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Generazioni a confronto: interrogativi sulla moltitudine di contatti e di rapporti

di Sergio Caserta
A Fosca. “Ciao come stai? Hai visto che ho taggato la tua foto? Mi condividi il post? Se non la smetti d’intrometterti ti banno! Ciao ci conosciamo, mi diventi amica? Uueee’ da quanto tempo caro, mammia mia ritrovarsi daopo trent’anni su facebook! Ho twittato il tuo link”. Una rivoluzione non è un pranzo di gala, ma può essere una scorpacciata di nuovi rapporti. Ecco cosa è successo in questi ultimi dieci anni, la costituzione delle rete dei social network, fino all’esplosione di Facebook, il più grande organizzatore e diffusore di rapporti umani e sociali mai creato, una rivoluzione di portata globale.
Dicono che ci sia un limite numerico, 150 persone con le quali si può mantenere un rapporto interpersonale di conoscenza vera in contemporanea, l’ha individuato il professor Dunbar da cui ha preso nome l’indice analogo, chissà perché proprio centocinquanta?
Ma come sono questi rapporti, su cosa si basano? il bisogno di comunicare, la soluzione dei propri problemi affettivi, la necessità di trovare un lavoro, lo svago, la ricerca di sesso, la pulsione artistica, l’esibizionismo, l’impegno politico.

Noi comunichiamo ormai ogni minuto della giornata, ci mettiamo in contatto con gli altri, esponiamo la nostra merce, cerchiamo nei motori l’occasione di lavoro, come te Fosca, lanciamo proclami, costruiamo strategie, ci sfoghiamo e c’incazziamo, a volte straparliamo, pubblichiamo i nostri pensieri, le nostre foto, i video ( quelli più bravini), guardiamo i prodotti degli altri, entriamo nelle vite di quelle e di quelli che c’intrigano, cerchiamo l’empatia, l’anima gemella, costruiamo simpatici legami a volte intense infatuazioni e perfino ritroviamo storie d’amore dimenticate, o nuovi innammoramenti.
Tutta questa moltitudine di contatti, messaggi, richiami, proposte, grida, mobilitazioni, marce virtuali, sottoscrizioni, adesioni, afflati in cosa precipitano? Le piazze d’Africa ci dicono che attraverso il web possono perfino sorgere autentiche rivoluzioni, in parte è vero ma per quale prospettiva e con quale vera capacità di trasformazione? L’interogativo è d’obbligo.
Poi c’è il riscontro, la verifica, l’incontro fisico, guardarsi negli occhi, parlarsi da vicino, sentire il fiato, conoscere le pause e i silenzi; la conoscenza dal greco γνώση gnosis e logos, in inglese è Knowledge, hanno la stessa radice non è un caso, è il dato che connota e definisce i rapporti tra le persone, conoscersi è il risultato di un insieme di comportamenti che non può prescindere dall’utilizzo di tutti i propri sensi.
Così nel lavoro come nell’amore, in politica e nell’amicizia, la conoscenza è un dato dell’esperienza e si costruisce con il tempo. Un tempo, non tanto tempo fa, ci si poteva conoscere più o meno solo di persona, magari al massimo per sentito dire o per corrispondenza, oggi siamo in grado di entrare in contatto con un intero mondo, la differenza è sostanziale, la felicità è però sempre una conquista fisicamente faticosa.
Scava e scava nel profondo per conoscere, non fermarti alla superfice, forse nel futuro prossimo la biochimica realizzarà la telecinesi, l’uomo ombra che si materializza davanti a noi e rapidamente scompare, sarà un dato di realtà, ma una chiaccherata davanti a una birra o la marcia insieme in un corteo, un buon film sprofondati nel buio del cinema con la persona preferita, non saranno mai sostituibili.

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