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Il 1 maggio e l'Italia di quei lavori "à la carte"

di Silvia Garambois
Gli studi per capire a chi dovrebbe andare il bonus governativo di 80 euro hanno fornito una nuova fotografia dell’Italia al lavoro, e soprattutto del lavoro dei giovani. Intanto, si è scoperto che tra gli “under 30” il bonus lo prenderanno quasi tutti (o meglio: lo prenderanno quelli che hanno un vero lavoro dipendente, è escluso il mondo delle partite Iva così come quello degli “incapienti”, che guadagnano cioè meno di 8mila euro, perché per loro non ci sono tasse da detrarre). Gli stipendi delle nuove generazioni sono, cioè, tutti livellati verso il basso, dai bancari a mille e 400 euro al mese alle baby sitter a poco più di 700.
Quello che però adesso salta agli occhi è un altro dato: l’Italia che ha studiato, l’Italia con la laurea in tasca, nella stragrande maggioranza fa il commesso o il cameriere. Sui quasi 2 milioni di giovani lavoratori dipendenti presi in esame dalla Cgia di Mestre quasi 270mila sono dietro a un banco e 225mila servono a tavola: un quarto del totale. Alle loro spalle la categoria numericamente più “forte” è quella degli impiegati, che sono un po’ più di 115mila: significa però che poco più del 5 per cento dei giovani oggi trova posto dietro una scrivania, a differenza delle generazioni passate che in ufficio hanno passato una vita.
Un ultimo raffronto: gli operai metalmeccanici e quelli del tessile, insieme, sono in tutto 33 mila. Un numero che racconta da solo la crisi industriale. Questi dati costringono a fermarsi e riflettere. La prima cosa, e c’è fin troppa esperienza, riguarda il fatto che – quali che siano stati gli studi fatti – si prende il lavoro che c’è: nessuna sorpresa, dunque, se a consigliare la taglia d’abito giusta c’è una avvocata laureata a pieni voti o se la pizza viene servita da un dottore in economia con tesi sui mercati esteri.

Ma c’è un altro aspetto: il fatto che il lavoro sia soprattutto nel commercio e nella ristorazione significa, in controluce, che è collegato anche al turismo (altri 50 mila giovani, tra l’altro, risultano “addetti all’accoglienza e all’informazione della clientela”). Il turismo, insomma, è l’unica “azienda” che in Italia è ancora produttiva, tra città d’arte e meraviglie dell’antichità. E quindi non per merito nostro…
Mare, sole, spaghetti allo scoglio, basiliche e antiche mura: quante volte, quanti governi, hanno promesso politiche di sviluppo? Tutte finite in niente se alla fine i giovani, anziché essere protagonisti di una ripresa del settore, riescono solo a fare i bagnini. O, ben che vada, a guadagnare 853 euro al mese come commessi o 793 come camerieri.
Questo articolo è stato pubblicato su Radio Articolo 1 il 30 aprile 2014

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