si celano dietro la penosa sigla “Nuove Br”, tristemente nota per aver firmato gli omicidi* dei giuslavoristi Massimo D’Antona (1999) e Marco Biagi (2002). Una sigla da troppo tempo impegnata a provocare lutti e tentare di boicottare violentemente ogni tentativo di fare passi avanti nella lenta e faticosa attuazione della Costituzione. Alla faccia di quel “popolo” che ogni fanatico, politico o religioso, pretende di rappresentare. Facciamo attenzione! Ogni volta che l’Italia attraversa momenti turbolenti, l’Emilia-Romagna si trova, non casualmente, al centro dell’attenzione di terroristi e di altre tipologie di “diffusori di terrore” (chi si ricorda la Uno bianca?). Proviamo una volta tanto a fare tesoro dell’esperienza. Prima, non dopo.

Oggi, come non bastassero i recenti crimini dei fondamentalisti islamici e dei nazifascisti caucasici, a rendere più drammatica la battaglia globale contro il #Covid ci mancavano i redivivi terroristi “rossi”. Nuovi infami, eredi di altri infami: quelli che quarant’anni fa, tra tante vittime innocenti, assassinarono il sindacalista comunista Guido Rossa** e, due annni dopo, trucidarono Roberto Peci: reo di essere fratello del primo brigatista pentito, Roberto venne rapito, torturato e infine “giustiziato”; una vendetta trasversale in perfetto stile mafioso. Una metastasi non del tutto debellata (forse non ancora sufficientemente approfondita dalla magistratura?), in parte composta da “cellule” di gentaglia che, indegnamente, si autodefinisce comunista; e che in realtà, ieri come oggi, è funzionale al loro nemico dichiarato: il turbocapitalismo delle multinazionali. Persone prive di dignità, che avrebbero meritato e meriterebbero il 41-bis, da scontare insieme ai loro colleghi di estrema destra, ai fanatici religiosi e ai mafiosi. Con buona pace dei finti “garantisti”, di destra e di sinistra, che troppo spesso hanno mostrato di avere più a cuore i carnefici dei familiari delle vittime. Nonostante le loro protezioni, nonostante le omertà e le complicità, nonostante gli immeritati sconti di pena, anche questi terroristi saranno prima o poi smascherati. E si estingueranno, insieme ai loro istigatori.

Voglio proprio vedere quanti di coloro che di recente hanno, legittimamente, manifestato contro gli arresti delle attiviste “No Tav” Nicoletta Dosio e Dana Lauriola, faranno sentire la propria voce indignata anche contro queste minacce di matrice terroristica, rivolte a (veri) rappresentanti dei cittadini. Meritano di essere ricordate, a tutti, le parole*** che un vero comunista come Pietro Ingrao rilasciò nel 2003 a un vero giornalista come Giuseppe D’Avanzo: «Provo nausea di fronte a questi neo-brigatisti che ammazzano gente innocente e pacifica sulla base di rozzi ideologismi da quattro soldi. Vanno ammanettati, chiusi in carcere e presto portati in tribunale; anche se non amo né i giudici né il carcere». Viva Carlo Alberto dalla Chiesa! Viva Aldo Moro! Viva Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao! Abbasso Mario Moretti, Valerio Morucci, Giovanni Senzani e i loro miserabili eredi, le cui azioni – e i cui silenzi – hanno sempre, oggettivamente contribuito a peggiorare le condizioni dei poveri, degli operai, dei contadini, degli “ultimi”. Abbasso i servi violenti, non sempre ignari, del capitalismo criminale. Utili idioti di un presunto nemico di classe; che peraltro, anche grazie a loro, continua a dettare l’agenda globale.

*http://www.piantiamolamemoria.org/marco-biagi/

**http://www.piantiamolamemoria.org/guido-rossa-operaio-ucciso-dalle-brigate-rosse/

***https://www.repubblica.it/2003/k/sezioni/cronaca/brigaterosse2/ingrao/ingrao.html

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