Skip to content

Patrick Zaki, udienza sulla scarcerazione rinviata di altri 7 giorni a causa del coronavirus. Amnesty: “È asmatico, liberatelo”

La decisione del tribunale egiziano è stata resa nota da uno dei legali del giovane studente dell’università di Bologna, Hoda Nasrallah. Il ragazzo non può ricevere nemmeno visite a causa della pandemia. E sugli aiuti dell’Egitto all’Italia botta e risposta tra Luigi Di Maio ed Erasmo Palazzotto.

Ennesimo rinvio, causa coronavirus, per l’udienza in cui oggi doveva essere deciso se prolungare o meno di altri 15 giorni la custodia cautelare di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio scorso con l’accusa, tra le altre, di propaganda sovversiva. Il ragazzo dovrà attendere almeno altri sette giorni per sapere se la sua custodia cautelare sarà prolungata di altre due settimane, come fa sapere uno dei suoi legali, Hoda Nasrallah.

Non è la prima volta, dall’inizio dell’emergenza coronavirus in Egitto, che l’udienza di Zaki viene rinviata. L’ultima volta era successo il 30 marzo, nonostante sia il ragazzo che gli avvocati e la famiglia abbiano riferito che Patrick è asmatico e un contagio all’interno del carcere di Tora, dove è difficile garantire le distanze di sicurezza, potrebbe creargli problemi di salute. Il procuratore ha anche chiesto all’avvocato Nasrallah se Patrick avesse ricevuto i libri che aveva chiesto di riavere e lei ha risposto di non saperlo perché le visite sono state bloccate a causa dell’emergenza.

Proteste da parte del Movimento 5 Stelle, con la Senatrice Michela Montevecchi, membro della commissione diritti Umani e vicepresidente della commissione Cultura, che ha dichiarato: “In base alle norme sui diritti umani indicate dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt), nella sua Dichiarazione di principi Covid-19 ‘il ricorso a misure alternative alla privazione della libertà è indispensabile in situazioni di sovraffollamento e ancora di più in casi di emergenza’. Questo è l’invito del Consiglio d’Europa. Ma i principi e le procedure Cpt valgono per tutto il mondo”.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, ricorda che “sono passati ormai 60 giorni da quando Patrick è stato arrestato al Cairo, 60 giorni trascorsi nell’incertezza di sapere se la sua detenzione sarebbe stata prorogata o meno, un’incertezza peggiorata dalla situazione del Covid-19 in Egitto che ha di fatto sospeso le attività del sistema giudiziario. Purtroppo Patrick è ostaggio di questa situazione”. E aggiunge che da “asmatico dovrebbe essere immediatamente scarcerato, al di là della sua innocenza”.

Il caso Zaki ha provocato anche un breve botta e risposta all’interno del governo. Il 4 aprile, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è arrivato a Pratica di Mare per accogliere un team di 20 infermieri inviati dall’Ucraina e altri voli con aiuti dall’Egitto: “Grazie a chi sta aiutando l’Italia. Non molliamo, non siamo soli”, ha dichiarato il ministro. Ma su Instagram Erasmo Palazzotto, presidente della commissione d’inchiesta parlamentare sulla morte di Giulio Regeni, ha commentato la notizia scrivendo: “Nemmeno in un periodo difficile e doloroso come questo possiamo permettere che regimi autoritari comprino la nostra indulgenza con un carico di aiuti. Il debito che il regime egiziano ha nei nostri confronti è molto più grande e si paga con una sola moneta, la verità sulla morte di Giulio Regeni e la scarcerazione di Patrick Zaki”.

Questo articolo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 6 aprile 2020

 

Aiutaci a diffondere il giornalismo libero e indipendente.