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Parole e pensieri: la politica locale e nazionale a fronte dei bisogni delle persone

Elezioni - Foto di Luca Zappa
Elezioni - Foto di Luca Zappa
di Silvia R. Lolli
Quali sono le parole sulle quali si potrà, anzi si dovrà maggiormente riflettere nei prossimi mesi per costruire una proposta politica veramente nuova ed indipendente da poteri di qualunque tipo per tentare un’azione politica che si confronti con i bisogni delle persone, a livello locale, ma anche nazionale?
A livello europeo molti hanno trovato con la lista Tsipras un possibile sbocco alle proprie idee, ma occorre al più presto trovare una sintesi politica anche per l’Italia, a livello nazionale e a livello più locale. Proponiamo perciò di cercare le prime parole chiave, una sorta di brain storming, da cui partire per individuare le prime azioni da proporre, avendo la consapevolezza che si dovrà fare attenzione a non avere contraddizioni, paradossi molto facili nella società odierna.
Tentare comunque una sintesi vuol dire applicare metodologie partecipative, di ascolto e di discussione, continue. Feedback negativo è alla base del cognitivismo, ma la politica attuale sembra aver perso qualsiasi cognizione. Si è perso il sapere, la conoscenza a molti livelli del vivere sociale. L’idea di aprire sulle pagine del Manifesto in rete questo tema mi è venuta dall’incontro di domenica 20 luglio alla Manifesta a Bologna; al mattino c’è stato un incontro interessante con alcune liste civiche delle province di Bologna e di Modena; presenti far gli altri il neo sindaco di Vignola e il vice sindaco di Savignano.

Dall’ascolto delle esperienze la prima parola alla quale occorre dare sempre più significato è PARTECIPAZIONE. Quindi propongo di partire da questa parola. In un momento in cui la democrazia langue, anche per la scarsa partecipazione alle elezioni del popolo italiano, occorre darle gambe più solide, proprio per incentivare la democrazia stessa, riattivarla. La cittadinanza attiva non può essere persa oppure farsi soltanto in ristretti gruppi come possono essere le associazioni, i comitati. Partendo da questi, che possono spendere solo pochi contenuti per volta e anche per questo motivo spesso soffrono di troppa autoreferenzialità, occorre aprirsi di nuovo alla politica, ma lo si potrà fare se chi propone la partecipazione è in grado di mantenerla aperta e trasparente a tutti i cittadini.
In Emilia-Romagna possiamo partire da una legge regionale sulla partecipazione alla quale appunto occorre dare gambe più solide che sono da trovare al più presto e senza demagogia. Dall’incontro di luglio siamo usciti proponendo un convegno da organizzare al più presto proprio sulla partecipazione.
Altre parole da attualizzare o riattualizzare: DIRITTO-DOVERE, LAVORO, AMBIENTE, WELFARE. Comincaire a “dare solide gambe” a queste parole può esser già una prima, semplice, efficace e chiara, proposta di una nuova politica di sinistra (unita) anche nel nostro paese.

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