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Il mondo alla rovescia: la globalizzazione non è un buon affare per l'umanità

Globalizzazione - Foto di Cinzia Robbiano
Globalizzazione - Foto di Cinzia Robbiano
di Paolo De Gregorio
Certo che il mondo sembra girare alla rovescia. Il sistema capitalistico globale che ci tiene sotto il tacco lascia i giovani a spasso e mantiene al lavoro gente di quasi 70 anni; l’efficienza e la modernità vengono usate per far funzionare competizioni demenziali come la formula 1 che propaganda la velocità come fenomeno positivo, ossia propaganda la morte, mentre negli ospedali dove rapidità ed efficienza significano la vita di persone, regnano spesso lentezza, inefficienza e lassismo.
Guardiamo lo sport: attività nata per giovare alla salute e rendere armonioso il corpo, negli ultimi decenni si è trasformato in un esasperato professionismo pieno di denaro e di droghe, letali per la salute degli atleti, soprattutto una volta smessa l’attività.
Osserviamo il fenomeno della esplosione demografica: i paesi più poveri e affamati procreano molto di più dei paesi ricchi e satolli, generando fenomeni destabilizzanti come l’emigrazione disperata. Basterebbe offrire a questi paesi i presidi anticoncezionali dell’Occidente e il fenomeno si fermerebbe, ma le due grandi religioni monoteiste sono unite nel bloccare qualunque autodeterminazione delle donne.

Guardiamo al cibo: anche se il cibo prodotto dalla terra potrebbe sfamare tutti i 7 miliardi di abitanti, di fatto esso arriva solo dove ci sono i soldi per pagarlo, molto viene buttato o sprecato. Assistiamo a fenomeni come gli USA che pur rappresentando solo il 5% della popolazione mondiale consumano il 40% di tutte le risorse alimentari ed energetiche, dunque l’abbondanza per gli obesi e la penuria per gli affamati.
Il mondo alla rovescia, contro l’uomo si manifesta in modo esemplare nel funzionamento della sanità: gli interessi delle grandi multinazionali farmaceutiche hanno prevalso sulla medicina tradizionale, che cercava di guarire le malattie, coinvolgendo i medici in una nuova strategia che è quella di rendere le persone sin da giovanissime dipendenti da farmaci, anche quelli che riguardano il disagio psichico che rappresenta uno dei più grassi businnes planetari. L’obiettivo è di avere più malati possibili, aiutati in questo da una industria alimentare che produce cibi pieni di grassi, conservanti, coloranti, pesticidi e prodotti transgenici.
Milioni sono i disoccupati, anche in Italia, e invece di diminuire le ore di lavoro si mantiene ancora lo straordinario e si pretende più produttività con meno addetti, mentre una misura umana del lavoro di fabbrica sarebbe di 4 ore, perché le 8 ore più gli straordinari annullano la vita (solo la Svezia sta diminuendo a 6 ore l’orario di lavoro).
Dobbiamo riconoscere che il mondo globalizzato utilizza metodi che distruggono sia la salute degli uomini che quella del pianeta dove aria, acqua e terra sono ormai profondamente inquinate, e già si notano squilibri del clima che ci porteranno desertificazione, scioglimento dei ghiacciai, crescita dei livelli dei mari, con gravi perdite di territorio.
Tutto ciò è il risultato del dominio dell’economia e delle banche su qualunque altro potere, anche quello politico, che non è in grado di fermare quelle multinazionali che decidono i destini del pianeta, che decidono le guerre, che decidono di continuare ad estrarre il petrolio invece di usare le nuove energie, che continuano a bruciare carbone, che diffondono ovunque sementi transgeniche, che distruggono le risorse ittiche pescando in tutti i mari con mezzi industriali
Il mondo globalizzato non è un buon affare per l’umanità. Oggi vi è un governo mondiale dell’economia dove prevalgono grossi e grossissimi trust transnazionali che con l’appoggio del FMI, della Banca Mondiale e delle Banche d’affari, si impossessano in modo monopolistico e totalitario delle principali materie prime, dei sistemi elettrici e telefonici di interi paesi, controllano il commercio del grano e delle principali derrate alimentari imponendo i prezzi in modo di far fallire tutti i piccoli produttori.
L’unica strada che vedo, per uscire da questa gabbia globale, è quella di tornare a produrre per i consumi interni di ogni nazione, con propria moneta, uscendo dalla WTO e puntando soprattutto sui settori dell’agricoltura e dell’energia (rinnovabile), senza i quali: autonomia energetica e alimentare, non si è mai veramente indipendenti.
Ma se le scelte che riguardano organizzazione del lavoro, delocalizzazioni, salute, cibi che mangiamo non le decidiamo noi quando andiamo a votare, la democrazia tanto decantata, il potere del popolo, il popolo sovrano, non dovrebbero apparirci come una solenne presa per i fondelli?

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