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Invalidità civile: le pratiche vessatorie ereditate dall'era Mastrapasqua

Cidha - Centro Informazione e Documentazione Handicap
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di Cidha – Centro Informazione e Documentazione Handicap
Difficilmente la vicenda Inps potrà ritenersi chiusa con le dimissioni del presidente Mastrapasqua. La sua prolungata e autoritaria gestione non esaurisce i suoi effetti più nefasti con le indagini della magistratura per truffa ai danni dello Stato. Questo esito, tutto sommato atteso, è solo la manifestazione esteriore di una mala gestio che attraversa e invade le strutture profonde dell’istituto.
Le dimissioni del “presidente monocratico” non basteranno a ripristinare un quadro di trasparenza e di legittimità all’interno dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, che appare ormai come la “terra dei fuochi”, un grande paesaggio inquinato. Dalla fine del 2010 questo Centro di Informazione e Documentazione Handicap di Roma raccoglie proteste da parte di medici, di cittadini e utenti che chiedono chiarimenti su procedure e criteri introdotti dall’Inps nella gestione della Invalidità civile.
Malati in gravissime condizioni di salute si chiedono perché l’Istituto li abbia forzosamente inseriti nelle liste di verifica straordinaria che, annullando la visita di revisione già fissata presso la ASL, di fatto impediscono il riconoscimento della loro effettiva condizione di malattia o di handicap, costringendoli ad inoltrare ricorsi in un assurdo iter burocratico che mortifica i cittadini ed espone i medici al tradimento dell’etica professionale.

Ci chiedono di aprire una vertenza in sede europea presso il Tribunale per i Diritti del malato. Un impegno che si dovrà finalmente assumere. Dal canto loro, medici legali in forza presso l’Istituto, operanti in diverse sedi nazionali, ci interrogano sui profili di illiceità delle procedure adottate dall’Ente che con ogni evidenza trovano origine in discutibili scelte aziendali.
Già nel 2011 il sindacato Anmi – Fe.me.pa (sindacato rappresentativo dei medici Inps) contestò pubblicamente, con un infuocato documento di protesta, l’assurda procedura in forza della quale l’Inps obbliga i medici dell’Istituto a sottoscrivere a loro nome verbali paralleli per pazienti mai visitati.
Questa modalità di gestione dell’invalidità civile è tuttora pratica ordinaria dell’Istituto, alla quale sono destinati, nelle sedi di tutta Italia, migliaia di medici assunti di anno in anno, con costi esorbitanti per la Pubblica Amministrazione, come sottolineato dalla Corte dei Conti nelle relazioni per il 2011 e 2012.
Tutto questo, proprio nel tempo della “lotta” e degli spot televisivi contro le false invalidità. Le attuali accuse nei confronti di Mastrapasqua sembrano addirittura secondarie e marginali (anche per incidenza economica) rispetto a quanto emergerebbe se si facesse adeguata luce sulla zona grigia della invalidità civile.
In quanto presidente dell’Inps, insieme ad altri massimi dirigenti nazionali, Mastrapasqua è sempre stato personalmente informato di quanto accadeva da utenti e medici desiderosi di porre rimedio a pratiche che lasciano ancora oggi esterrefatti. Con la Direzione Generale Inps e il Coordinamento Generale Medico Legale, egli ha continuato ad affidare ai medici in ruolo e ai neoassunti il compito di riscrivere a proprio nome i verbali di invalidità ASL, anziché farli partecipare, come prevede la legge, alle medesime commissioni integrate ASL/Inps.
Ha avallato l’introduzione di pratiche vessatorie nei confronti dell’utenza e dei medici dell’Istituto attraverso visite di pazienti gestite con sistemi informatici che, mentre riservano alla Commissione Medica Superiore la facoltà di modificare direttamente i verbali di invalidità civile, di fatto impediscono la corretta valutazione dei malati.
Ha favorito la costituzione di tale organismo che anziché vigilare sulla correttezza deontologica delle attività dell’Istituto si pretende legibus solutus e si sottrae ad ogni controllo circa il proprio operato. Nel tempo in cui l’informatizzazione dei dati consente di avere una precisa cognizione della domanda sociale esistente a livello nazionale e nei diversi contesti territoriali, è assurdo concedere simili prerogative ad un organismo di cui più non si comprende quale sia il compito e mandato a livello istituzionale.
È dunque questo il punto di arrivo della grande campagna moralizzatrice sulle cosiddette “false invalidità”? Dato il ruolo fondamentale svolto dall’Inps in questo paese è tempo che esso torni a vivere una stagione pienamente democratica e di totale trasparenza di fronte ai cittadini.

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