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"Il Pd fa schifo, entrateci adesso": la strana pretesa di Civati e Puppato

Pd - Foto di Orsonisindacodi Rudi Ghedini
Ho fatto parte di un partito per quasi vent’anni, e ne sono uscito con molta sofferenza, molti mesi dopo aver raggiunto l’assoluta certezza che non era più il mio partito. Conosco bene il senso di solitudine e di fallimento che si prova, quando si supera la soglia – diversa da persona a persona – che impedisce di mandare giù l’ennesimo boccone amaro, e so per esperienza che certe lacerazioni restano vive anche a distanza di anni.
Motivo per cui non mi sento di criticare chi – come Pippo Civati, Laura Puppato e quel paio di coraggiosi che non hanno votato la fiducia al Governo Letta – non se la sente di uscire dal Pd e vuole illudersi della sua riformabilità. Capisco meno la pretesa di proselitismo: il chiedere ad altri di entrare in quel partito o di impegnarsi più che mai, proprio oggi che il deragliamento è avvenuto, e il tradimento della promessa elettorale appare così vistoso.
Anche Civati e Puppato e altri sono consapevoli del tradimento – “Mai con Berlusconi! – eppure sembrano convinti di poter reindirizzare il Pd nella direzione giusta. Si illudono, ripeto, ma soprattutto sbagliano analisi. Il Pd non è finito nelle sabbie mobili per aver sbagliato la campagna elettorale e/o la tattica nell’elezione del presidente della Repubblica: questa lettura dei fatti, gli storici la definirebbero “evenemenziale”, focalizzata su momenti cruciali che sono certo importanti e restano nella memoria, ma rischiano di nascondere quello che altri storici – i francesi della scuola delle Annales – definirebbero processi di “lunga durata”.

Il Pd, semplicemente, non è mai nato. Veltroni aveva un’idea, ma già dopo due anni ne è prevalsa un’altra, poi Bersani ha cercato di ritrovare una sponda socialdemocratica, ma intanto Renzi spingeva nella direzione opposta. Eccetera. Giorni fa – riprendendo Michele Salvati – ho scritto delle 5 linee di frattura che demarcano il campo del Pd, e di nessuna di queste è mai stata trovata una sintesi. Hanno continuato a convivere posizioni inconciliabili.
Civati e Puppato (e gli altri che ora vogliono rifondare il Pd, da sinistra) non erano parlamentari mentre il loro partito si scavava la fossa sostenendo il Governo Monti, ma erano già dirigenti di primo piano, e non possono far finta di dimenticare chi ha votato la Riforma Fornero delle pensioni, l’acquisto degli F35, l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione. Errori simili hanno incubato lo sfacelo di questa primavera, e almeno ai miei occhi non rendono credibile una rigenerazione del Partito Democratico. Serve qualcosa di nuovo.

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