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Quale lavoro femminile al tempo del Covid-19?

di Clelia Alleri, Mara Congeduti, Sabrina Pittarello, Francesca Stangherlin
Quale lavoro femminile al tempo del Covid-19? La chiusura delle scuole di ogni ordine e grado è stata una delle prime misure adottate dal Governo italiano per far fronte al contenimento del contagio da Covid-19. La chiusura, tuttavia, non ha determinato il blocco dell’attività didattica, che si è strutturata in nuove forme “a distanza” attraverso lezioni on-line, che hanno costretto gli alunni a prendere dimestichezza con gli strumenti informatici, i più piccoli necessariamente con l’ausilio dei genitori, in prevalenza le madri.
La nuova filosofia della didattica a distanza, ri-definita “smart schooling”, si è così inserita nella linea già tracciata dallo “smart working”, riconducibile al c.d. “lavoro agile”.
Tale modalità di lavoro, pur con alcune modifiche alla disciplina della l. n. 81/2017 (attualmente non è richiesto l’accordo fra datore di lavoro e lavoratore per la sua attivazione), è stata prescelta dal Governo per fronteggiare la “fase 1” dell’emergenza sanitaria, rivelandosi particolarmente adatta per consentire alle aziende private e alle pubbliche amministrazioni di avvalersi della prestazione di lavoro dei propri dipendenti “a distanza”, nell’ottica del contenimento del contagio. Alle nuove modalità di lavoro si è affiancato – in particolare per le lavoratrici madri – l’improvviso aumento dell’attività di cura, educazione ed istruzione dei figli che, stante il venir meno del supporto offerto dal sistema scolastico, soprattutto nelle famiglie più numerose, ha determinato notevoli ed evidenti difficoltà.
In tale situazione, le dichiarazioni rilasciate dalla Ministra Azzolina – in ordine alla mancata riapertura delle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2019/2020 e alla necessità di prevedere un piano di rientro “graduale e calibrato” anche per quello 2020/2021 – hanno destato grande preoccupazione nelle lavoratrici, anche nell’ottica della piena ripresa delle attivitàproduttive nella c.d. “fase 2”.
Nell’attesa che vengano rese note le nuove misure che il Governo adotterà col “Decreto Aprile”, deve evidenziarsi, per il momento, l’insufficienza e inadeguatezza delle misure previste dal d.l. 18/2020 per fornire sostegno ai “genitori lavoratori”.
Tali misure trasferiscono il “rischio” economico insito nell’emergenza sanitaria in atto direttamente sulle famiglie: da un lato, infatti, il “congedo Covid-19” è compensato con un’indennità pari al 50% della retribuzione. Dall’altro, il bonus “baby-sitting” da 600 euro, copre solo in parte l’orario lavorativo del genitore che ne usufruisce.
Le misure previste, pur riconosciute ad entrambi “i genitori lavoratori”, non garantiscono la parificazione tra le figure genitoriali nella gestione delle nuove esigenze familiari determinate dalla pandemia in atto. Si delinea, così, il pericolo di una progressiva fuoriuscita delle donne dal mercato del lavoro. E’, infatti, “noto che le lavoratrici madri cumulano il fattore di rischio costituito dal sesso femminile con il fattore di rischio costituito dalla maternità e che…specialmente se con figli in età da scuola dell’infanzia, materna o primaria, si trovino frequentemente a dover far fronte a impellenti e imprevedibili esigenze connesse all’accudimento della prole” (così, Trib. Firenze, ord. del 22.10.2019, rich. da M. Vitaletti, in GiustiziaCivile.com 9.3.2020).
A tale proposito, la recente Direttiva Comunitaria n. 1158/2019 ha individuato nella “difficoltà di conciliare l’attività professionale con gli impegni familiari” il principale motivo della “sottorappresentazione” delle donne nel mercato del lavoro: “quando hanno figli, le donne sono propense a dedicare meno ore al lavoro retribuito e a dedicare più tempo all’adempimento di responsabilità di assistenza non retribuite”, tra cui si inseriscono d’imperio – nell’attuale situazione – anche quelle di delega dell’attività didattica da parte del servizio scolastico.
Il venir meno del supporto scolastico potrebbe determinare, in concreto, una progressiva fuoriuscita delle donne dal mercato del lavoro soprattutto in quei contesti lavorativi nei quali già esiste un gap  retributivo tra uomini e donne a parità di mansioni svolte, nonché nelle aree sociali e nelle famiglie (soprattutto straniere) più a rischio, ove la presenza delle donne nei luoghi di lavoro è già compromessa da retaggi culturali e dalla necessità di accudire, spesso, famiglie molto numerose. Viviamo giorni caldi, in cui si discute delle misure da mettere in campo al fine di garantire la ripartenza nella cosiddetta “fase 2”. A fronte del silenzio della Ministra Azzolina, alcuni Enti locali hanno formulato proposte volte a definire modalità di riapertura e gestione dei servizi scolastici, finalizzate a garantire il sostegno alle famiglie e comunque la piena sicurezza di insegnanti/educatrici, senza inficiare la funzione formativa della scuola.
Nonostante le difficoltà sopra evidenziate, si auspica che il Governo, nel prossimo “Decreto aprile”, offra soluzioni maggiormente idonee a garantire una concreta condivisione della genitorialità e il conseguente ri-equilibrio delle esigenze lavorative e familiari delle lavoratrici madri, pena la loro espulsione dal mondo del lavoro.
 
* Siamo avvocate giuslavoriste, esercitiamo la professione a Bologna. Nel più ampio costante confronto con tutte le problematiche connesse al diritto del lavoro privato e pubblico siamo, anche in quanto madri di figli in tenera età, particolarmente sensibili alla tutela della lavoratrice madre nel mondo del lavoro.

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