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Crisi e disoccupazione: in Regione in impennata il ricorso agli ammortizzatori sociali nei 7 primi mesi del 2012

di Antonio Mattioli, responsabile delle politiche industriali e contrattuali della Cgil Emilia Romagna
Anche nella nostra regione la crisi non dà tregua ed il terremoto dello scorso maggio, che ha colpito importanti distretti industriali, ha aggravato la situazione. I dati di ricorso agli ammortizzatori sociali per i primi 7 mesi del 2012, che non comprendono ancora quelli attivati per l’evento sismico, confermano l’andamento del 2011: solo nel mese di luglio il ricorso agli ammortizzatori sociali è stato pari a 8,5 milioni di ore. La crisi attraversa tutti i settori: 28 milioni di ore di cassa nell’industria, 6 milioni di ore nell’edilizia, 3,5 milioni di ore nell’artigianato, 9,5 milioni di ore nel commercio.
Al ricorso agli ammortizzatori sociali vanno aggiunte le migliaia di lavoratrici e lavoratori espulsi dai cicli produttivi ed i lavoratori a termine che non hanno visto confermato il proprio rapporto di lavoro: solo nei primi mesi di quest’anno sono più di 15.000 i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro. Anche ai dati positivi dell’export non corrisponde un incremento occupazionale.

A questo punto è più che mai necessario dare corpo e gambe al “Patto per la crescita” convenuto tra tutte le parti sociali e le istituzioni dell’Emilia Romagna sottoscritto otto mesi fa, dare piena applicazione ai protocolli definiti dopo il terremoto per la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma e per ripristinare l’attività produttiva, in un’area come quella compresa tra Modena, Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, che incide per il 2% sul Pil nazionale. Il rilancio della regione deve passare anche attraverso un “piano per il lavoro” fondato sulla qualità dei rapporti di lavoro, sulla stabilità occupazionale, sul rilancio della contrattazione, in grado di garantire un modello di sviluppo competitivo, equo e socialmente sostenibile.

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