Galassia nera, lo stato dell’arte

19 Febbraio 2018 /

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di Arvultura.it
Dopo il drammatico attentato fascista di Macerata del 3 febbraio scorso e dopo la straordinaria mobilitazione antirazzista che ha portato in piazza, sabato 10 febbraio, oltre 30.000 persone nella città marchigiana, il sito www.arvultura.it ha intervistato lo storico Elia Rosati, ricercatore per il Dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Milano, esperto conoscitore della destra radicale nel nostro paese e coautore, insieme al giornalista e storico Aldo Giannulli, del libro “Storia di Ordine Nuovo”, pubblicato nel 2017 dalla casa editrice Mimesis.
A Rosati abbiamo chiesto, alla luce della crescita in Italia e in Europa di organizzazioni di stampo dichiaratamente neo-fascista negli ultimi anni, di esporci quale sia l’odierno stato dell’arte della “galassia nera” nel nostro paese, con specifica attenzione ai caratteri innovativi ed originali dell’attuale estrema destra, soprattutto con riguardo alle diverse forme assunte dalla militanza e allo sfruttamento sempre più razionale della comunicazione tramite l’uso dei mass media e dei social network.
Arvultura: Nel libro da te scritto insieme ad Aldo Giannulli, “Storia di Ordine Nuovo”, hai da poco ripercorso nel dettaglio cosa è stato “Ordine Nuovo” e quale importante ruolo questa organizzazione ha ricoperto nella strategia della tensione attuata da alcune frange dello Stato e dei Servizi Segreti italiani durante gli anni Settanta. Eppure, proprio con riguardo al ruolo giocato storicamente dalle “organizzazioni” dell’estrema destra nella pianificazione della violenza eversiva, abbiamo oggi la sensazione che le azioni più efferate, gli omicidi e gli agguati neo-fascisti non siano più, come negli anni Settanta, diretti da un “organismo organizzatore”, ma frutto, prevalentemente, di iniziative personali. Cosa ne pensi?

Elia Rosati: Questo dipende molto dalle zone del paese: esistono dei territori dove vi è la presenza di una certa “fascisteria” diffusa e di strada (incontrollabile) e altri dove invece troviamo strutture neofasciste (o anche semplici bande) che utilizzano stabilmente tattiche squadriste; un discorso a parte va invece fatto per i “lupi solitari” (da Luca Traini a Gianluca Casseri).
Rimanendo anche solo ai dati delle inchieste della magistratura possiamo vedere infatti che assalti in grande stile (a centri sociali per esempio) hanno più spesso come protagoniste intere sezioni di movimenti nazionali organizzati: da Forza Nuova con il Lab. Paz di Rimini (2007) a CasaPound Italia con il Csa Dordoni a Cremona (gennaio 2015).
Nel caso dell’omicidio di Dax a Milano (marzo 2003) o di Renato Biagetti a Focene (agosto 2006) si è trattato invece di delitti di matrice neofascista nati al di fuori di gruppi organizzati, mentre ad uccidere Nicola Tommasoli (maggio 2008) è stata una banda di fascisti (gravitanti intorno a formazioni diverse) che spadroneggiava, da un paio d’anni, nel centro di una città nera come Verona.
A Milano invece capitò dal 2004 al 2006 che una frangia di giovani neonazisti si guadagnò i gradi di hammerskins dando vita ad una vera e propria campagna squadrista a suon di benzina e coltelli contro gli antifascisti lombardi.
Per quanto riguarda invece le vicende di Casseri o Traini parliamo di fascisti fanatici tangenti a contesti organizzati – ma imbevuti della loro propaganda più violenta – che autonomamente e lucidamente decidono di compiere delle stragi: qualcosa che assomiglia, senza scomodare la destra Usa, a casi terroristici avvenuti in Scandinavia o in Austria negli anni ’90.
E’ quindi un quadro molto sfaccettato e mutevole, in un contesto dove il solo monitoraggio antifascista (ad esempio di ecn.org/antifa) ha contato centinaia di aggressioni ed episodi violenti (attribuibili spesso a gruppi organizzati) in tutto il paese dal 2004 ad oggi; eventi che, a volte, solo per caso non si sono trasformati in tragedie più grandi.
A.: Come sta cambiando la forma della militanza nell’estrema destra? Che forme assume? Attraverso quali canali sociali (associazioni sportive, di volontariato ecc) oggi CasaPound e/o altre forze fasciste si diffondono capillarmente nella società?
E.R.: Parlando di questo va subito evidenziato come nel litigioso panorama dei gruppi neofascisti giovanili oggi non ci sia partita: il modello Forza Nuova rappresenta un qualcosa di superato, quello che invece ha conquistato la totale egemonia è lo stile di CasaPound Italia (CPI).
Dal punto di vista organizzativo, comunicativo e militante CPI ha rappresentato una innovazione senza precedenti in Italia e per certi versi nell’Europa occidentale.
Parliamo infatti di un movimento/partito la cui ispirazione ideologica è figlia della fase futurista/squadrista del fascismo e dell’ortodossia dottrinaria di Gentile, dal punto di vista socio-economico, e di de Benoist, dal punto di vista metapolitico, antimondialista e xenofobo. CasaPound ha creato una socialità, un immaginario e una sottocultura giovanile fatta della musica degli Zetazeroalfa, da grafiche accattivanti, dell’abile uso multimediale dei social e dei centri sociali di destra.
In più, dal 2013, questa organizzazione ha stabilmente strutturato la sua presenza militante nei territori cavalcando le insicurezze sociali delle fasce impoverite del paese ed il disagio delle periferie (in particolare sulla questione dell’accoglienza), alimentando il razzismo e mostrandosi come un gruppo forte e deciso nella difesa degli italiani.
Più che “fare notizia”, CasaPound si “confeziona come una notizia”, dimostrandosi abile nell’agganciare i media, nel dosare le uscite provocatorie e nello stuzzicare l’ego di molti giornalisti televisivi famelici di share; un po’ come faceva Jean Marie Le Pen negli anni ’80 nelle tv francesi. Va però ricordato che il vero ingresso nel salotto buono dell’informazione di CasaPound Italia è avvenuto grazie a Matteo Salvini durante la breve alleanza fascio-leghista del 2014-2015; da allora praticamente Di Stefano non è mai uscito da sotto i riflettori.
Il vero cambiamento nella dialettica politica e nella memoria civile del paese è stato infatti frutto del successo di Berlusconi e dei suoi alleati, non certo di CasaPound o Forza Nuova. CPI ha portato intelligentemente in Italia uno stile militante più moderno che sicuramente le sopravviverà: un mix tra la militanza violenta di Alba Dorata in Grecia e una organizzazione territoriale composta, anche, da una rete di associazioni collaterali sportive, solidaristiche, ambientaliste, sindacali, assistenzialiste e culturali (oltre ai gruppi studenteschi).
Bisogna però sottolineare che questa galassia parallela non risponde ad un tentativo mimetico di nascondersi dietro sigle rispettabili, ma costituisce invece un nuovo modo di militare a destra in linea con quanto scriveva negli anni ’80 de Benoist, ispirandosi ad una visione gramsciana in nero.
I fascisti vogliono insomma allargare il loro bacino militante diventando mainstream e provando a fare egemonia culturale.
Il modello di CasaPound specie dal punto di vista dell’assistenzialismo ai soli italiani è risultato talmente vincente da spingere formazioni più radicali o concorrenti a copiarlo: dai nuclei del gruppo neonazista lombardo Lealtà Azione alla stessa Forza Nuova.
Va però ricordato che questa straordinaria agibilità e radicamento del neofascismo in Italia non sarebbe mai stato possibile se dal 1994 non avessimo avuto al governo e in parlamento un fortissimo blocco politico composto dalle tre destre plurali: quella fanaticamente neoliberista di Forza Italia, quella etnoregionalista e xenofoba della Lega Nord e quella postfascista di Alleanza Nazionale.
Il neofascismo di oggi ha prosperato sfruttando, nascondendosi e a volte lavorando insieme a questi partiti, beneficiando così di uno spazio politico, di copertura penale e di una esposizione mediatica senza precedenti.
A.: Tornando un passo indietro: affinità e divergenze tra il neofascismo anni Settanta e quello odierno?
E.R.: Nonostante le due organizzazioni giovanili principali in Italia (Forza Nuova e CasaPound) siano nate su spinta di due ex membri di Terza Posizione come Fiore e Adinolfi, il legame con gli anni ’70 è minimo. Anche Ordine Nuovo o Avanguardia Nazionale restano degli esempi mitici, comunque lontani e sacralizzati, ma decisamente poco attuali.
Il neofascismo di oggi ha dovuto confrontarsi con questioni impensabili durante la guerra fredda come le dinamiche della globalizzazione: la violenta finanziarizzazione dell’economia, la delocalizzazione produttiva e la precarizzazione del lavoro, gli strutturali flussi migratori, la perdita delle identità tradizionali, l’Unione Europea e l’Euro, la crisi dello stato nazione e una cultura mainstream sempre più meticcia.
La destra radicale europea ha provato a rileggere tutto questo usando la sua grammatica, ma inevitabilmente ha dovuto aggiornarsi miscelando nuovo e antico come nel caso della teoria antisemita e xenofoba della Grande Sostituzione (etnica) del francese Camus, divenuta oggi la visione dominante sull’immigrazione dalla Lega a CasaPound.
A.: Per ultimo, come si rapportano i fascisti odierni con i mezzi di informazione, sia mainstream che social?
E.R.: Anche qui il quadro è sfaccettato: sicuramente i fascisti hanno cambiato mentalità e stile rispetto ai media, se negli anni ’90 il giornalista era considerato un nemico, da un decennio invece tutti i gruppi principali si sono dotati, da una parte, di apposite figure preposte ad interagire con gli organi di informazioni o di testate embedded e, dall’altra, di strumenti di comunicazione propria, dai profili social network a radio e giornali.
Ancora una volta l’esempio più calzante è CasaPound che alterna le frequenti presenze televisive, ad un uso molto abile di twitter e facebook, mantenendo anche propri megafoni come Radio Bandiera Nera, molti siti di approfondimento teorico (in primis No Reporter di Gabriele Adinolfi) ma soprattutto “Il Primato Nazionale”, un giornale presente dal 2014 sul web e da ottobre scorso, come mensile, anche in edicola.
Perfino i gruppi più radicali come “Militia” a Roma o il “Veneto Fronte Skinheads” hanno sperimentato da tempo l’eco mediatica che le loro azioni producono, giocando sul “nazista che fa sempre notizia” con provocatori e aggressivi striscioni o azioni intimidatorie come quella vista a Como.
I fascisti in generale padroneggiano molto meglio le possibilità multimediali del web per documentare i loro grandi eventi: come nel caso dell’impatto fotografico social del saluto romano di massa del 29 aprile 2017 al campo dei repubblichini del cimitero maggiore di Milano o del corteo in ricordo dei morti di Acca Larentia nel gennaio scorso a Roma.
Detto questo, bisognerebbe però cominciare a riflettere su come sia cambiato qualitativamente il giornalismo italiano a causa della precarizzazione di migliaia di persone (famelicamente a caccia di notizie da vendere per campare), dell’impatto della velocità delle news-web e di una informazione che vive solo di anchorman egocentrici, mostri in prima pagina, click, like e share.
Ritengo infine che dobbiamo accettare un dato, la fase dello sdoganamento ormai è alle nostre spalle: CasaPound Italia esiste dal 2008 a livello italiano e dal 2004 al 2008 è stata interna a candidata in un partito nazionale, la Fiamma Tricolore; Forza nuova si è invece formata e organizzata tra il 1997 e il 1999 e ha partecipato da allora ad ogni tipo di competizione elettorale. Difficile, dunque, parlare ancora di un fenomeno nuovo come spesso fa la politica istituzionale.
Diversa invece è la questione dell’agibilità di queste formazioni che per merito quasi esclusivo delle proteste antifasciste resta molto ridotta, così come il numero delle loro iniziative reali, al di là della trionfalistica narrazione mediatica.
Questo articolo è stato pubblicato dal sito Arvultura.it il 15 febbraio 2018

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