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I diritti acquisiti… stranamente

di Marco Ligas
Siamo alla vigilia delle elezioni europee e tutte le coalizioni sono alla ricerca di un buon risultato. È difficile però che il dibattito affronti con la dovuta attenzione i problemi del nostro paese; come sempre in queste occasioni prevalgono gli slogan, le frasi ad effetto e anche qualche insolenza rivolta agli avversari.
In Sardegna, nel corso di questi giorni, il confronto si è arricchito di un altro tema: i vitalizi dei consiglieri regionali. Non è un discorso originale. Periodicamente, così come si avvicendano le stagioni, si riparla dei costi della politica; c’è chi lo fa con indignazione, chi con ipocrisia, altri ancora come se si trattasse di un fenomeno ineluttabile; nessuno però, fra chi potrebbe, si adopera per eliminare questa anomalia. Questa volta ha fatto clamore la notizia che una giovane quarantenne, ex Presidente del Consiglio regionale, è beneficiaria di un vitalizio mensile di 5.000 euro netti.
È un caso isolato? No, forse è il più clamoroso ma non è il solo: sono centinaia gli ex consiglieri che usufruiscono di vitalizi ragguardevoli. Circa 18 milioni di euro ogni anno finiscono nelle tasche degli ex onorevoli (si, usano farsi chiamare anche così). Naturalmente questi privilegiati non corrono il rischio di subire gli effetti della cassa integrazione, e neanche le conseguenze del lavoro a tempo determinato: i loro vitalizi sono sempre garantiti.

Eppure un lavoratore che ha un reddito medio annuo di 25.000 euro non raggiunge, dopo 35/40 anni di attività, la stessa pensione degli onorevoli. Anzi, diversi ex consiglieri percepiscono il vitalizio addirittura dopo una sola legislatura. Una pensione dopo 5 anni, che manna! Come reagiscono gli interessati quando vengono affrontati questi argomenti? In modo paradossale, spesso mostrando un’arroganza ingiustificata: qualcuno ammette la sconcezza delle leggi che consentono questi privilegi ma ne parla come se la cosa non lo riguardasse, altri invece si mostrano risentiti e criticano chi mette in discussione quelli che loro ritengono i diritti acquisiti.
“I nostri vitalizi, ribadiscono, ci sono dovuti legittimamente, ex lege. Quindi, non facciamo confusione e non consideriamoli alla stessa stregua delle attività criminose”. Questa argomentazione non modica l’ingiustizia delle leggi. Sappiamo che i vitalizi, le indennità, gli altri privilegi che sfuggono persino alla conoscenza di tanti cittadini, i finanziamenti ai gruppi consiliari (ai gruppi?) vengono elargiti perché sono stati tutti approvati da leggi apposite.
Ma coloro che hanno approvato queste leggi sono gli stessi legislatori che poi diventano gli unici destinatari dei privilegi! Allora dove sono finite la democrazia, la questione morale di cui tanto si parla, e dove sono finite la dignità e la credibilità delle istituzioni? Non c’è in tutto ciò un conflitto di interessi palese che impone un cambiamento radicale? Forse potrebbe essere opportuno avviare un processo che favorisca il controllo da parte di un organo terzo, (non credo sia difficile, se davvero si vuole, trovare una soluzione adeguata), naturalmente non nominato dal Consiglio regionale, che sia comunque in grado di modificare queste leggi immorali.
Il fatto è che a molti legislatori non è mai sorto il dubbio che, soprattutto in fasi di crisi della vita del paese, sarebbe opportuno un rapporto più diretto e frequente con la popolazione, anche informale, per verificare l’esistenza di un consenso riguardante l’uso del patrimonio della Regione. Evidentemente questi consiglieri non condividono un concetto esteso di rappresentatività, preferiscono fare da sé con la convinzione di avere ricevuto dai cittadini un mandato illimitato.
Chissà se i lavoratori della Vinyils o quelli dell’Alcoa o le migliaia di giovani senza lavoro o gli insegnanti precari, se consultati, avrebbero dato il loro parere favorevole alle leggi truffa caratterizzate da un conflitto d’interessi così evidente. Penso proprio di no. Consapevole comunque che solo una nuova legge potrà abolire le norme precedenti ritengo che sarebbe bello se gli ex consiglieri beneficiari del vitalizio, almeno quelli che si riconoscono nei partiti di sinistra, rinunciassero da subito a questo privilegio, costituendo un fondo destinato ad interventi di sostegno sociale. Gramsci e Berlinguer apprezzerebbero.
Questo articolo è stato pubblicato sul Manifesto Sardo il 16 maggio 2014

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