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Elezioni Usa e rischi digitali

La transizione sarà la vera prova per attacchi e rischi cyber


Un fantasma si aggira per gli Stati Uniti e non è certo quello del comunismo. È il fantasma dell’Interregnum, l’intervallo fra la data delle elezioni presidenziali, il prossimo 3 novembre, e il giorno in cui il nuovo presidente dovrò giurare e insediarsi, il prossimo gennaio. Un intervallo che rischia di diventare – secondo una ficcante analisi di Barton Gellman su The Atlantic – una terra di nessuno in cui i consueti passaggi per un eventuale trasferimento dei poteri, fino ad oggi dati per scontati, potrebbero frantumarsi come cristallo.
Trump, scrive Gellman, “non vuole che i neri votino. Non vuole che i giovani o i poveri votino. Ritiene, con ragione, di avere meno possibilità di rivincere le elezioni se l’affluenza sarà alta (…). Il presidente ha messo in piedi un assalto implacabile al voto via posta proprio quando la pandemia di coronavirus sta spingendo decine di milioni di elettori a scegliere questa modalità. Quest’anno le elezioni presidenziali vedranno il voto via posta su una scala mai vista prima – alcuni Stati anticipano un aumento di dieci volte”.
Proprio per questo, sostiene Gellman, Trump ha iniziato a indebolire il sistema postale, oltre che a diffondere voci sulla inaffidabilità del voto via posta. In pratica, è la tesi, si sta preparando a contestare l’esito delle elezioni. Tesi che sembra essere rafforzata dalla stessa dichiarazione di Trump di questi giorni, in cui non assicura una transizione pacifica, o quanto meno non si sbilancia sul tema (CNN). I repubblicani su questa possibilità invece rassicurano, ogni transizione sarà pacifica, ma non è chiaro se abbiano un piano nel caso lo stesso Trump si opponga (The Politico).
(Dell’indebolimento del sistema postale, attraverso un suo nuovo capo, molto vicino a Trump, se ne parla anche in questo bel podcast di Aljazeera dove viene intervistato uno storico americano che spiega il ruolo tradizionale del servizio postale negli Stati Uniti e cosa sta succedendo oggi – Unpacking the US Post Office controversy – PODCAST)
Apro con l’analisi di Gellman, perché è questo è lo scenario in cui si devono situare le notizie e le riflessioni su elezioni Usa e rischi digitali, che si tratti di disinformazione o hacking. Se infatti esiste il rischio dello scenario descritto da Gellman (sperando ovviamente che si sbagli), eventi cyber di varia natura andranno a fare leva per spingerlo e rafforzarlo.

Facebook tira giù tre reti russe


Partiamo dunque con la disinformazione e la propaganda nascosta. Giovedì Facebook ha rimosso tre diverse reti di account e di pagine finte provenienti dalla Russia che pompavano informazioni su questioni geopolitiche, in particolare sulla Turchia e la Bielorussia. Secondo il social, queste attività fraudolente erano connesse all’intelligence militare russa o alla Internet Research Agency, la società di San Pietroburgo che nel 2016 era stata ribattezzata la fabbrica di troll. Come in precedenti operazioni in cui network di questo tipo sono smantellati dalla piattaforma, molti account fingevano di essere giornalisti o autori per diffondere più agevolmente notizie di vario tipo. Facebook dice anche che questi network specifici non sembravano prendere di mira le elezioni americane, anche se sarebbero comunque legati ad attori che avevano interferito negli Usa in passato, specie per quanto riguarda i leak del Partito Democratico Usa nelle campagna presidenziale del 2016 (DNC leaks) (Cyberscoop).

Il rischio di hack-and-leak

Tuttavia c’è un possibile campanello di allarme nel post Facebook, che a un certo punto parla proprio delle operazioni di hack-and-leak, cioè di quegli attacchi informatici (hack) che puntano a prelevare informazioni riservate e a diffonderle in modo strategico con fini politici (leak). E dice che il rischio di hack-and-leak è uno di quelli su cui “siamo particolarmente concentrati e preoccupati rispetto alle elezioni di novembre negli Usa. (…) Anticipiamo che operazioni come queste [i tre network appena smantellati, ndr] possano tentare di svoltare in qualsiasi momento”, nel senso di prepararsi a diventare di nuovo quel genere di operazioni hack-and-leak viste in passato. (Facebook).

Gli Usa simulano attacchi e si esercitano


Intanto negli Usa si stanno facendo delle simulazioni di attacchi (che vanno da quelli informatici a quelli con l’antrace) per vedere come amministratori e funzionari locali impegnati nella gestione del voto sapranno reagire a falsità e manipolazioni, riferisce Reuters. Le simulazioni includono blackout indotti da attacchi informatici, la circolazione di falsità su schede fasulle e frodi, finte minacce di bombe ai seggi e via dicendo. La Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA, l’agenzia per la sicurezza dei dati e delle infrastrutture) ha organizzato 55 esercitazioni. Nel frattempo, c’è stata una intrusione informatica (vera) nelle reti di una agenzia federale Usa, e l’attaccante se n’è andato con dei dati, fa sapere la stessa CISA (Bloomberg).

Facebook pronta al giro di vite


Se le elezioni Usa dovessero precipitare nel caos, Facebook comunque si dice pronta a limitare drasticamente la circolazione di contenuti. A dirlo al Financial Times è il vice presidente degli affari globali di Facebook, nonché ex vice premier britannico, Nick Clegg.
“Parole che fanno rumore anche perché a pronunciarle è un ex vice premier britannico, Clegg, appunto, che ipotizza scenari da guerra civile per gli Stati Uniti a cavallo del voto. Il timore è duplice: che la piattaforma veicoli notizie false sul voto distribuite da attori nazionali — Trump compreso, nello scenario definito «miraggio rosso» in cui il voto postale già bollato come fraudolento dal presidente Usa ribalti il risultato — o internazionali e che fomenti episodi di violenza. L’ipotesi che accada non viene considerata remota: il Ft scrive che il colosso californiano si è organizzato per circa 70 diversi scenari potenziali”, scrive Martina Pennisi sul Corriere.

Aspettando la “Corte Suprema”


Intanto, entro le elezioni Usa, dovrebbe arrivare il famoso Oversight Board di Facebook, anche noto come la Corte Suprema del social. per pronunciarsi sugli appelli presentati da utenti Facebook e Instagram, in merito alle decisioni sulla moderazione dei contenuti, ad esempio su post cancellati o etichettati come disinformativi. Dovrebbe avere l’ultima parola in materia. CNBC

Questo articolo è stato pubblicato su Guerre di Rete il 27 settembre 2020

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