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4 giugno: da Tienanmen a Hong Kong, prima che sia troppo tardi

Nel 1999 il premio Alexander Langer venne assegnato ai coniugi cinesi Ding Zilin e Jiang Peikun, che avevano perduto il loro figlio a Tienanmen il 4 giugno 1989.  Cercavano solo di dare un volto e un nome alle vittime ignorate. Jiang Peikun è nel frattempo deceduto e la voce di Ding Zilin si è fatta più fievole.
Solo da Hong Kong ogni anno si è levata alta una voce di protesta pacifica per richiedere il diritto alla verità e alla memoria. Quest’anno per la prima volta non si potranno commemorare al Victoria Park i morti di Tienanmen, prendendo a pretesto le misure per il contrasto al Covid19, nonostante l’autodisciplina esemplare che ne ha molto limitato gli effetti nella metropoli, con poco più di 1000 contagi e solo 4 morti. Si teme che questo sia il preludio ad un divieto permanente.
Venerdi 22 maggio Pechino ha annunciato di voler imporre a Hong Kong una legge sulla Sicurezza nazionale di una gravità che va oltre alle più funeste previsioni. La legge verrà imposta scavalcando anche il Parlamento semi-eletto, in modo da poterla rendere operativa senza dibattito. La nuova legge impone a Hong Kong le stesse leggi cinesi per quanto riguarda i contatti con “organizzazioni estere”, rendendo impossibile molte cooperazioni, anche con università internazionali, se non sono gradite a Pechino. Prevede anche che forze di sicurezza cinesi possano operare legalmente a Hong Kong. E questo in contrasto con gli accordi firmati tra la Repubblica Popolare cinese e la Gran Bretagna negli anni 80 e 90, con il sostegno dell’Onu, che prevedevano un’alta autonomia almeno fino al 2047.
Da Hong Kong vengono diffusi appelli con richiesta di aiuto e di prese di posizioni pubbliche che mettano in discussione le dichiarazioni di amicizia nei confronti della Cina, ignorando le politiche spietatamente repressive imposte nel paese: con più di un milione di uiguri in campi di lavoro obbligati a non rispettare le regole del Ramadan, l’incarcerazione di medici e giornalisti che hanno cercato di dare per tempo l’allarme sulla diffusione dell’epidemia, il controllo tecnologico sempre più invadente della popolazione, della stampa e del web.
Dopo le proteste pacifiche del 2014, che non hanno portato nemmeno all’apertura di un dialogo, dopo quelle più violente dello scorso anno (in cui la polizia si è macchiata di abusi   scioccanti che hanno portato ad un inasprirsi della reazione di alcuni manifestanti) la società civile di Hong Kong, da decenni impegnata nel tentativo di far avanzare i principi di democrazia e tolleranza in Cina e Hong Kong, rischia ora di essere dichiarata illegale e perseguibile politicamente. E gli oltre 8.000 manifestanti arrestati, il più giovane di 11 anni, temono di subire processi sommari.
Perdendo Hong Kong il mondo perde l’ultimo territorio cinese con una libera stampa. L’ultima città internazionale dove il dibattito è ancora privo di quel terrore.
Per questo vogliamo unire la nostra voce a quelle che reclamano il diritto di onorare le vittime di Tienanmen, il rispetto dei diritti umani e degli accordi stipulati per una vera autonomia della città, prima che sia troppo tardi.
firmatari al 2.6.2020:
Maurizio Scarpari, Giulia Pompili, Gianni Sofri, Adriano Prosperi
Anna Maria Gentili, Barbara Bertoncin, Bettina Foa, Edi Rabini
Edvige Ricci, Fabio Levi, Federico Faloppa, Gad Lerner, Gianni Saporetti
Gianni Tamino, Grazia Barbiero, Luigi Manconi, Mao Valpiana
Marianella Sclavi, Paolo Bergamaschi, Rita Bonaga Biagi, Umberto Cini
Goffredo Fofi, Enzo Nicolodi, Giulia Galera, Franco Lorenzoni
Giovanni Damiani, Marco Boato, Lara Fantoni, Romina Di Costanzo
Miriam Cortesi, Pietro Del Zanna, Giuseppe Mistichelli,
Simone Zoppellaro, Giorgio Mezzalira, Cinzia Margotti, Massimo Tesei
Liana Gavelli, Fausto Stocco, Amina Crisma, Valeria Gandus
Anna Boschi, Maria Rita Leto, Bruno Giorgini, Miriam Cortesi
Saba Roberto, Marcello Ghirardi, Paolamaria Selleri Baravelli
Nicola Gasbarro, Vittorio Capecchi, Maria Adelaide Rossi
Aulo Crisma, Rosanna Ambrogetti, Franco Melandri,
Massimo Teodori, Stefano Bonaga, Donata Meneghelli,
Simona Scotuzzi, Piero Caracciolo, Marco Fumian, Marco Lupis,
Vito Vadalà, Monica De Togni.
Questo articolo è stato pubblicato su alexanderlanger.org il 1 giugno 2020

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