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Tra ricatti e violenze, la resistenza dei lavoratori Fedex-Tnt

S’alza un vento fresco nell’ora del tramonto a Peschiera Borromeo. È venerdì 24 luglio, lavoratori e solidali iniziano il presidio davanti ai cancelli del magazzino di FedEx TNT. Alcuni camion con il marchio FedEx s’avvicinano, si fermano, invertono la rotta. Intorno si vedono solo capannoni e veicoli parcheggiati, oltre s’apre un paesaggio di rotonde, cavalcavia e outlet. B., facchino egiziano, è uno dei cento lavoratori sospesi, a rischio licenziamento: «Lavoro in questo magazzino, sono un interinale Adecco. Siamo qua da tanto tempo: io dal 2013, alcuni dal 2012 e ci sono persone che lavorano qui dal 2009 – sempre con TNT. Il 3 marzo abbiamo fatto un accordo sindacale: sessantasei lavoratori interinali avrebbero dovuto essere assunti sotto FedEx TNT. Abbiamo verbalizzato l’accordo il 6 marzo. Dopo il virus l’azienda non ha più voluto assumere nessuno: abbiamo chiesto assunzioni graduali, ma in cento siamo stati sospesi dal lavoro».

QUARANTAMILA LORDI
Le lotte a Peschiera Borromeo proseguono da tre mesi con blocchi, presidi notturni, manifestazioni. Il picchetto s’addensa mentre avanza la sera. Un agente in borghese mostra comodi pantaloni beige e uno sguardo accigliato, un altro va avanti e indietro con passi nervosi mentre un collega – ha il colletto della polo alzato – scaccia le zanzare con schiaffi all’aria. Vicino rombano i motori degli aerei in accelerazione sulla pista dell’aeroporto di Linate.

Giungono in solidarietà lavoratori di altri comparti, alcuni indossano come mantelli le bandiere rosse Si Cobas. I facchini sospesi non hanno ancora trent’anni, eppure vantano una lunga esperienza. «Qui, quando sei nuovo, ti mettono a buttare le merci sul macchinario – racconta B. – Ora ho male alla schiena dopo essere stato cinque anni a buttare le merci pesanti. Poi ci sono i capi che dicono: “Vai marocchino, vai egiziano, butta sulla macchina”, e ti dico che non mi sento più la schiena. Mi ricordo che una volta, quando lavoravo per la cooperativa, prima di passare sotto Adecco, stavo venti ore al giorno qui a Peschiera: era un orario non continuato e per rispettare i turni dovevo dormire nel magazzino. Quattro ore di lavoro, due di pausa e dormivo, poi un altro turno. I dirigenti di FedEx TNT non vogliono lavoratori iscritti al sindacato, che lottano per i diritti, vogliono solo lavoratori da schiavizzare».

Al crepuscolo tre camionette della polizia si schierano tra il cancello e il presidio, si alzano gli scudi. Intorno ronzano auto dei carabinieri e della municipale, gli agenti in borghese sono più di dieci.

Nonostante i danni economici subiti, i vertici aziendali non hanno voluto riconoscere i diritti dei lavoratori sospesi. In un incontro in prefettura FedEx TNT ha proposto di assumere soltanto quindici facchini a gennaio, a patto che non abbiano lettere di richiamo: un espediente per escludere chi ha preso parte a scioperi e proteste. Poi l’azienda ha offerto a ciascun interinale una buonuscita da quarantamila euro lordi; l’intento è di rompere il fronte di lotta. Una cifra notevole per liquidare dei contratti interinali, forse un sintomo dell’importanza strategica della vertenza. B. non ha accettato quei soldi: «Mi hanno offerto quarantacinquemila euro netti per vendere i miei ragazzi, ci sono anche i testimoni. Hanno detto: “Vai giù a convincerli e te li diamo”. Io ho rifiutato e ho detto che non posso vendermi. Sono un delegato sindacale, ma non ci sono differenze con gli altri lavoratori, siamo tutti nella classe operaia. Non vogliamo questi soldi, vogliamo i posti di lavoro».

Da una macchina escono sacchetti con panini e bibite gasate, qualcuno porta delle pizze e la musica accompagna la cena del picchetto. B. spiega che i metodi di FedEx TNT devono essere letti secondo due prospettive: lo smantellamento delle organizzazioni sindacali combattive, la riorganizzazione della logistica. 

ROMA E TEVEROLA
Le lotte nel settore della logistica in tutta Italia rafforzano questa interpretazione. A Teverola, in provincia di Caserta, un delegato del Si Cobas è stato sospeso dieci giorni per aver scioperato all’inizio della “fase due”. Aveva lavorato settimane, insieme ai suoi colleghi, senza ricevere le spettanze della cassa integrazione, in condizioni di sicurezza insufficienti e sotto il ricatto di possibili licenziamenti. La sospensione è arrivata dopo diverse lettere di contestazione ricevute dai lavoratori per i blocchi di maggio. Nelle lettere alcuni di loro erano accusati di aver bloccato l’impianto meccanico di distribuzione con le mani, e aver ignorato l’alt dei preposti.

(foto di luca rigon – brigata gerda taro)

Alla TNT di Teverola i blocchi sono iniziati all’alba di mercoledì. Al presidio hanno partecipato i lavoratori in lotta su altri fronti della città metropolitana: quelli del porto (anche lì ci sono licenziamenti arbitrari e vertenze aperte da anni), della manutenzione stradale, della Di Gennaro di Caivano (da oltre due mesi dodici lavoratori, la maggior parte dei quali con più di venti anni di servizio, sono stati messi in cassa integrazione a zero ore come forma di ritorsione per aver chiesto il pagamento delle spettanze e il rispetto delle norme di sicurezza), e i Disoccupati organizzati 7 novembre. Il presidio ha visto una buona partecipazione. Il blocco ha tenuto fuori dai cancelli trenta, quaranta camion nei momenti di maggior traffico.

A Roma ci sono stati due blocchi giovedì: dall’alba fino alla fine della mattinata all’esterno della filiale di Roma Est e la sera, fino alle tre di notte, presso lo stabilimento TNT di Fiano Romano. I lavoratori hanno espresso la loro solidarietà ai colleghi di Peschiera Borromeo e Teverola, e le rivendicazioni riguardano la possibilità che FedEx esca dalla Fedit, la Federazione Italiana Trasportatori. Un’eventualità molto rischiosa perché è attraverso la Fedit che si sono firmati tutti gli accordi migliorativi degli ultimi dieci anni e sempre attraverso la Fedit il sindacato è riuscito a strappare tutte le conquiste per i lavoratori. I blocchi sono riusciti, il numero dei partecipanti era abbastanza consistente, anche grazie alla partecipazione degli operai della Sda e della Gls.

POLIZIOTTI E MERCENARI
A Peschiera Borromeo è scesa la notte. Gli agenti in borghese sono ombre che s’aggirano intorno al presidio, gli scudi sono appoggiati contro le camionette. «Come ti dicevo, è importante anche riflettere sulla riorganizzazione della logistica – continua B. –. Qui nel magazzino di Peschiera Borromeo una volta lavoravamo con centocinquanta camion al giorno e quando si faceva sciopero era un casino per loro: una volta abbiamo bloccato il magazzino e i camion sono arrivati fino all’autostrada. Allora hanno aperto altri due magazzini: a San Giuliano Milanese e a Settala. Settala è un magazzino TNT, mentre a San Giuliano c’è la holding Zampieri che lavora per TNT. Adesso a San Giuliano stanno facendo duecento camion al giorno e a Peschiera Borromeo ci dicono che non c’è lavoro. Certo, se mandi il lavoro a San Giuliano svuoti qua a Peschiera Borromeo. Hanno nascosto il lavoro da un’altra parte». FedEx TNT, almeno nel milanese, disegna nuovi snodi e crea piccoli hub diffusi sul territorio, così da dirottare le merci in caso di lotte sindacali. «Lì nel magazzino di San Giuliano stanno lavorando centotrenta lavoratori al giorno e per le leggi di sicurezza sanitaria non è legale. Centotrenta lavoratori dentro al magazzino, è vietato! Puoi scriverlo. Per questo noi andiamo anche a bloccare il magazzino lì».

(foto di luca rigon – brigata gerda taro)

I facchini hanno bloccato il magazzino di San Giuliano Milanese mercoledì sera e la fila di camion fermi all’esterno era lunga. B. e i suoi compagni sono tornati giovedì per un altro blocco, ma ad attenderli c’erano le guardie private assoldate dalla Zampieri. «Hanno portato cinquanta, sessanta buttafuori che colpivano i lavoratori mentre scioperavano. E attenzione, ci hanno attaccato nella strada pubblica, al di qua dei cancelli, non nella proprietà privata. E l’hanno fatto davanti alla polizia, ai carabinieri, al comandante. Queste guardie ti dicono che non puoi stare nella strada pubblica. E la polizia cosa fa? La polizia comandava le guardie private, dava l’ordine di sgomberarci dalla strada». Giovedì sera i lavoratori hanno assistito a una scena che sembra giungere dal passato, o forse ci attende nel futuro: la collaborazione tra forze di polizia pubblica e sgherri privati, picchiatori di polizie mercenarie, contro i lavoratori dissidenti.

«Oggi hanno mandato tre camionette qui. A San Giuliano in questo momento la polizia controlla l’ingresso con quattro camionette. Quanto costa tutto questo?», si chiede B. E quanto costano le guardie private, le eventuali buonuscite? Una spesa ingente per modellare una forza lavoro flessibile, mansueta, disposta ad adattarsi alle riconfigurazioni territoriali della logistica. Eppure, grazie all’ostinazione dei facchini di Peschiera Borromeo, un nuovo tavolo è stato convocato tra prefetto, sindacato e vertici di FedEx, a metà settimana. «Vinceremo questa battaglia, ma non sarà finita qua. Verranno l’autunno e nuovi tentativi di licenziamento». Il prossimo obiettivo dell’azienda, si sussurra al presidio, è di trasformare tutta l’attività del centro di Peschiera Borromeo in trasporto di merci destinate all’estero, abbandonando le rotte nazionali. È mezzanotte, gli ultimi impiegati oltre i cancelli s’allontanano in auto, si spengono le luci. B. per scherzo si sbraccia e saluta i poliziotti che tornano in caserma.

Questo articolo è stato pubblicato su Napoli Monitor il 27 luglio 2020

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