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12 ottobre 2013: ancora sulla manifestazione di Roma e sull'Anpi

Anpi
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di Silvia R. Lolli
Finora il 12 ottobre lo abbiamo ricordato in Italia come il giorno della scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo: fu certamente fortuita, ma la data ha impresso al mondo intero un cambio di prospettiva epocale, ha cambiato la storia, da lì nasce la modernità.
In questo momento ci sentiamo nella stessa situazione, del resto siamo nella post-modernità: oggi, a Piazza del Popolo a Roma, si potrà finalmente attuare un cambio di prospettiva anche nella politica italiana che da troppi anni ha incartato una Costituzione invidiata ancora da molti nel mondo.
Qui il cambiamento è, per la verità, una ricerca di certezza.
Nonostante i suoi sessantacinque anni, che comunque non sono certamente troppi per la Carta fondamentale di uno Stato, la Costituzione è ancora viva per molti italiani, ma ci rendiamo conto lo sia poco per i politici che stanno facendo di tutto per cambiarla, soprattutto nel suo articolo fondamentale, il 138: quello che regola, appunto, il modo di cambiarla.
Politici, quelli di adesso, che stanno perpetuando un mondo ormai superato, mondo che invece i costituenti aprivano al futuro: proprio per questo non avevano immaginato potess finire come in questi ultimi anni.
Cambiare l’art. 138 vuol dire facilitare qualsiasi altra modifica costituzionale, così da rendere sempre più vana una Costituzione da sempre chiamata presbite, perché quei politici usciti dalla Resistenza pensavano appunto al futuro e non al loro presente. Oggi è solo il contingente che molti hanno in mente, e con poco coraggio politico pensano solo ad accettare regole finanziarie, non democratiche.
Nel momento in cui questa Carta è poco conosciuta dai cittadini – e da sempre sostanzialmente non applicata – ed in cui l’interesse per la politica è ai minimi storici, la situazione si presenta estremamente pericolosa.
Dopo la manifestazione del 2 giugno – con la quale le tante associazioni promotrici hanno cercato di far sentire la voce di tanti cittadini contrari alla perdita di democrazia- quella di oggi vede l’assenza dell’ANPI e Salviamo la Costituzione nazionali, che pure in passato non avevano fatto mancare il loto sostegno: eppure, quella dei cittadini è l’unica voce che può farsi sentire, oggi.
Nonostante la vittoria dei cittadini al referendum costituzionale del 2006, i politici stanno perseverando da vent’anni nell’obiettivo di minare la democrazia italiana ed ora sembra che vogliano fare l’ultimo tentativo per vanificare principi e valori dettati dai costituenti
Non capiamo le ragioni reali che hanno spinto la dirigenza nazionale delle due citate associazioni alla decisione di non essere in piazza. Non sono certo scelte rappresentative della maggioranza della loro base associativa: infatti molti soci dell’ANPI e vari comitati provinciali – come quello di Bologna di Salviamo la Costituzione – parteciperanno alla manifestazione. Purtroppo e fin troppo evidente che le scelte dei vertici sono asservite alla logica di una politica che ha paura di perdere il potere ed ha solo questo in mente.
Confidiamo che la data di oggi si sostituisca alla ricorrenza di quella del 1492 e possa essere ricordata come il giorno in cui i cittadini italiani non solo hanno ribadito la volontà di mantenere questa Costituzione ma soprattutto hanno chiesto un cambiamento di strategia politica.
Purtroppo è una data in cui si dovrà ricordare lo strappo fra associazioni che il 2 giugno a Piazza S. Stefano a Bologna erano unite, come lo erano i costituenti di un arco partitico veramente eterogeneo.
È la politica, davvero vecchia, di questi ultimi anni che ha facilitato il solipsismo e la frammentazione, funzionali solo al potere e non alla democrazia.
Coagulare le forze democratiche dell’Italia in piazza rimane ormai compito solo di alcune associazioni: Libertà e Giustizia, Libera, Comitati Dossetti, ARCI, FIOM…
Peccato che l’ANPI nazionale si sia sfilata: la sua rappresentatività sarà solo rinchiusa in celebrazioni stantie su una memoria irreggimentata?
Per noi il 12 ottobre 2013 deve rappresentare l’entrata in un nuovo mondo che affonda le sue radici sulle conoscenze del passato che questa presbite Costituzione raccoglie ancora in sé.

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