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Violenze contro i migranti in Croazia: difensore civico europeo apre inchiesta contro Commissione

L’Ufficio del difensore civico europeo ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su possibili responsabilità della Commissione europea nel mancato rispetto dei diritti dei migranti e dei rifugiati in Croazia.

Il fascicolo è stato aperto su sollecitazione di Amnesty International e riguarda le operazioni di frontiera finanziate dall’Unione europea.

Sono state diverse, a partire dal 2017, le denunce di abusi e violenze contro la polizia di frontiera croata. I migranti sarebbero stati picchiati, frustati e perfino abusati sessualmente prima di essere respinti in Bosnia ed Erzegovina. Trattamenti inumani includono la distruzione di telefoni ed effetti personali, l’obbligo di togliersi vestiti e scarpe e camminare per ore sulla neve o sui letti ghiacciati dei fiumi. Sono state segnalate anche ferite da armi da fuoco.

Simili violenze si ripetono, con modalità e intensità differenti, anche al confine greco, ungherese e rumeno.

Da qui passa la rotta balcanica. La Bosnia e la Serbia, che confinano con la Croazia, non sono paesi dell’Unione Europea. La Croazia è invece parte del blocco comunitario ma non dell’area Schengen.

Proprio l’accesso al regime di libera circolazione dipende anche dal rispetto dei diritti umani fondamentali alla frontiera.

Zagabria ha sempre negato ogni addebito.

L’Ombudsman a Euronews: “Domande semplici alla Commissione, quasi giornalistiche”

“Con la nostra indagine, stiamo esaminando i finanziamenti concessi dalla commissione dell’UE alle autorità croate in relazione alla gestione delle frontiere. Le nostre domande sono molto semplici, quasi giornalistiche: chi, cosa, quando, come e perché. Che cosa è stato fatto, dove sono finiti i soldi, chi si è occupato di questo meccanismo”, dice a Euronews la Mediatrice europea, Emily O’Reilly. “Abbiamo il potere di ispezionare i documenti, analizzare la risposta della Commissione, che deve arrivare entro gennaio, e trasmetterla all’ente che ha presenta la denuncia (Amnesty). Una volta fatto ciò, se scopriremo che si tratta di un caso di cattiva amministrazione, faremo delle raccomandazioni alla Commissione Europea”.

L’Ombudsman europeo, O’Reilly, indica che al momento l’indagine si concentra solamente sulla gestione dei fondi elargiti dalla Commissione e non riguarda né Frontex né l’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO). L’Ombudsman croato è a conoscenza del dossier e avrà un ruolo attivo nell’indagine.

Secondo Clare Daly, un’europarlamentare irlandese, l’Unione Europea è a conoscenza delle violenze e, ciononostante, continua a finanziare le autorità croate. Questo, dice Daly, la renderebbe responsabile alla stregua di coloro che compiono queste azioni atroci.

Daly ha accusato l’Unione Europea di ignorare volontariamente le prove raccolte dalle tanti organizzazioni che monitorano la situazione al confine esterno UE, oltre a non aver predisposto alcun meccanismo di monitoraggio per garantire il rispetto dei diritti umani.

Gli stipendi delle forze di polizia croate “sono in parte pagati dall’Unione europea. Dunque, è importante che si accerti perché la Commissione europea continui a consentire che i suoi fondi siano utilizzati senza pretendere il rispetto dei diritti umani”, ha dichiarato Eve Geddie, direttrice di Amnesty International presso le Istituzioni europee.

Il sostegno dell’Unione alla Croazia per gestire meglio la migrazione e le frontiere proviene da due fondi dell’UE: 40,10 milioni di euro del Fondo per l’asilo, la migrazione e l’integrazione e 90,97 milioni di euro dal Fondo Sicurezza Interna.

A giugno, il Guardian ha rivelato che la Commissione ha tenuto nascosto agli europarlamentari dettagli sulla mancata spesa di denaro comunitario da parte di Zagabria per la supervisione degli agenti di polizia alla frontiera.

Un funzionario della commissione europea, in privato, ha detto al quotidiano britannico che questa rivelazione “sarebbe stata sicuramente vista come uno ‘scandalo'”.

L’ufficio del difensore civico europeo si aspetta una risposta da parte della Commissione entro il 31 gennaio. La richiesta di chiarimenti mira a stabilire la natura del meccanismo di controllo e il modo in cui la Commissione lo abbia verificato.

Se ne è stato creato uno, come ne è stata verificata l’efficacia? E più in generale, in che modo la Commissione si assicura che le operazioni di gestione delle frontiere, pagate con fondi UE, garantiscano il rispetto dei diritti fondamentali?

Il difensore civico europeo si occupa dei casi di malamministrazione delle istituzioni europee. Indipendente e imparziale, cerca sempre la mediazione costruttiva con l’istituzione oggetto della sua indagine.

Se il tentativo di conciliazione fallisce, l’Ombudsman può emettere delle raccomandazioni. Se l’istituzione – in questo caso, la Commissione UE – non dovesse accettarle, il difensore civico può presentare una relazione speciale al Parlamento europeo.

Le decisioni del Mediatore non sono giuridicamente vincolanti, si legge nella pagina dell’Ombudsman, ma il tasso di conformità alle sue conclusioni è elevato.

Questo articolo è stato pubblicato su Euronews l’11 novembre 2020

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