Civitanova Marche: la lotta al terrorismo la paga un giovane operaio pakistano

23 Gennaio 2015 /

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Fakir Ghani - Foto di CronacheMaceratesi.it
Fakir Ghani - Foto di CronacheMaceratesi.it
di Sergio Sinigaglia
Dopo la strage di Parigi nella redazione di Charlie Hebdo e le vittime nel negozio ebraico, il segnale di come si voglia portare avanti la “lotta al terrorismo” arriva dalle Marche. Un giovane operaio pakistano residente a Civitanova con la famiglia dal 2003, è stato prelevato dalla fabbrica dove lavorava, a Montecosaro, portato al tribunale di Macerata, processato con urgenza ed espulso dal territorio nazionale, con partenza immediata da Fiumicino e relativo rimpatrio forzato in Pakistan.
Ora Fakir Ghani rischia la pena di morte viste le leggi del suo Paese d’origine che prevedono la pena capitale per reati legati al terrorismo. Ma cosa avrebbe commesso di così grave il giovane venticinquenne tanto da arrivare ad un provvedimento che lascia esterrefatti? Secondo il ministero degli Interni si sarebbe distinto per “un’intensa attività” sul web collegandosi con siti jihadisti e avrebbe visto video inneggianti alla guerra santa. La vicenda ha lasciato senza parola la comunità civitanovese.
Infatti Faqir è conosciuto e stimato da tutti anche per la sua attività di volontario nella Croce Verde. In tanti testimoniano in queste ore sul suo profondo altruismo e la totale disponibilità nei confronti degli altri. Il suo avvocato ha annunciato ricorso immediato in Cassazione e dichiara di essere pronto ad appellarsi alla Corte europea. Fin qui la cronaca. È evidente che ci troviamo di fronte ad un fatto di assoluta gravità. Dopo l’11 settembre, come è noto, l’amministrazione Bush diede vita alle politiche di “extraordinary rendition” con la complicità di governi di tutto il mondo, compreso il nostro.

Veri e propri rapimenti di persona che hanno portato al sequestro, anzi alla sparizione di decine di cittadini di religione musulmana sospettati di “terrorismo”, finiti a Guantanamo o lager affini. A pochi giorni dall’eccidio di Parigi, dopo che la retorica sui “nostri valori di libertà” ha letteralmente sommerso l’opinione pubblica di tutto il mondo, dalla piccola località della costa adriatica arriva un esempio inquietante di come si vuole procedere. L’espulsione di Fakir è stata preceduta da casi analoghi avvenuti in questi giorni. Con buona pace dell’habeas corpus, a proposito di “valori” e “principi di libertà”, un giovane perfettamente inserito nella comunità locale viene prelevato ed espulso, rimandato in un Paese dove rischia la vita.
È fondamentale che la vicenda non cada nell’indifferenza. Ci troviamo di fronte, ancora una volta, a pratiche inaccettabili dal punto di vista dei più elementari principi di diritto, oltre che a una politica di “lotta al terrorismo” che porta solo acqua al mulino della frange estreme del fanatismo islamista, e favorisce l’arruolamento nelle file jihadiste. Ma come dimostra la storia la logica di guerra fa comodo al potere perché soffoca qualunque dissenso, o iniziativa sociale alternativa. E questo è uno degli obiettivi principali del sistema.

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