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Il detonatore Grecia: e l'Italia saprà esserci?

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
di Ugo Boghetta
“Chi vuol sapere sa che la speranza è un fiore ma frutti non ne dà” (Endrigo)
Con le elezioni e la nascita del governo Tsipras, l’Unione Europea, comunque vada, non sarà più prima. L’incastro interno e internazionale prodotto creerà una situazione nuova, con onde che si propagheranno in ogni dove. Difficile dire dei possibili esiti. I protagonisti e gli interessi in gioco sono tali e tanti che la palla può cadere da molte parti.
Le questioni, manco a dirlo, sono tutte politiche. La difficoltà nel dare ragionevoli concessioni a Tsipras non riguardano tanto la ristrutturazione del debito ma l’effetto contagio che può avere su tutti gli altri paesi. Non a caso i punti salienti sono i contratti di lavoro e le privatizzazioni. Una significativa vittoria greca, paradossalmente, può far implodere la situazione forse peggio dell’uscita dall’euro. Per altro verso, il tener duro da parte dei poteri forti dell’Unione può portare la Grecia non solo fuori dall’euro, ma nello schieramento USA o, addirittura, nell’orbita Russia e Cina.
Questi scenari ovviamente rappresenterebbero solo l’inizio di una fase che se vedrà protagoniste le masse greche potrà avere incredibili sviluppi. Viceversa se Tsipras “dovesse bere” un compromesso al ribasso, Syriza verrebbe distrutta in breve tempo, ma la tensione continentale contro l’Unione si radicalizzerà a sinistra quanto a destra.
In questo contesto, la manifestazione del 14 febbraio è stata significativa per le potenzialità quanto per la sua debolezza. Il pericolo è che si cerchi di vivere di rendita, di luce riflessa. Questa debolezza non sta solo nella difficile unità ma, in primo luogo, nel trovare una politica che con efficacia parli al popolo italiano: Syriza è diventa tale perché ha azzannato i memorandum sia sul piano politico che sociale.

Noi non riusciamo a trovare il bandolo della matassa per parlare ad un blocco del popolo italiano interessato a venir fuori dalla crisi e dal modello liberista. La rottura con il PD non è , in primo luogo elettoralistica ma nel blocco sociale che incarna e rappresenta, compresi settori di lavoratori e pensionati che votano Renzi con cognizione di causa e non per errore come molti di noi pensa. Il silenzio sul modello Unione-euro, Ucraina, Siria, Libia è preoccupante quanto significativo.
L’autoreferenzialità della sinistra italiana, le sue culture, anche quelle comuniste, non sembrano in grado di impostare la ricerca della soluzione a tali problemi. Solo chi andrà oltre “il particolare”, il conflittismo, e saprà condensare i vari interessi di classe e di ceto, lotte, sensibilità, sarà in grado di essere Syriza o Podemos Italia. Qualcuno c’era andato vicino. Il M5S era risuscito ad assemblare, seppur in modo elettoralistico, un fronte ampio e articolato: l’altra nazione. Poi è mancato il partito, il gruppo dirigente, la cultura politica. Ma dal M5S molto si può imparare.
C’è però da chiedersi se questa esperienza abbia bruciato questa possibilità e se, dunque, è necessario tentare altre strade. Ma quali? Il tema è il soggetto unico/unitario della sinistra o una coalizione democratico- costituzionale? Oppure questi sono aspetti diversi e non necessariamente contrastanti? Le forze attuali: l’Altra Europa o Ross@ sono in grado di tentare questa scalata?
Può essere che eventi esterni ci diano questa possibilità come è accaduto per Syriza. Ma sapremo coglierla? Oppure dovremo cominciare da più indietro ancora: dal pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo di uomini e donne di buona volontà aventi l’umiltà di ricominciare dall’abc?

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