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Assemblea dell'associazione: una discussione tra compagne e compagni autentica e proficua

Cari compagne e compagni, di seguito la “vera” relazione sull’assemblea dell’associazione del 29 marzo scorso. Non abbiamo resistito a farci uno scherzo per il 1 aprile. Non ce ne vogliate. Dobbiamo dire che la notizia ha avuto in notevole picco di visite e abbiamo avuto reazioni per lo più favorevoli alla dichiarazione di nascita di una nuova avventura editoriale con lo spirito di un manifesto strumento di lotta. In fondo uno stimolo a proseguire; ed è quello che faremo.
La redazione

dell’Associazione Il Manifesto in Rete
Quando il dentifricio è uscito dal tubetto… (è meglio usarlo per pulirsi abbondantemente i denti)
L’assemblea dell’Associazione il Manifesto in rete si è riunita sabato 29 marzo, a Bologna presso il Centro Giorgio Costa, sono intervenuti tra gli altri i rappresentanti dei circoli di Bologna, Treviso, Rimini, Ravenna, dell’Associazione Primo Moroni, Valentino Parlato, Loris Campetti, Tiziana Ferri, Angela Pascucci, Gabriele Polo, Antonella Beccaria, Marta Fyn.
In apertura si discusso e approvato il bilancio economico dell’associazione, si è data lettura degli interventi scritti, inviati da Andrea Fumagallo (Avellino), Guido Ambrosino (Berlino) e Marco Ligas (Cagliari), che hanno posto interrogativi stringenti sul futuro dell’esperienza dei circoli, dei siti e su possibili nuovi progetti di cooperazione.

L’assemblea ha discusso dell’esperienza dell’Associazione, della rete dei circoli, dei siti locali e di quello di Bologna in particolare, con valutazioni positive comuni sull’attività politica, culturale e associativa svolta e i risultati raggiunti, nonostante la povertà di mezzi e la difficile condizione da “frontiera solitaria”, nel contesto politico desertificato.
Non si sono taciute le diversità di opinioni sulle vicende trascorse che hanno portato al fallimento del progetto di rilancio collettivo, all’uscita dal giornale di molti giornalisti e poligrafici, sulla situazione attuale del Manifesto e sulle sue prospettive, sull’interruzione violenta di rapporti con la rete dei circoli voluta e perseguita con determinazione dalla maggioranza del collettivo redazionale.
Le differenze di valutazione ineriscono soprattutto l’eventualità di una ripresa di collaborazione con la nuova cooperativa che gestisce il giornale che una parte, maggioritaria, degli interventi esclude o considera allo stato irrealizzabile per ragioni politiche, etiche e relazionali mentre altri ritengono possibile o almeno come un tentativo a cui non rinunciare.
Cionondimeno ognuno avverte la necessità di trovare strumenti per fronteggiare la grave situazione politica e la crisi democratica del Paese. L’avanzare delle destre populiste, la situazione di frammentazione della sinistra, l’emergere con Renzi anche nel PD di una gestione personalistica e assolutistica della leadership, richiederebbero una forte iniziativa anche nel fronte dell’informazione. Paradossalmente più che mai si avverte la necessità di un Manifesto che torni a svolgere la sua funzione politica, ora desueta. Ma un sano realismo ci impone di prendere atto della profonda mutazione avvenuta in una storia che ha cessato di essere collettiva e, al tempo stesso, ha cessato di rappresentare l’unica esperienza giornalistica italiana improntata a un convinto egualitarismo.
La rapida crisi dell’esperienza come quotidiano di “pagina 99” è la conferma ulteriore di questa generale difficoltà. Tutti i presenti, confermano l’impegno a proseguire la collaborazione con il sito di Bologna per rafforzare l’esperienza e collegarla più solidamente con gli altri siti, in primo luogo con la Fondazione Pintor ed il Manifesto sardo, su questa ipotesi si terrà una discussione specifica a breve termine. Il clima della discussione e i rapporti di festosa fraternità tra compagni-amici, ci fanno considerare che la speranza non sia definitivamente perduta.

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