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A tutta vita: al Parco dei Pini batte Cuore d’Italia

Hanno iniziato come altri, il primo giorno possibile, con la marcia-processione coreografata Nelken, reminiscenza-omaggio al teatro danza della grande indimenticata Bausch, per poi proseguire con le incantevoli giornate delle Residanze primaverili ed ora ci stupiscono con effetti speciali, lanciando, è il caso di dirlo, il cuore oltre l’ostacolo. E che cuore: non già un cuore estero come in tutti questi anni i Teatri di vita si sono sforzati di fare, offrendoci estate dopo estate la più nitida rappresentazione possibile della cultura complessiva di un paese europeo o meno che fosse, ma il martoriato cuore d’Italia che esce comunque allo scoperto nonostante le ammaccature con una programmazione che raddoppia in tutto e per tutto.

La vera e propria stagione estiva dei Teatri dal 2 luglio al 2 agosto , mette in luce e in relazione tra loro due aspetti molto interessanti relativi al discorso periferia-centro da un canto e, dall’atro, la direzione verso dove guardare per uscire dalla crisi. Leggerezza, adesione non fobica alle normative, fiducia nelle applicazioni tecnologiche, lucidità di analisi e barra diritta, contraddistinguono l’attitudine operativa di Teatri di Vita, i quali non si sono lasciati scoraggiare e depistare in qualche modo dal mancato lancio marzolino del film diretto da Andrea Adriatico, resident
director, Gli anni amari (che peraltro sta facendo ora furore nelle sale in cui è in programmazione) continuando invece ad ascoltare, visionare, immaginare, progettare. Il risultato è questo cartellone volutamente molto ibrido, ma soprattutto molto ricco, libero ed aperto agli apporti più giovani. Da una cultura anche pop, che contamina e shakera contenuti diversi, si riacchiappa per la coda quello spirito di strada che era stato cosi efficace e combattivo prima della pestilenza e che in qualche modo va recuperato e messo a regime pur nelle more del distanziamento.

L’idea è quella di un paese, il nostro, tutto da ri-conoscere per poter andare avanti in modo diverso e consapevole. Questo fattivamente si traduce in 20 proiezioni cinematografiche, 10 spettacoli, 10 serate dedicate all’epistolario dei poeti del 2020, 5 concerti delle ragazze della trap, che vedono in Eva Robin’s una madrina d’eccezione , 5 installazioni di arte tessile ospitate nel giardino, 5 incontri con figure significative della società civile di questo momento. A questo proposito bisogna dire che il consueto attentissimo radar di Stefano Casi ha individuato personaggi che opportunamente intervistati sapranno farci discutere per un certo tempo. È quello che si è visto già al primo incontro di giovedi scorso, dato che la programmazione si svolge regolarmente dal giovedì alla domenica , con Cathy La Torre che ha di fatto annunciato la sua candidatura alle Comunali del 2021, non senza lanciare qualche polemica legale all’indirizzo del sindaco attualmente in carica. Si replica oggi mentre scrivo, con la sardina Mattia, che sta compiendo una sorta di tour politico culturale in diverse situazioni cittadine quasi a tastare e testare un certo modello di coinvolgimento sociale certo provato dall’emergenza covid. Non si sottrarrà ad un confronto altrettanto intrigante per diversi aspetti il cardinale Zuppi, così come di emergenze umanitarie si parlerà con Cecilia Strada per chiudere in bellezza anche con gli esperti infettivologi.

Le Donne o meglio la cultura più fresca e innovativa che le Donne sanno esprimere saranno insieme alle questioni delle Culture, delle mescolanze e delle migrazioni, concentrata soprattutto nella splendida quotidiana sezione documentaria internazionale perché non si dimentichi che esiste una sorta di filo d’Arianna, che tiene tutte le questioni per cosi dire antropoceniche insieme, filo peraltro effettivasmente presente negli spazi dei teatri nel labirinto del distanziamento creato ad arte con le bellissime cartosculture dell’architetto visual designer Filippo Partesotti. Riguardo agli spettacoli , bisogna dire che si privilegiano energie locali, a km quasi zero, per così dire, o comunque artisti legati alla storia dei Teatri di Vita, come la grande Patrizia Bernardi che ha presentato un lavoro nuovo di zecca recuperato al mancato debutto di marzo, ispirato alle mediatiche nozze del principe Harry almeno nel titolo, molte presenze femminili, naturalmente, diverse riproposizioni di repertorio, cosa peraltro meritoria, come per esempio quel Cara Medea di Tarantino, altro grande talento venuto recentemente a mancare, appassionatamente riletto da Francesca Ballico. Medea del resto, fu anche un cuore anomalo nella storia dei Teatri, perché dedicato interamente alla piu feroce narrazione dell’alterità della nostra cultura. Oppure ancora, lo spettacolo di culto Love Car di macellerie Pasolini per la regia di Enzo Ruffolo o la riproposizione del teatro civile di Soli, produzione Ateliersi. Diversità, alterità,  differenza sono i cardini di una composita programmazione che inizia alle 20 nei giorni stabiliti presentando gli eventi in soluzione di continuità, per non avere, una volta entrati, assillo da orologio. La cornice del parco –lounge dei Pini è enormemente suggestiva di suo, ma sarà addirittura confortevole se avremo prenotato tramite app qualcosa da bere e da mangiare onde evitare estenuanti code al punto ristoro.

Un festone finale chiuderà il 2 agosto questo grande encomiabile sforzo collettivo di ripartenza, affrontato con tenacia e lungimirante levità da Stefano Casi e tutto lo staff e la Direzione artistica dei Teatri. Si respira un senso di libertà e freschezza in questa rassegna, a sottolineare, come si diceva, gli insospettati vantaggi e le sottovalutate opportunità di avere una collocazione diciamo geografica apparentemente decentrata, ma da dove da tempo si guarda a tutto questo nostro ormai sempre più piccolo mondo e se ne ricevono gli inputs più inaspettati. Le famose Lettere dal Fronte interno, che sancivano con interventi epistolari incrociati di personalità politiche e intellettuali di qui e dell’altrove, questa attitudine, sono ora risolte dal polifonico coro dei poeti bolognesi: per ricominciare dalla bellezza e dal lirismo come Casi sottolinea, ma anche per omaggiare, così come l’appropriato focus sul drammaturgo Tarantino, diverse personalità del mondo artistico letterario che ci hanno prematuramente lasciato in questi difficili e luttuosi mesi. Si accede alla rassegna con un ticket giornaliero a 12 euro o, se si desidera saggiamente fidelizzarsi, ci si abbona per 39 euro all’intero mese di programmazione. Un vero cadeau, se ricordiamo che abitualmente i Cuore di si estendevano per una quindicina di giorni. Una grande occasione, per capire in un’oasi di verde appartata, dove si respira ossigeno, come le differenze possano convivere e generare energia, l’energia buona del pensiero che ci servirà sempre più in un contesto di sfide complesse e soprattutto una chance per capire quello spazio che il Teatro occupa e che nessun media potrebbe sostituire per creare condivisione di comunità.

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