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Coordinamento per la democrazia costituzionale: cosa è stato fatto e cosa c'è da fare

di Domenico Gallo, Alfiero Grandi e Francesco Baicchi
Un grande lavoro è stato avviato nell’anno appena trascorso. Il 24 febbraio 2015, a richiesta di numerose associazioni attive nella società civile, personalità della cultura, esponenti sindacali, si è costituito il Coordinamento per la Democrazia costituzionale con l’obiettivo – come annunciato nel primo comunicato stampa – di difendere e valorizzare i principi della democrazia della nostra Costituzione nata dalla Resistenza, operando per attivare l’opinione pubblica, largamente inconsapevole del significato e dei contenuti del processo di riforme istituzionali in atto, e per promuovere un dibattito politico che consenta la partecipazione di tutti i cittadini e faccia avanzare la consapevolezza della posta in gioco per gli anni futuri.
Il Coordinamento ha cominciato ad operare con una minima struttura organizzativa consistente essenzialmente in un sito web, una pagina Facebook e una mailing list.
Il 9 marzo abbiamo convocato una assemblea nazionale che si è tenuta nella sala della Regina a Montecitorio nella quale abbiamo fatto il punto sui pericoli e le contraddizioni dei processi di riforma istituzionali in corso. A conclusione dell’assemblea è stato formulato un Appello al popolo sovrano che si esprimeva in questi termini.
Invitiamo, quindi, tutti coloro che hanno a cuore il bene prezioso della democrazia costituzionale, nata dalla Resistenza, e tramandataci dai Costituenti, a far sentire la propria voce, e ad unirsi, anche superando le contingenti differenze ed i tatticismi, come deve avvenire nei momenti cruciali della vita della Repubblica.

A questo fine proponiamo che in ogni regione, in ogni città ed in ogni quartiere, si creino comitati unitari di cittadini attivi che organizzino attività di informazione e di divulgazione, coinvolgendo anche la scuola della Repubblica, per rendere consapevole l’opinione pubblica della gravità dei processi in corso ed attivare una partecipazione popolare ai processi decisionali. Proponiamo una settimana di mobilitazione, in coincidenza con la celebrazione del 25 aprile, previa intesa con le associazioni partigiane, chiedendo alle associazioni, alle strutture politiche e sindacali, ai corpi intermedi, di aderire al Coordinamento per la democrazia costituzionale, di promuovere iniziative territoriali, e di contribuire a diffondere un manifesto/documento comune su tutto il territorio nazionale.
Quindi è stato redatto un volantino/manifesto distribuito, in più luoghi, in occasione delle manifestazioni promosse per il 25 aprile. Il 24 aprile abbiamo lanciato una petizione ‘Arrestare l’Italicum’ che, in pochi giorni ha raccolto oltre 13.000 firme ed il 4 maggio (giorno in cui la legge elettorale è stata approvata) abbiamo organizzato un presidio a Piazza Montecitorio.
Nell’assemblea del 15 giugno abbiamo approvato la strategia d’attacco all’italicum (confermata dalla successiva assemblea del 14 settembre) attraverso il doppio binario della presentazione di due quesiti per promuovere un referendum abrogativo e l’organizzazione di una raffica di ricorsi giurisdizionali nelle varie sedi territoriali competenti, iniziativa coordinata dall’avv. Besostri, che si giova dell’esperienza già maturata con il ricorso vittorioso contro il porcellum.
I due quesiti referendari sono stati presentati in Cassazione il 10 dicembre. Il 29 ottobre il Coordinamento ha promosso la formale costituzione del Comitato per il No nel referendum sulla modifiche della Costituzione di cui è stato nominato presidente il prof. Alessandro Pace (presidente onorario il prof. Gustavo Zagrebelky) in vista del referendum che abbiamo chiesto con forza, ex art. 138 Cost., che seguirà l’approvazione parlamentare della controriforma Boschi-Renzi prevista a metà aprile.
Per arrivare al referendum costituzionale ex articolo 138 abbiamo deciso di puntare sulle firme dei parlamentari (deputati e senatori) che con un 20% lo possono richiedere. Contando sui parlamentari dissenzienti abbiamo chiesto loro di prendere fin da ora impegno a chiedere il referendum che non deve in alcun modo essere affidato ai mutevoli umori del Presidente del Consiglio e tanto meno essere preso da lui in ostaggio.
Nei mesi di ottobre e novembre si sono costituiti numerosi comitati territoriali che hanno presentato 20 ricorsi in altrettanti tribunali. Il 14 dicembre è stato formalmente costituito il Comitato per il Si nei due referendum abrogativi relativi alla L. 6 maggio 2015 n. 52 , è stato nominato Presidente il prof. Massimo Villone (Presidente onorario il prof. Stefano Rodotà).
In questo modo sono stati compiuti i passi formali e creati gli strumenti giuridici per affrontare la campagna per il No al referendum sulla controriforma costituzionale, per provocare un nuovo intervento della Corte Costituzionale sulla legge elettorale e per promuovere i due referendum abrogativi dell’italicum, che avranno luogo, ove si riesca a raccogliere le firme, nella primavera del 2017.
L’11 gennaio, giornata fissata per la votazione finale della Camera (in prima lettura) sul ddl Boschi/Renzi, abbiamo convocato presso la sala della Regina a Montecitorio alcuni dei principali esponenti della cultura giuridica democratica per lanciare un segnale di allarme e far sì che emerga un chiaro dissenso in preparazione della campagna referendaria per il No, inoltre con una lettera del prof. Pace ai capigruppo della Camera abbiamo rinnovatao la richiesta ai parlamentari dissenzienti di prendere impegno a raccogliere le firme non appena il ddl Renzi-Boschi avrà compiuto il suo iter parlamentare.
A questo punto l’anno appena iniziato sarà decisivo per le sorti della battaglia che abbiamo intrapreso per la salvaguardia della democrazia costituzionale. Non per niente il Presidente del Consiglio, nel discorso di fine anno, ha agganciato la sorte del suo governo all’esito del referendum costituzionale, puntando a trasferire il ricatto che ha costantemente esercitato sul parlamento (o io, o elezioni) sui cittadini che dovranno votare, in altri termini tentando di ottenere un referendum su di lui e non sul merito dello sconquasso della Costituzione che la legge Renzi- Boschi provocherebbe.
Questa situazione ci pone delle sfide e ci mette dinanzi ad una grande responsabilità. Abbiamo un grande lavoro di informazione, di costruzione e di organizzazione da compiere, dobbiamo costituire comitati in ogni regione, in ogni città, suscitare passioni, interessi, fare un salto organizzativo, raccogliere le forze ed i mezzi necessari per lanciare la campagna di raccolta delle firme per i due referendum abrogativi, che deve necessariamente partire dal mese di aprile (in concomitanza con i referendum che saranno promossi dal sindacato e dalle organizzazioni degli insegnanti) e svilupparsi nei 3 mesi previsti dalla legge, cioè aprile, maggio, giugno. Se la campagna di primavera avrà successo, allora avremo messo le basi per affrontare la sfida del referendum costituzionale che ci richiederà un impegno ancora maggiore di quello del 2006, quando siamo riusciti ad impedire la devastazione della Costituzione, riuscendo a cancellare la legge Berlusconi.
Il 30 gennaio dovremo incontrarci di nuovo, riunire tutti i comitati e le strutture territoriali che nel frattempo sono sorti per verificare insieme come organizzarci per lanciare in tutt’Italia la raccolta delle firme per i referendum abrogativi.

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