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Giustizia: le carceri e Stefano Rodotà, il candidato ideale alla presidenza della Repubblica

di Sandro Padula
Tranne nel caso di un piccolo miracolo, è improbabile che il prossimo presidente della Repubblica sia una persona esterna alla classe politica degli ultimi decenni. Figure come il responsabile di Emergency Gino Strada e il premio Nobel per la letteratura Dario Fo sono conosciute sul piano internazionale e benvolute da milioni di cittadini italiani, ma difficilmente rientrerebbero nella cerchia delle candidature accettabili per il Pd e il Pdl, due partiti che sembrano voler scegliere insieme un candidato per il Quirinale.
Nella situazione di stallo emersa dopo le elezioni politiche di febbraio, sulla scelta del nuovo presidente della Repubblica sembra fuori dai giochi solo il Movimento 5 Stelle. D’altra parte, un buon Presidente della Repubblica dovrebbe essere ben visto da ogni grande forza politica e da ogni aggregazione sociale. Il dibattito sulla scelta da fare merita di essere diffuso, partecipato, davvero democratico, capace quindi di coinvolgere l’intera società, compresa quella dei cittadini reclusi che non hanno mai avuto accesso a Internet e non possono neppure partecipare ai sondaggi online nella “rete delle reti”.
In questo senso, pensando a un candidato accettabile dalla classe politica e dalla società, c’è solo un nome che si erge come un punto di riferimento rispettato da tutti: quello di Stefano Rodotà. Ex parlamentare, giurista, professore universitario, studioso dei beni comuni, difensore dei valori fondamentali della Costituzione, autore di proposte giuridiche per la difesa e lo sviluppo del diritto di accesso a Internet per tutti, firmatario di un recente appello per l’abolizione dell’ergastolo, rispettoso delle diversità culturali e dei diritti civili, tenace critico verso ogni forma di tortura, favorevole a regole severe sulla moralità pubblica e sostenitore del reddito di cittadinanza, Rodotà esprime oggi quella saggezza e quei saperi indispensabili per assumere la più alta carica dello Stato in modo utile a livello socio-politico e senza mai cadere nell’arbitrio del presidenzialismo e nelle trappole ricattatorie dei governi di altri paesi.

Serve un presidente della Repubblica autorevole e non autoritario, severo e libertario al tempo stesso, autonomo e diplomatico verso tutti i paesi del mondo. Serve un presidente della Repubblica che conosca bene la carta costituzionale e la realtà sociale. Serve un presidente della Repubblica che, nei limiti delle sue possibilità e prerogative, da un lato sappia criticare i passati decenni di “tolleranza zero” e di neoliberismo e dall’altro contribuisca a ridurre lo Stato penale e a far nascere nuovi investimenti pubblici nelle infrastrutture, nei settori ad alta tecnologia, nella tutela del turismo e del patrimonio artistico e ambientale, nell’assistenza sociale e sanitaria, nella scuola ad ogni livello, nella formazione professionale e nella ricerca scientifica.
Serve un presidente della Repubblica che, dopo gli squilibri provocati da Tangentopoli e dall’ormai defunta Seconda Repubblica, rimetta in un certo equilibrio il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario dello Stato e, al tempo stesso, sia in grado di garantire la diretta elaborazione sociale – dal “basso” – di leggi anti oppressive e di difesa dei poteri-qualità di ognuno. Serve un Presidente della Repubblica che, di fronte alla catastrofica situazione delle sovraffollate carceri italiane, ispezioni all’improvviso i luoghi in cui le persone vengono detenute e giudicate per capire meglio a che punto sia arrivato il gigantismo dello Stato penale, delle leggi di “sicurezza” arcaiche, dei “fine pena mai” e delle forme discrezionali e consuetudinarie della giustizia che non rispettano i valori fondamentali della Costituzione e, in primis, l’articolo 27 della stessa carta costituzionale.
Serve un presidente della Repubblica che sappia svolgere la funzione di Garante dei diritti di ognuno. In questo senso Stefano Rodotà è il candidato ideale per la maggioranza dei cittadini, compresi quelli che si trovano nelle carceri italiane.
Questo articolo è stato pubblicato su Ristretti Orizzonti il 12 aprile 2013

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